Donne


(dedicato con affetto e con l'augurio di Buon Anno alle donne che ci seguono su www.medasa.it)


 

Capita, a volte, che sfogliando libri o giornali si venga colpiti da notizie
simili, tali da convogliare i nostri pensieri e la nostra attenzione su un tema
specifico.
Mi e’ capitato ieri leggendo su FB un post di Giannina che dal nord della
Sardegna, attanagliata da una morsa di gelo, ricorda un bellissimo proverbio dei
nativi americani: “Una madre che educa un bambino educa un uomo, una madre che
educa una bambina educa un popolo”. Lo stesso giorno, mi ha colpito su Corsera
un’intervista di Maggie Smith, 80 anni, splendida interprete di Downton Abbey,
che ricordava una frase lapidaria di Bette Davis, icona del cinema americano del
‘900:”La vecchiaia non e’ roba per femminucce”.
E, appena una pagina prima, si riportava un articolo di Times, che elogiava
Angela Merkel per la decisa opposizione alla politica di Putin in Ucraina: “E’
una donna di cui abbiamo bisogno in un mondo di uomini pericolosi”…magari
qualcuno non ne apprezzerà la politica economica in Europa, ma Putin ha trovato
pane per i suoi denti.
Una donna di ferro come Golda Meir, che Ben Gurion definiva…cito a
memoria…l’unico uomo del mio consiglio di guerra…o come la Teacher, Iron
lady per antonomasia.
Ritornano in queste citazioni immagini di donne protagoniste della vita sociale
su un piano di parità con l’uomo, se non a loro superiori nell’affrontare la
vita di ogni giorno o gli avvenimenti storici, che condizionano la vita dei
popoli e delle nazioni.
Donne e madri che plasmano le intelligenze dei figli per accompagnarli nello
stretto sentiero della vita o educano le figlie in funzione del bene comune,
perché sono le donne a rivelare calma e serenità nelle temperie della storia.

E’ la serenità di Clio Napolitano, che sorveglia il Presidente “con l’attenzione
che può reciprocamente scattare in qualsiasi coppia” e prepara in ritorno a casa
dopo nove anni di presidenza tormentata, agitata dalle convulsioni di una
politica che sembra aver smarrito il senso dello Stato e del bene comune. Una
donna che ha immesso nel Quirinale la normalità di una donna comune, un passo
indietro all’illustre consorte, ma pronto a sorreggerlo se necessario. So che
Napolitano e’ discusso per certe scelte, e mi dispiace molto perché secondo me
e’ un galantuomo capace di coniugare il senso della sua alta magistratura con il
pragmatismo di politico abile ed equilibrato…ma so che la signora Clio
mancherà a tutti.

Ho trovato altre due donne eccezionali in un libro che mi ha prestato Antonella
e in un altro che mi e’ stato regalato da mio figlio per natale: “E la
chiamarono due cuori”, la storia di una donna che si addentra nel deserto
australiano con una tribù di aborigeni, riuscendo a interpretarne la profonda
spiritualità”; e “Orme”, dove lo stesso viaggio e’ affrontato da una giovane
donna in compagnia di un cane e di quattro dromedari, umili e pacifici animali
importati dall’Oriente, che hanno accompagnato il cammino dell’uomo bianco
nell’Outback australiano. In entrambi i casi, colpisce la determinazione di
queste donne a vincere la natura ostile senza perdere la bellezza delle
emozioni…femminilità, ragione e sentimenti.
Ho letto molti libri di viaggiatori, ma poche volte sono stato rapito da un
racconto come in queste due opere, che vi ho consigliato. E mi chiedo…non e’
che le donne raccontano meglio perché sono diverse da noi uomini, più capaci e
dotate naturalmente?

Giulio Maira, direttore dell’Istituto di Neurochirurgia Policlinico del Gemelli
di Roma, afferma che “in linea di massima, l’uomo possiede un cervello portato
alla razionalità, mentre nella donna il funzionamento cerebrale è maggiormente
di tipo intuitivo”, per cui “nell’uomo il funzionamento dei circuiti nervosi è
più rigido mentre è più plastico nella donna”.
Tutto questo “fa sì che le donne siano più brave nel fare più cose insieme,
siano più intuitive, abbiano migliori abilità sociali, mentre i maschi eccellono
nelle attività motorie e sono più capaci ad analizzare lo spazio, a orientarsi,
a capire le mappe”.
Questa differenza, in realtà, ha un nome…amigdala, una struttura del nostro
cervello a forma di mandorla, il centro della paura, della rabbia,
dell’aggressività, che funziona in modo diverso nei due generi: “L’amigdala
femminile viene attivata più facilmente dalle sfumature emotive, quella maschile
è l’area più primitiva del cervello e mantiene soprattutto le sue funzioni più
ancestrali, quelle che registrano le paure e scatenano l’aggressività”.
Ecco perché, di fronte a una situazione di stress o di ira o di paura, la donna
tende ad attivare principalmente i circuiti emotivi, e la reazione ha sempre una
connotazione affettiva e di protezione; mentre l’uomo attiva una risposta è
prevalente motoria e orientata all’azione fisica…si spiega quindi perché gli
uomini possono arrivare a uno scontro fisico in pochi secondi, mentre molte
donne fanno di tutto per evitare un conflitto.

