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Parti del relitto del Levante, Portu Quau, Golfo di Orosei.

24 Gennaio AD 1963, la nave era il Levante, la località capo Monte Santo nel Golfo di Orosei. Partita da Genova una settimana prima, dopo un breve scalo a Tunisi, era diretta a Marsiglia. 12 i membri dell’equipaggio. Il carico: bovini vivi, sostanze chimiche, tubi e cuscinetti a sfere in gran quantità (ancora visibili nelle vicinanze di quello che rimane del motore a ridosso della parete). Navigava verso Nord e sorpresa da una tempesta con raffiche di 100 Km/h, probabilmente nel tentativo di rifugiare nel golfo di Arbatax, invertii la rotta.

Nevicava e la visibilità era molto ridotta, la costa probabilmente stimata ad una distanza maggiore, venne avvistata troppo tardi e, con un’ultima disperata manovra (questa frase ha sempre avuto un gran successo nei briefing pre-immersione, a patto di pronunciarla con graaande enfasi, ad occhi chiusi e scuotendo la testa, Buzzico in questo era superlativo, assolutamente ineguagliabile) tentarono di dare fondo all’ancora per evitare di impattare contro le alte falesie di Capo Monte Santo.

Sono sicuro che il vento era di Grecale e questo per due motivi: il primo è che lo scrive Egidio Trainitto nel suo libro “Tragedie di guerra e di pace” e percorrere il sentiero del dissenso con uno come Egidio equivale sempre a percorrere una strada che non porta molto lontano, il secondo è perché conosco l’esatta posizione dell’ancora. Essa giace a circa 200 mt sopravento a Grecale su un fondale di circa -18 mt (se la memoria non mi inganna).

Un particolare non trascurabile è che sull’ancora, un ammiragliato di altezza superiore ai 2 mt, giacciono diverse lunghezze di catena abbisciate e ciò può solo significare che la distanza stimata dalla costa era stata fatalmente sovrastimata, quindi anche il fondale inferiore a quello previsto. Questo particolare, è uno di quei segreti che ho sempre gelosamente custodito e che, a suo tempo, mi rivendevo con i clienti singolarmente esigenti o più simpatici. Non nascondo di essermene saltuariamente servito per fare breccia sui subacquei (ma soprattutto sulle subacquee) che palesavano distacco e/o indifferenza nei confronti del nostro impegno professionale. Scrivo “nostro” perché anche Buzzico seguiva la stessa strisciante strategia!

Il naufragio venne segnalato il 25 Gennaio da un pastore che dai monti di Baunei aveva avvistato i resti della nave. Il Levante, che era lungo più di 60 mt., si era andata ad infrangere dentro lo stretto fiordo di Portu Quau. Da oltre 50 anni il mare di Monte Santo, che come pochi altri sa essere inclemente, sta incessantemente logorando il relitto come a volerne quasi cancellare ogni traccia. La disgregazione è l’inevitabile destino che accomuna tutti i relitti che giacciono troppo prossimi alla superfice. Fortunatamente distruggere un relitto non sempre vuol dire cancellarne il ricordo. La memoria umana, già da prima che venisse inventata la scrittura, a volte può essere prodigiosa (e per fortuna! Sai quante immersioni mi sono venduto sui relitti!).

La testimonianza, la memoria e il ricordo sono l’energia dalla quale traggono sostentamento il caso, la coincidenza….il fato. La predestinazione delle circostanze a volte può anche essere verosimile quando succedono cose come quella che adesso vi voglio raccontare. Evento realmente accaduto, sulla veridicità del quale sono disposto anche a giurare sulla incolumità fisica e mentale di Buzzico! Era una giornata di metà Settembre e la stagione che non era andata affatto male (fatta eccezione per alcune piccole disavventure come l’affondamento in porto dello “scavafango” il gozzo in dotazione al diving e altre due o tre fattarelli dei quali vi narrerò in futuro).

