Appunti di storia sarda
La storia dell’uomo in Sardegna

di Giovanni Idili


  • Il mesolitico

Il termine indica un periodo della preistoria a cavallo tra la fine del Paleolitico e l’inizio del Neolitico. Il nome “età della pietra di mezzo” descrive pienamente un momento di passaggio tra due età fortemente differenti tra loro.

Nella storia dell’uomo non esistono cesure o interruzioni repentine a meno che queste non siano determinate da una tragedia, magari legata a fenomeni e catastrofi naturali, oppure all’invasione violenta di un popolo che soverchie distruggendola la popolazione precedente.

Dobbiamo immaginare la storia come una linea continua nella quale riportare tutti gli avvenimenti. Le prime parti di questa linea, quelle che corrispondono ai periodi più antichi, saranno punteggiate qua e là da informazioni poste a grande distanza le une dalle altre. Man mano che ci avvicina alla modernità le informazioni presenti si faranno sempre più dettagliate descrivendo perfettamente e con dovizia di particolari la storia dell’uomo. Tutti i “buchi” che abbiamo descritto aspettano solo di essere riempiti grazie a nuovi ritrovamenti e scoperte.

Tale appare l’età che ci apprestiamo a descrivere. Il passaggio dal Paleolitico al Neolitico non sarà stato infatti repentino ma sarà stato anticipato da innovazioni che, nel tempo, saranno entrate a far parte della vita di tutti i giorni. Ci riferiamo alla lavorazione della pietra, alla nascita di pratiche agricole, alla specializzazione di allevatori e raccoglitori. Certo molti degli aspetti comportamentali, mode, sono a noi sconosciuti ma anche quelli si saranno evoluti e modificati.

Sintomi di questo passaggio gli studiosi li notano in un tempo che per comodità hanno chiamato Mesolitico. In esso infatti sembrano ritrovarsi elementi antichi frammisti ad importanti innovazioni. E’ una età “breve” (poche migliaia di anni), ancora poco conosciuta per la scarsità dei materiali sicuramente ascrivibili a questo periodo. Dove questa epoca è maggiormente attestata si riconoscono ulteriori evoluzioni interne con l’individuazione di alcuni periodi evolutivi successivi (almeno quattro).

  • Il mesolitico in Sardegna

Lo studio del mesolitico sardo è spesso condizionato dalle scoperte effettuate in Corsica. Nell’Isola gemella infatti le testimonianze sono maggiormente attestate con sepolture e corredi costituiti da microliti (tipo di lavorazione della pietra che prevede la realizzazione di piccoli strumenti come punte di frecce partendo da schegge anche di piccole dimensioni).

Apparterrebbe al mesolitico la cosiddetta “Dama di Bonifacio” la cui sepoltura è datata tra 8500 e 6500 (accettando questa ultima data dateremo il giacimento nel Neolitico Antico).

Per quanto riguarda la Sardegna gli studi appaiono approssimativi con alcuni giacimenti che aspettano ancora la pubblicazione da parte degli studiosi. A questo periodo parrebbero appartenere alcuni strati della Grotta Corbeddu di Oliena, reperti dalla Grotta Coloru di Laerru (Ss) e, soprattutto, alcune deposizioni individuate già a metà degli anni 80 lungo la costa del Sarrabus. Di queste ultime mancano studi accurati e pubblicazioni scientifiche.

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Punte di freccia. Industria microlitica del Mesolitico.
Immagine dal sito www.nuggetsfactory.com

Strumentario in osso della cultura de Kunda
Immagine dal sito es.wikipedia.org

  • Il Neolitico

Con il termine neolitico, suddiviso in neolitico antico, medio e recente o finale, si intende un periodo storico databile approssimativamente tra XI millennio a.C. (area mesopotamica) e il III millennio (area mediterranea e Sardegna). Le novità introdotte sono importanti. Da una maggiore capacità nella lavorazione della pietra con l’introduzione della levigatura, viene messo a sistema allevamento e agricoltura, si sviluppa l’arte ceramica. Grotte e ripari sotto roccia vengono progressivamente sostituiti dalla costruzione di veri e propri villaggi.

In tutto il periodo neolitico aumenterà la popolazione mondiale. Conseguentemente aumentano anche le testimonianze riferibili a questo periodo.

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Esempio di industria litica levigata tipica del neolitico antico.
Foto dal sito http://it.wikipedia.org/wiki/Neolitico

Esempio di ceramica prodotta nel neolitico.
Foto dal sito www.arch.unipi.it

  • Il Neolitico antico in Sardegna

A partire da questo periodo le testimonianze archeologiche riferibili alla presenza umana si fanno certe. Conseguentemente anche la storia che racconteremo a partire da questo periodo riguarderà l’Isola con richiamo a confronti esterni quando lo richiederanno le spiegazioni.

Le testimonianze riconducibili a questo periodo, seppur limitate a specifiche località, raccontano di una presenza umana diffusa in tutta la Sardegna dalle regioni montane dell’interno fino alla costa. Di una popolazione composta probabilmente da poche migliaia di unità, raccolta in gruppi misti di poche decine di persone. Un’economia ancora legata alla tradizione della raccolta e della caccia, della pesca nelle aree costiere, ma con importanti inserti derivati da una primitiva agricoltura e dall’allevamento di alcuni tipi di animali (su tutti suini e ovini).

Mancano testimonianze di villaggi, ma questo non vuol dire che non siano esistiti. Le testimonianze principali provengono infatti da grotte e rifugi sotto roccia. La spiegazione è semplice: in quei luoghi i resti sono stati preservati mentre le tracce delle costruzioni, realizzate con pali e paglia, materiali deperibili, sono difficilmente identificabili sul territorio.

