L’incontenibile gioia sfocia dopo quattro parole scandite dal giudice di gara: “Lai, Italy, Gold, Medal. Attimi che al divino cecchino sestese, tesserato con le Fiamme Oro sembrano un’eternità perché fatica a realizzare che in quel secondo round dello shout off il gigante buono finlandese Juha Myllymaki abbassa troppo la mira disperdendo nell’aria i fumi del suo disperato tentativo di restare al passo con il “piccolo” antagonista.

Sopraggiungono le lacrime ininterrotte, gli abbracci del CT Benedetto Barberini e degli stessi suoi avversari, nonostante tutto contenti nel spiegargli che la sua carrozzina si posizionerà al centro del podio perché è lui il campione del mondo di Para –Trap PT1.

Attenzione massima

La grande umiltà di Oreste Lai quasi sembra proibirgli gesti plateali più che giustificati. Nella sua mente si genera un flashback che rimette in ordine cronologico le vicissitudini degli ultimi sei mesi. A partire dall’infortunio al femore ad aprile, quando sta armeggiando con il nuovo gioiellino della Perazzi, ancora tutto da scoprire. Il mese dopo vittoria al 9° Gran Prix Internazionale FITAV con il fastidioso tutore come compagno di sfide, dopo che nei giorni precedenti aveva fallito il quindicesimo titolo italiano della sua carriera. Segue il quarto posto alla Coppa del Mondo di Para-Trap ad Osijek (CRO) e poi la preparazione attenta, mirata per l’appuntamento di Sidney, il più importante della stagione. “La medaglia d’oro appartiene a tutti, soprattutto alla Sardegna”. Oreste lo dice con spontaneità, in lui riconoscono l’innato talento ma anche la serietà nel gestirlo in maniera ottimale.

In via Grosseto 1 a Cagliari, sede del CIP Sardegna la gioia è immensa. La presidente Cristina Sanna si complimenta per la sua grande impresa: “Ha dimostrato un’altra volta che la classe non è acqua – ha detto – e poi lo ammiro per la sua grande passione e determinazione nel raggiungere risultati così importanti. Ha anche una grande capacità aggregativa perché segue con attenzione tutta la nostra attività, cercando sempre di allargare il cerchio del movimento. E lo fa anche in lontananza perché la vita di un atleta di livello, lo sappiamo, è fatta di sacrifici e privazioni. Però si fa sentire sempre con un messaggio o con una chiamata, segno che i nostri obiettivi gli stanno molto a cuore”.

Isolamento e concentrazione

E infatti Oreste Lai non manca di rivolgersi ai disabili sardi: “Lo sport dà emozioni, mi fa scordare la disabilità, non la senti proprio. Ti permette di vivere delle esperienze uniche perché tutto è possibile”.

Lo stesso presidente nazionale del CIP Luca Pancalli ti ha sempre trattato con riguardo

Questo successo è anche merito suo. Ci ha sostenuto prima che partissimo in Australia. L’avevo incontrato a Cagliari in occasione della chiusura di Agitamus sapeva tutto della nostra disciplina, segno che ci segue con molta attenzione

Ora che sei tornato a Sestu sei più consapevole dell’impresa che hai fatto?

Oreste Lai mostra il suoi gioiello Perazzi e le cartucce amiche

Sono reduce da due giorni e mezzo di viaggi estenuanti. L’Australia è troppo lontana, ma ne è valsa la pena. Ho ottenuto una grande vittoria, sudata fino all’ultimo.

Anche perché Myllymaki ti ha riacciuffato in extremis..

Mi sono rilassato alla fine, nonostante sappia benissimo che non si deve mai abbassare la guardia soprattutto se si è avanti.

E’ arrivato lo shoot – off

Lui aveva un vantaggio, tirando dopo di me poteva seguire il piattello con la canna del fucile. Io che aprivo lo spareggio, invece, non potevo sapere la direzione. E’ uscito un sinistro e l’ho sbagliato. Fortunatamente anche lui non sfrutta l’opportunità di diventare campione del mondo. Si va al secondo: io ho rotto il piattello; lui è andato in crisi, mancandolo.

