Il 6 e 7 maggio si sono svolti la masterclass e il concerto di Carlo Marrale, storico musicista e compositore dei Matia Bazar. Organizzato dall’Accademia del Pop diretta da Massimo Satta e dalla Sardegna Concerti il Teatro Massimo di Cagliari ha accolto l’artista con grande plauso del pubblico presente che ha profondamente gradito alcune interpretazioni eseguite con le giovani leve frequentanti l’Accademia.  Tanti gli aneddoti raccontati da Carlo Marrale, come la sua amicizia con Fabrizio De Andrè ed i cantautori genovesi, quali Bruno Lauzi e altri, dal quale si è evinta la sua sensibilissima personalità ed umanità per le vicende mondiali storiche e contemporanee. Lo abbiamo incontrato per rivolgergli alcune domande sul suo percorso artistico musicale e con grande gentilezza ci ha accolto nel suo camerino in teatro.

 

 

Carlo, lei ha vissuto la storia della musica italiana. Oggi quanto è cambiato e cosa ci può dare ancora il suo stile? Anche la melodia, le vostre canzoni che hanno costruito con i Mattia Bazar, però anche come lei solista. Abbiamo buone prospettive?

 

Mi auguro di sì, anche perché la vita è una sinusoide, alti e bassi da quando esiste il mondo. Questo per la musica italiana non è un momento, secondo il mio punto di vista, felicissimo, però nutriamo le speranze che ci sia un cambio di rotta, soprattutto adesso mi dicono che i giovani stanno riscoprendo la musica degli anni che li hanno preceduti. Questo sta succedendosi all’estero, grazie  anche al fatto che alcune serie televisive usano, per esempio in America, i pezzi di Prince e quindi i ragazzi rimangono sbalorditi dalla musica che ascoltavamo noi solitamente vent’anni fa.

 

Sembra che abbiano perso l’ascolto alla melodia, all’armonia.

 

Esattamente, anche perché una volta la musica era melodica, adesso la musica da troppi anni è solo ritmica, un po’ tribale volendo. E il fatto che si sia perso il gusto dell’armonia, degli accordi, il gusto della melodia può essere preoccupante, però confidiamo che tutto poi cambi. Adesso credo che siamo nel punto più basso dell’umanità, ma non solo per quanto riguarda la musica, basta guardare quello che sta succedendo. Però nutriamo la speranza di iniziare a brevissimo una risalita verso un nuovo, chiamiamolo così, un nuovo risorgimento umano.

 

Ma come mai proprio in Italia, che è stata la culla anche del bel canto, della bella musica, c’è stato questo chiudersi proprio?Le case discografiche hanno inciso su questo?

 

Purtroppo le case discografiche come le conoscevamo non esistono più. Esistono le multinazionali che hanno uno scopo unico, fare denaro, e non gli importa come.

Quindi sono loro che impongono, purtroppo, quello che il mondo deve ascoltare. Ci sono inventati Spotify. E Spotify oltretutto è una truffa, perché a un autore lo paga 0,0036 centesimi.

 

E finanzia anche il mercato anche delle armi.

 

Finanzia il mercato delle armi, per cui il mondo ha preso una piega terribile, veramente comanda chi ha i soldi e tutti gli altri non contano a nulla. Questa decadenza è a livello mondiale, per cui è proprio l’uomo che deve ritrovare la forza di risorgere, di trovare i valori dei nostri, di chi ci ha preceduti, perché così stiamo andando a sbattere contro un muro. Un altro pericolo gravissimo che secondo me è stato valutato è l’intelligenza artificiale.

Pochissime parlano che l’intelligenza artificiale creerà milioni di disoccupati, senza reddito e senza possibilità di riscatto. Addirittura in Cina ci sono delle grandi aziende di tessuti che installano sulla fronte degli operai una telecamera collegata all’intelligenza artificiale. Questa telecamera registra tutti i movimenti dell’artigiano, dell’operai, per poi sostituirlo.