Sulla differenza tra uomo e donna si sono versati fiumi di inchiostro da sempre.

La filosofia antica relegava la donna in una posizione subordinata rispetto
all’uomo.
Nella Grecia classica la donna viveva chiusa in casa, in totale soggezione
all’uomo, mentre a Roma era più libera e le venivano riconosciuti diritti sui
figli se il padre si comportava male…non per caso il matrimonio indica
un’istituzione dove l’elemento più importante e’ la mater, che perpetua la
famiglia. Una mater familias, quindi, ma solo in rari casi, perché il concetto
di pater familias, proprietario della moglie e dei figli dura per secoli…e in
Italia tale concetto e’ stato sostituto da quello paritario di genitorialita’
pochi decenni fa.
Facendo un salto di mille anni, fu solo nel 1800 che la filosofia affronta a
tutto campo la questione della differenza sessuale e in particolare del
matrimonio.
Fichte, Kant e Hegel rappresentano le diverse posizioni. Per Fichte il
matrimonio è una «unione perfetta», in cui la donna si sottomette all’uomo per
un atto di libertà.
Immanuel Kant afferma che l’uomo comanda e la donna ubbidisce.
Per Marx, la donna diventa un oggetto commerciale e può cessare di essere uno
strumento di produzione, familiare e sociale, solo diventando una lavoratrice e
acquisendo così una dignitosa autonomia.
Fu Stuat Mill ad affermare che la donna ha gli stessi diritti dell’uomo, tanto
nella collettività come nello spazio domestico. Il matrimonio non può quindi
annullare il diritto della donna.
Al contrario, Darwin, teorico dell’Origine della specie, sostiene che la
selezione naturale, accompagnata dalla selezione sessuale, ha privilegiato
l’uomo rispetto alla donna.

Mentre gli uomini si davano alla filosofia, le donne affrontavano i problemi
veri del loro tempo. E non mancano esempi di donne eccezionali in un mondo
maschilista: Ipazia di Alessandria, 370-415 d.C., matematica, astronoma e
filosofa neo-platonica pagana, che fu uccisa da una folla di cristiani, forse la
prima martire della libertà di pensiero; Elisabetta I, 1533-1603, fondatrice
dell’impero inglese; Anna Maria Mozzoni, 1837-1920, pioniera del femminismo
italiano e attivissima nel diritto al voto alle donne e nella tutela del lavoro
femminile; Marie Curie, 1867-1934, la prima grande scienziata della storia; Risa
Luxenburg 1870-1919, la prima teorica del socialismo; Maria Montessori
1870-1952, medico e pedagogista, famosa in tutto il mondo per il metodo
educativo che ha preso il suo nome; madre Teresa da Calcutta,1910-1997, famosa
in tutto il mondo per il suo lavoro tra le vittime della povertà, Premio Nobel
per la Pace 1979; Rita Levi Montalcini, 1909-2012, una delle più grandi
scienziate italiane, Premio Nobel per la Medicina 1986.

Ma tra queste donne, io prediligo una figura quasi dimenticata…Olympe de
Gouges, che criticò la Rivoluzione francese per aver dimenticato le donne nel
suo progetto di libertà e di uguaglianza.
Olympe scrisse la “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”
sostenendo la parità dei diritti tra uomo e donna, e criticando aspramente la
“Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”, che elencava i diritti
validi solo per gli uomini, allorché le donne non dispongono del diritto di
voto, dell’accesso alle istituzioni pubbliche, alle libertà professionali, ai
diritti di proprietà. Olympe fu ghigliottinata il 3 novembre 1793 per avere
attaccato Robespierre e aver difeso Luigi XVI, decapitato il 21 gennaio dello
stesso anno, ma, soprattutto, “per avere dimenticato le virtù che convengono al
suo sesso ed essersi immischiata nelle cose della Repubblica”.

Oggi siamo in grado di vedere con più chiarezza l’altra metà del cielo e di
ammirare la bellezza della donna, che fu concessa all’intero creato come un dono
da un Dio buono…ma non dobbiamo mai dimenticare le parole della prima
femminista della Storia, Simone de Beauvoir: «Maschi e femmine si nasce, ma
uomini e donne si diventa»…con le difficoltà e le speranze che il tempo ci fa
vivere.

Tonino Serra

 

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