Oreste Lai tra il finnico Myllymaki e il britannico Rithcie

Un titolo mondiale cercato, grazie anche allo studio dei dettagli

Senza il lavoro di squadra non si vince. Due settimane prima del mondiale seguo un lavoro mirato sia con il direttore tecnico delle Fiamme Oro Pierluigi Pescosolido, e il suo collega Ricardo Rossi sia con il CT della nazionale. Ci soffermiamo soprattutto sulla concentrazione da sfruttare nell’atto conclusivo della gara perché a volte mi è venuta a mancare. E anche sulle cartucce.

E poi che altri aspetti hai curato?

Abbiamo approfondito la parte sull’isolamento. Mi è servita tanto perché in Australia da parte mia è stato un crescendo. La mia frequenza di tiro ha lasciato di stucco tutti i concorrenti. Durante la finale non sentivo e non vedevo nessuno. E infatti mi sono portato subito avanti. Al contrario di altri avversari che erano partiti bene nelle prime fasi, ma alla lunga hanno perso terreno.

Tra avversari siete molto affiatati

Sia il finlandese, sia l’inglese classificatosi terzo si sono manifestati amici educati e sensibili, e dei grandissimi competitori. Ne è uscita fuori una sfida sana e pulita.

Solo e gaudente sul podio mondiale

Ora tutti vorranno complimentarsi con te

Si, non mi aspettavo tutto questo clamore, ma è linfa vitale che ti dà la forza per continuare con entusiasmo. Media e social stanno mettendo in evidenza il mio oro, e personalmente sto ricevendo tanti messaggi di complimenti.

Ma delle tue imprese già si sapeva prima del titolo iridato

A tal proposito mi viene in mente un recente episodio. La Polizia mi chiama per partecipare alla parata del 2 giugno a Roma. Per quell’occasione ci sono anche delle scolaresche sarde che avevo conosciuto a Cagliari durante la Festa della Polizia e che erano state premiate per degli elaborati sulla disabilità. Durante la Festa della Repubblica mi hanno chiamato ad voce alta, per me è stata una forte emozione.

Ma anche durante il tempo libero trascorso a Sidney siete stati accolti con entusiasmo

Per le vie della città ci salutavano con un tifo spropositato, evidentemente gli italiani sono visti bene.

E poi c’è un forte rispetto per le persone con disabilità

L’Australia mi ha stupito per il senso civico dei suoi abitanti. Quando abbiamo voluto fare a tutti i costi un giro per Sidney (perché chissà se ricapiterà di tornare da queste parti), siamo andati alla stazione dei treni. Un dipendente della azienda trasporti, ci ha subito indicato il vagone adatto alle nostre esigenze. Appena è arrivato il convoglio ha predisposto la tavoletta che ha facilitato l’accesso a bordo. Inoltre i passeggeri si sono subito spostati in segno di rispetto sia nei confronti del dipendente, sia nei nostri. Sono scene che mi piacerebbe vedere qui in Italia.

Sul podio da avversari e amici

Tutti speravano di vederti protagonista alle prossime Paralimpiadi

Con questo risultato avrei avuto le carte in regola per Tokio 2020. Purtroppo l’introduzione della nostra disciplina è prevista dal 2024.

La lista dei ringraziamenti?

Ringrazio la Perazzi, la Fiocchi, la FITAV, le Fiamme Oro della Polizia di Stato e il mio amico Paolo Bortolin.

Chi è quest’ultimo?

Colui che mi ha fatto da tramite per portarmi nella grande famiglia della Perazzi. Da quando sto con loro non ho mai ricevuto alcuna pressione, e la fiducia nei miei confronti è totale, credono nelle mie capacità. Sono riconoscenti e ti seguono in tutto e per tutto. Non si dimenticano mai una volta di chiamarti o di mandare un messaggio, sono sempre presenti e questo significa grande senso di amicizia e umiltà. E io ho risposto con risultati immediati, nonostante ci voglia del tempo per conoscere a fondo l’attrezzo.

Che farai nelle prossime settimane?

Riposo totale, a dicembre devo fare un intervento ai denti del giudizio, a gennaio si riparte con la Coppa del Mondo negli Emirati. Se figurerò tra i convocati mi preparo per quelli, altrimenti mi allenerò per gli appuntamenti 2020 previsti dal calendario nazionale ed internazionale.

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