Appunti di storia sarda
La storia dell’uomo in Sardegna
di Giovanni Idili


Neolitico Medio

E’ un periodo della preistoria sarda caratterizzato dalla presenza della cosiddetta “cultura di Bonuighinu” o “ Bonu Ighinu” (dal sardo “buon vicino”) che deve il suo nome alla omonima località in agro di Mara –Ss.
I resti di questa importante cultura sono stati individuati nella Grotta Sa Ucca de su Tintirriolu (la grotta del pipistrello) in località Bonuighinu. Gli strati preistorici hanno permesso il recupero di oggetti in osso, strumenti in pietra e frammenti fittili.
In questa fase (4700 – 4100 a.C) si riscontra una notevole crescita culturale ed economica rispetto all’epoca precedente. Un significativo riscontro si ha nella articolata produzione vascolare, nella qualità degli strumenti in osso e pietra, nella comparsa di villaggi all’aperto, anche se grotte e ripari sotto roccia sono ancora frequentati, nella nascita di un sentimento religioso testimoniato dal ritrovamento di decine di statuine interpretate come “Dea Madre”.
Seppur riferendoci a dati parziali, possiamo supporre che l’agricoltura diventi la principale fonte di sostentamento con il conseguente disboscamento di ampie aree da utilizzare per la semina. In questa ottica si potrebbe interpretare la riduzione dei capi ovini e caprini e l’aumento di quelli bovini e suini. A fianco a queste pratiche perdurano la caccia e la pesca e la raccolta di molluschi marini e di terra.

1La chiesa di NS di Bonuighinu a Mara –Ss
Foto da flikr.it
2Vaso biansato di cultura Bonuighinu da Oliena –Nu
Foto da lamiasardegna.it

La dea Madre

Tra gli aspetti più sorprendenti della Cultura di Bonuighinu è la produzione di statuine attribuite alla Dea Madre (simbolo di fertilità per tutte le comunità agricole del Mediterraneo).
Si tratta quasi sempre di piccole rappresentazioni in pietra, terracotta o legno, dove la Dea è rappresentata nuda, tranne qualche raro caso dove indossa un copricapo (polos), stante con le braccia al petto o in piedi con le braccia distese lungo i fianchi.

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 Rappresentazione di Dea Madre stante e con le braccia al petto
Foto da uiciechi.it

                                        

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Rappresentazione di Dea Madre con polos ritta e braccia distese lungo i fianchi.
Foto da uiciechi.it

La rappresentazione è del tipo detto volumetrico, cioè ottenuta per somma di volumi, con testa cilindroide e senza collo, forme del corpo che appaiono grosse e imponenti. Un solco può dividere il bacino dalle spalle. Due masse ovoidi allungate corrispondono alle gambe. Appare pronunciato l’apparato sessuale o i seni. Le mani e i piedi sono resi con delle linee a mo’ di frangia.

Passando al viso si notano le guance talora gonfie, il naso, in qualche caso rivolto all’insù, è costituito da una leggera sporgenza verticale che si accentua man mano verso il basso ed è unito alla radice, in uno schema a “T”, ed un’altra linea a rilievo rettilinea o a doppio segmento di cerchio, indicante le arcate sopraccigliari.

clip_image002Rappresentazione di Dea Madre.
Foto da digilander.libero.it
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Rappresentazione di Dea Madre.
Foto da beppegrillo.it


Il sito di Cuccuru Is Arrius

Quando in occasione dei lavori per il canale scolmatore dello Stagno di Cabras -Or le ruspe riportarono alla luce il sito di Cuccuru Is Arrius gli archeologi capirono subito di trovarsi di fronte ad una necropoli preistorica. Il materiale recuperato andava dal Neolitico Medio (Cultura di Bonuighinu) fino all’età romana. Una così prolungata frequentazione si spiegava con la pescosità dello stagno e la facile reperibilità di cibo.