Queste persone inconsapevolmente stanno insegnando all’intelligenza artificiale che gli ruberebbero un lavoro. Siamo arrivati a questi punti. Però vedo che nessuno dei politici, per modo di dire, non gli importa niente, stanno rendendo conto che stiamo andando contro una catastrofe.

 

C’erano gli scrittori degli anni trenta che hanno predetto questo, tipo Aldous Huxley e Orwell.

 

Sì, Orwell. E avevano una lungimiranza, perché uno più uno sempre ha fatto due, quindi loro avevano già capito che il mondo avrebbe preso questa destra dove conta solo il denaro, dove conta l’apparenza e avevano dimenticato l’essenza dell’essere umano, che è anima e cuore.

Questi pezzi si rivelano anche nella quotidiana, nella volgarità della musica di adesso. Non c’è proprio la voglia di comunicare da cuore a cuore, che è lo scopo anche della musica. Cercano tutti il tormentone, se musica è sempre più… Posso dirti una cosa? Ho notato che la musica di adesso sembra quasi quella dello zecchino d’oro.

Sono tutte delle marcette, no? È vero. E la musica dello zecchino d’oro paradossalmente è più adulta. Stiamo veramente dando fuori di testa, stiamo vivendo come dei matti, no?

 

 

Allora il famoso detto l’arte salverà il mondo? La bellezza o l’arte salveranno il mondo?

 

Però bisogna tornare ad essere sensibili ai moti dell’arte o della bellezza. Se siamo imbarbariti, questo si riflette di comportamenti quotidiani.

Vivere nelle stagioni… Io vivo a Milano, non è più la Milano di anni fa. È  la Milano che alla sera hai paura di uscire. Io personalmente, che sono una persona che ha girato il mondo, in certe zone so che dopo una certa ora non devo andare, ma non è bello perché mi stai limitando la libertà. Ti chiedono una sigaretta non l’hai, tu guardi il telefonino, e ti danno una coltellata.

E’ un terno al lotto oggi uscire, ma non solo a Milano, mi dicono anche a Bologna, che vent’anni fa era un paradiso. Oggi sono capitato a Bologna, chiamo un mio amico, mi chiedono dove sono, sono in stazione, mi dice di prendere un taxi e scappare, perché è pericolosissimo. A Bologna, che era veramente la città ideale fino a vent’anni fa.

 

Ci sono molti musicisti che poi appunto si sono resi indipendenti. Lo stesso Battiato, che ha fatto delle musiche, dei testi stupendi proprio come Juri Camisasca e anche la stessa Antonella Ruggero.

 

Che ha cercato di volare più alto. Sì, c’è un certo tipo di musica che riporta anche la spiritualità, cioè il vero senso che la musica ha proprio. La musica è la voce dell’anima se la componi sinceramente. Io infatti quando mi dicono ma non ti stufi mai dopo 50 anni di cantare queste canzoni? No, perché non lo faccio solo per mestiere.

Io sono un autodidatta, ho imparato da solo e non so nulla praticamente. Con la musica mi do del voi. Però ogni canzone rappresenta una parte di me.

Ricordo benissimo quando scrivevo le canzoni in camera mia, in silenzio per non disturbare i miei genitori. Per cui come potrei stufarmi di una parte del mio cuore? Non ha senso. Io ogni volta che le canto continuo ad emozionarmi perché la musica è nata proprio per dare un omaggio alla sacralità, a quello che veniva chissà da dove.

Infatti quando si dice prima arrivò il suono e quindi ci siamo già detti tutto. La musica nasce per essere nobile. Purtroppo poi è diventata merce.

È diventata oggi purtroppo con grande rammarico. È un rumore di fondo che ormai purtroppo ha buona parte generata. Siamo un po’ assuefatti.