Come da sempre succede in quella stagione in quel tratto di costa Sardo, lo Scirocco e il Grecale si erano alternati e da alcuni giorni ci avevano costretti a terra. Ci stavamo dedicando alle pubbliche relazioni e alla cura di importanti rapporti interpersonali nell’interesse della nostra attività commerciale. Praticamente eravamo ubriachi ogni sera, con la convinzione che tanto il giorno dopo non saremmo potuti uscire per le condizioni del mare. Ma quella mattina, con nostro grande disappunto….mare calmo! Piatto! con il riverbero del sole interrotto dal riflesso dell’isolotto sulla superfice del mare a specchio! Tentammo di depistare alcuni accaniti subacquei “continentali” fingendo un falso avviso di burrasca emanato dalla capitaneria di porto di Arbatax e del quale solo noi eravamo stati, confidenzialmente, messi a conoscenza. Confidenzialmente, grazie a quella fitta rete di rapporti sociali della quale vi ho riferito in precedenza e della quale il personale del bar “L’Olivastro” ci era testimone!

Ma quel subacqueo non potevamo “scaricarlo”, con lui non sarebbe stato giusto! Si presentò chiedendoci se poteva fare un “Discover Scuba Diving”. Io, visibilmente infastidito da questa sua “inspiegabile” richiesta, gli risposi con un secco e interrogativo: “e….. perché vorresti fare questo corso?” come se avanzare una richiesta come quella in un diving center in Sardegna a Settembre fosse una delle cose meno plausibili in tutto il mercato della subacquea ricreativa dell’intero pianeta! “E poi c’è stato l’avviso di burrasca!” si affretto a dire Buzzico. La sua risposta ebbe su di noi lo stesso effetto che la pozione magica può avere su Asterix: “Se conoscete la posizione del Levante vorrei poterne vedere il relitto, mio zio era il cuoco di bordo”. Con Buzzico ci guardammo e d’intesa (senza neanche parlare) il ragazzo si trovò con in mano una cartelletta d’iscrizione, le flip chart del DSD appiccicate alla faccia e la mia voce dentro le orecchie che gli martellava la più importante regola della subacquea.

Gli mostrai l’attrezzatura e quando mi chiese come si usava il gav e quali funzioni avessero i due pulsanti la mia lapidaria risposta fu: “Vuoi morire? Non credo! Allora lascia che mi occupi io di queste cose. Al massimo gonfialo solo quando sei in superficie”. Contento ma spiazzato dalla nostra operatività ci disse che aveva sentito di un avviso di burrasca. Io e Buzzico ci guardammo…lo guardammo e con il tono falsamente calmo con il quale normalmente ci si rivolge ad un bambino insistente e un po’ duro di comprendonio, Buzzico sentenziò: “Avviso di burrasca? Ma dove? Non vedi come è calmo il mare?” e poi si allontanò scuotendo lentamente la testa. Salpammo e dopo poche ore il ragazzo era già allegro e sguazzante, curiosava sott’acqua tra i resti del relitto dove circa 35 anni prima il suo avo aveva drammaticamente visto la fine dei suoi giorni. La mareggiata di Grecale c’era effettivamente stata e il fondale era stato notevolmente smosso.

Quello che si presentò davanti ai nostri occhi aveva dell’incredibile: un vassoio da portata in acciaio e un mestolo! Leggermente deformati ma lucidissimi, probabilmente per effetto dell’abrasione con la sabbia durante la mareggiata. Non so se quei reperti fossero effettivamente delle stoviglie di bordo del Levante, ma mi è sempre, piaciuto pensare che fosse cosi. Caso unico, gli consentii di prendere i reperti e di portarli via, voleva mostrargli a sua madre e non vedeva l’ora di raccontargli dove gli aveva trovati. Questo è quanto. E, Poseidone me ne è testimone, tutto vero! Ma che ve lo dico a fare! La prossima volta vi racconterò del KT 12, dell’ultima volta che io e Buzzico ci andammo con i gozzi (54 miglia nautiche a 7 nodi!), quello che successe e che non successe ad Osalla e del “Gran finale” a Portu Quau.

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