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Cuccuru Is Arrius – Cabras (Or) area degli scavi.
Foto da areamarinasinis.it

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Cuccuru Is Arrius particolare dello scavo di una tomba.
Foto da areamarinasinis.it

 Vista l’eccezionalità del ritrovamento gli scavi si concentrarono sulla necropoli. Furono individuate 19 tombe, tredici del tipo ipogeico (scavate sotto terra) con pozzetto d’accesso e camera monocellulare. Quattro sono de tipo a fossa, cioè scavate sul bancone roccioso, due del tipo terragneo 

Il cadavere all’interno della tomba era adagiato su un fianco, quello sinistro, con il volto rivolto verso l’ingresso della tomba. Questo a sua volta è orientato a est verso il sorgere del sole.

Attorno al corpo è il corredo che accompagna il defunto: ciotole con cibo e acqua, armi, la statuina della Dea Madre. In un caso la tomba ospita due individui.

Le deposizioni potevano avvenire in una fase secondaria. In questo caso il cadavere veniva ridotto alle sole ossa, queste venivano poi sepolte. In questi casi non è insolito trovare i resti coperti con uno strato di ocra rossa.


La religione

Per la prima volta nell’Isola vengono individuate e scavate un nucleo di sepolture ancora intatte. Gli studiosi possono così studiare il rito e gli usi funerari elaborato dalle genti di cultura Bonu Ighinu.

Nelle tombe scoperte a Cuccuru Is Arriu, presso lo stagno di Cabras – Or, il defunto è adagiato sul fianco sinistro con le gambe ripiegate al petto, “in posizione fetale”. Il viso è rivolto verso l’ingresso della cella che è sempre orientato verso est. Questa scelta non è casuale trovandosi quello nel quadrante in cui nasce il sole. L’ipotesi più accreditata è che la consuetudine rievochi un desiderio di rinascita in contrasto con la morte che ha colpito l’individuo.

Attorno al corpo era sistemato il corredo funerario; questo era composto da stoviglie in terracotta, oggetti personali (bracciali e collanine), armi e altri strumenti della vita quotidiana.

L’elemento più caratteristico rinvenuto nelle tombe è la statuina della DEA MADRE. La cui funzione protettiva nel passaggio tra la vita e la morte pare unanimemente accettato.

Le fattezze della divinità, orientate verso una accentuata obesità, hanno indotto gli studiosi a ritenere che potesse trattarsi del ritratto stereotipato di una donna reale. La riproduzione di un modello che per caratteristiche fisiche meglio si adattava ai gusti e alle esigenze del tempo.


Le Ceramiche

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Ceramica Bonuighinu con carenatura e decorazione.
Foto da lamiasardegna.it

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Spatolina lanceolata con decorazione a forma di faccina umana.
Usata forse come lisciatoio per vasi. Da Sa Ucca de su Tintirriolu.
Foto da lamisardegna.it

La Ceramica prodotta dalla cultura Bonu Ighinu è caratterizzata da una estrema eleganza e sobrietà sia nella forma che nella decorazione. Molto accurata appare la preparazione dell’argilla, la plasmatura e la cottura. Le superfici dei vasi sono lucidissime e generalmente di colore grigio bruno. L’argilla una volta depurata veniva stesa su un supporto e modellata. In questo periodo non era conosciuto l’uso del tornio. Questo strumento giungerà molto tardi nell’Isola portato dai mercanti Egei (XI -IX sec. a.C.).

La forma del vaso è costituita principalmente da ciotole carenate e vasi a bocca larga con collo distinto e fondo  convesso.

La decorazione è ottenuta a fresco mediante incisione, più rare, ma egualmente presenti, sono le decorazioni graffite sulla superficie cotta. Il repertorio figurativo è quello geometrico costituito da triangoli, cerchi, archi, etc.

L’orlo (o labbro) a volte è segnato da caratteristici taccheggi, cioè piccoli tratteggi fatti con uno strumento piatto.

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