Abbiamo perso il gusto di notare un accordo particolare, una bella melodia, qualcosa che ci emoziona. Ci stiamo inaridendo. Questo si evince anche dai comportamenti.

Basta guardare anche i giornali. Io certe volte cerco di immedesimarmi in un ventenne che accende la televisione e vede brutalità di ogni genere. Apre il giornale, se lo apre, ormai non lo legge più nessuno, figurati i ragazzi.

Per i giovani oggi deve essere un problema. I nostri vent’anni erano sereni perché c’era ancora l’ideale di un futuro possibile. C’era la speranza.

C’era la speranza che ci alimentava. Eravamo capelloni, adesso magari meno. E c’erano i sogni anche.

C’erano i sogni perché era un mondo che dava la possibilità di un futuro bello, quantomeno. Oggi questa visione di un ragazzo di vent’anni fa veramente fatica. E questo può essere uno dei motivi per il quale si perdono un po’ questi ragazzi.

Usano droghe malamente, usano l’alcol come se fosse acqua. Poi viene fuori la loro violenza. Ogni venerdì sera, ogni sabato sera un disastro.

In tutte le stazioni ci  sono accoltellate per una stupidaggine. Ma i ragazzi, non si rendono conto che è un reato che merita tanti anni di galera. Ti sei bruciato la vita e che la passerai in un carcere. Per quale motivo? C’è da dire che l’ipocrisia degli adulti è fatale.

Cerco di spiegarmi meglio. Tutti i giochini elettronici funzionano sul meccanismo della prevaricazione e della violenza. Già da un bambino piccolino deve fare del male a qualcuno o deve uccidere qualcuno.

 

Alcuni anni fa gli U2 in ZooEuropa denunciarono l’uso di bombardamenti reali in Kuwait , durante la guerra nel Golfo Persico, e che venivano utilizzati nei video giochi. La realtà si integrava con la finzione ludica . La guerra reale militare diventa un video gioco.

 

 

Come sta succedendo adesso con quello che succede in Israele? Ho visto dei video dove viene tutto messo insieme. Muoiono migliaia di persone, bambini. C’è una brutalità e ci stiamo purtroppo bloccando.

Se fossero accadute 30 anni fa la gente diventava pazza, avrebbe fatto manifestazioni. Oggi chiniamo il capo ed è una cosa ineluttabile. Non ha senso perché noi abbiamo uno scopo.

Se siamo al mondo abbiamo uno scopo nella storia dell’uomo. Non possiamo bloccarci e cadere così in un burrone senza fine, senza fondo. Poi alla fine ci sono dei sogni.

 

Senta Carlo, abbiamo parlato di sogni. Dopo questa chiacchierata c’è un suo sogno?

 

Un sogno che sembrerebbe banale. Mi piacerebbe che l’umanità si risvegliasse e che riuscisse a capire che siamo qui non a casa ma che dobbiamo trovare noi un senso alla nostra esistenza.

Non possiamo vivere come ladri di ossigeno senza nulla dare a noi stessi e al mondo.

 

Faccio un’ultima domanda che faccio a tutti gli artisti ma è una domanda un po’ ironica.

La NASA sta studiando tutte le metodologie con il SETI che è specializzato su eventuali incontri con gli extraterrestri  su quali comunicazioni si potrebbero stabilire

Quale tipo di comunicazione potremmo noi avere se domani incontriamo delle entità intelligenti?

 

Ma io non vedo l’ora.

 

Con che cosa comunicherebbe Carlo Marrale? La musica è sicuramente un linguaggio universale che potrebbe essere capito. Si ricorda in incontri di terzo tipo?  La usano…

 

Non è un caso però bisogna vedere che musica facciamo ad ascoltare a questi alleni perché se facciamo ascoltare un genere di musica che va adesso potrebbero dire sorry siamo arrivati troppo presto dovete crescere ancora torniamo indietro e ci vediamo tra mille anni.

 

Grazie.

 

Ci mancherebbe. Un piacere.