Riparo di Su Carroppu di Sirri comune di Carbonia (CI)

Si tratta di un tipico riparo sotto roccia all’interno del quale è stato identificato un giacimento archeologico databile al 6000/4000 a.C., la fase più antica del neolitico sardo.

Sono stati recuperati elementi litici, in osso, resti di pasto, alcuni vaghi di collana rappresentati da conchiglie marine, resti di ceramica con la tipica decorazione detta “cardiale”.

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Massiccio in agro di Carbonia loc. Su Carroppu.
Immagine da www.sardegnanimamia.it

L’ingresso del riparo sotto roccia di Su Carroppu.
Immagine da www.lanaturadelsulcis.it

La ceramica cardiale è tipica del Neolitico antico in tutto il Mediterraneo. Si tratta di una particolare decorazione ottenuta passando il margine seghettato di una conchiglia marina il cardium (da cui cardiale) sull’argilla ancora fresca. In questo caso si parla di ceramica decorata a impressione.

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Esempio di conchiglia del tipo cardium.

Frammenti di ceramica neolitica con decorazione cardiale.

Immagine da lamiasardegna.it

Grotta Verde di Alghero (Ss)

Si tratta di un’ampia e articolata caverna, con sale ed ambienti di varia ampiezza un tempo all’asciutto e ora sommersi dall’acqua marina. La Grotta è stata frequentata dal neolitico fino ad epoca medievale.

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Grotta Verde di Alghero inserita in una falesia a picco sul mare nel Promontorio di Capo Caccia.
Immagine da sardegnaturismo.it

Alghero promontorio di Capo Caccia.
Immagine da buongiornoalghero.it

Tra le molte grotte e ripari sotto roccia nel territorio algherese la Grotta Verde è una delle poche soggetta a scavo sistematico. Lavori eseguiti nel 1975 e 1975 (campagna di scavo subacquea) hanno permesso di recuperare numerosi reperti riferibili al Neolitico Antico.

Si segnalano in particolare una serie di vasi in ceramica di forma globulare o piriforme lisci o con una sobria decorazione impressa sia strumentale (eseguita con l’ausilio di uno strumento come un listello) o cardiale.

Tra quelli recuperati di particolare rilievo un vaso globulare con orlo a colletto decorato con quattro linee orizzontali di impressione cardiale, munito di due anse (manici) apicate (desinenti a punta), contrapposte simulanti due faccine umane estremamente stilizzate.

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Vaso piriforme e globulare a colletto con anse apicate dalla Grotta Verde di Alghero.
Immagine da lamiasardegna.it

Vaso globulare a colletto. Particolare decorazione simulante una faccina umana stilizzata.
Immagine da lamiasardegna.it

La Grotta Filiestru di Mara (Ss)

Nella grotta, sede abitativa di un ristretto gruppo umano, sono stati recuperati reperti ceramici, litici e faunistici. Da segnalare la presenza di alcuni vasi privi di decorazione (inornati) e riempiti di ocra rossa e altri coloranti. In uno strato più recente, riferibile alla fine del Neolitico Antico, alcune ceramiche con tracce di ingobbio (tecnica che prevede l’immersione del vaso, prima della cottura, in una soluzione acquosa di argilla. Il processo oltre che impermeabilizzare il vaso ne attenua le imperfezioni stilistiche).

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Ceramica neolitica dalla Grotta Filiestru.
Immagine da slideshare.net

Ceramica neolitica dalla Grotta Filiestru.
Immagine da slideshare.net

Le tre località sono rappresentative delle 74 aree dove sono stati identificati materiali riconducibili al Neolitico Antico. In taluni casi i ritrovamenti sono sporadici, in altri i contesti archeologici sono stati indagati a fondo evidenziando una continuità di frequentazione che partendo dalla preistoria può arrivare fino al medio evo.

L’Oro nero della Sardegna

Il Neolitico Antico segna la frequentazione di un sito la cui importanza è unanimemente riconosciuta: il Monte Arci (Or). Si tratta di un massiccio montuoso (altezza massima 812 m slm) caratterizzato dalla presenza di numerose stazioni di estrazione dell’ossidiana. Si tratta di vere proprie cave, alcune scavate e profonde decine di metri, dalle quale già gli uomini preistorici estraevano il minerale.

L’ossidiana chiamata dagli studiosi “l’oro nero della preistoria” è un minerale vetroso originatosi durante successive eruzioni vulcaniche. La facilità di lavorazione e la qualità dei margini taglienti hanno fatto si che l’ossidiana divenisse il materiale più pregiato con cui confezionare strumenti (taglienti, bulini, raschiatoi) e punte di freccia. Sostituita in molte ragioni dalla selce o dai quarzi rispetto a quelli presenta, già in frattura, ossia nel distacco delle schegge dal blocco principale, margini taglientissimi come rasoi (ancora oggi si fabbricano bisturi chirurgici con lame in ossidiana).

La qualità dell’ossidiana sarda la imposero nel mercato preistorico. Blocchi di ossidiana del Monte Arci sono stati recuperati in contesti neolitici in Toscana, Liguria, Provenza e perfino in Spagna.

Questi dati dimostrano come fosse attivo un commercio che aveva come moneta di scambio proprio il minerale e come l’orizzonte preistorico fosse più ampio dell’Isola di Sardegna o di Corsica con contatti continentali.

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Massiccio del Monte Arci in provincia di Oristano tra i Comuni di Pau, Masullas e Uras.
Immagine da sardegnaturismo.it

Schegge di ossidiana.
Immagine da sardegnaintour.it

 

Giovanni Idili

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