Abbiamo voluto incontrare Francesco Piu artista che ci ha incantato con la sua chitarra blues al concerto di apertura di Ben Harper. Ringraziamo Fabio Carta per averci permesso il contatto da addetto stampa e un’intervista con questo musicista di profonda sensibilità umana e di grande elevatura artistica ed aggiungiamo noi anche di sincera umiltà, perché i grandi tralasciano il proprio ego per donare al pubblico le emozioni della loro musica.

Ogni popolo ha una sua cultura musicale. Come è nato il tuo primo approccio con la musica. A livello di memoria, chi è che ti ha trasmesso la musica?

Ho la fortuna di avere tanti appassionati di musica in famiglia, tra cui mio padre che negli anni 60 suonava il basso.

Ah, ecco chi te l’ha trasmesso.

Abbiamo tanti vinili e quindi sono cresciuto proprio ascoltando la musica con delle chitarre a casa.

Ma in particolare che genere musicale ti ha colpito con tuo papà?

Quando ero piccolo ascoltavo di tutto. Però poi c’è stato proprio questo ascolto del blues che mi è piaciuto particolarmente. Poi ho continuato anche a ascoltare molto rock degli anni 70, quello è una componente .

I classici del rock?

Sì, sì. Hendrix, Pink Floyd, ecc. che alla fine sono tutti figli del blues quindi …

 

Infatti Jimi Hendrix iniziò proprio con il blues.

Sì, sì, tutti loro.

In genere quando uno ama la musica ha sempre un, non un idolo, come posso dire, un’ispirazione di un artista. In te qual è l’artista che ti ha ispirato?

Ma allora è molto difficile come domanda perché ce ne sono tanti.  

Però uno in particolare che da ragazzino ti sei detto “io diventerò un bluesman”.

Allora, diciamo che c’è questa storiella un po’ romantica che ti posso raccontare, cioè nel fatto che io la prima volta che ho ascoltato il blues è stato con un disco di John Mayall che mi ha dato mio padre. Così ho iniziato a suonare un po’ l’armonica, un poco di chitarra blues su quel disco che si chiama “Jazz Blues Fusion”. Il fattore romantico è che dopo tanti anni mi sono ritrovato ad aprire tutta la tournée italiana di John Mayall, quindi tornare da mio padre a casa con i dischi autografati è stato un’emozione familiare immensa.

Tuo padre sarà stato orgoglioso di te?

Si è stato bello.

La musica, in genere, che trasmettono nei canali maggiori come televisione e radio è un po’, dal mio punto di vista, un po’ in scadenza, però è anche vero che ognuno è uomo del suo tempo. Perché si è perso il gusto  di sapere ascoltare anche un altro tipo di musica, specialmente in radio e in televisione, perché questo fenomeno?

Allora, si è stati un po’ pilotati forse su questa cosa, su un andamento un po’ globale. Il fatto di standardizzare ed incanalare tutto in canali mainstream, alla fine parliamo di veri e propri mercati che hanno tolto quella libertà e voglia di ascoltare che c’era negli anni ottanta, settanta e sessanta, dove qualsiasi novità veniva accolta con grande interesse e curiosità. Adesso abbiamo tutto alla portata di mano ma tutto ha perso di valore. Penso che sia appunto uno specchio di quello che sono i tempi dove la creatività …

Viene uccisa seconda me …

Diciamo che bisogna rispettare dei canoni perché bisogna entrare in un certo tipo di canali commerciali o comunque tendenze, e questo va in qualche maniera a mettere dei paletti su quello che dovrebbe essere un’espressione artistica che invece non ne dovrebbe  avere proprio in partenza.

Certamente!

Secondo me rispecchia un poco quello che sta succedendo nella società attuale. Un poco di pigrizia nel ricercare creatività.

Scusa se ti interrompo. Tu parli di pigrizia io ci vedo anche un poco di malignità nel senso che i mercati pilotano proprio intelligentemente nel senso che si vuole togliere la creatività proprio perché la musica fa anche pensare. Non vorrei fare un discorso politico, ma anche la musica è politica.

Assolutamente. Tutto quello che sta succedendo attorno a noi sono anche legate a questo. Quando hai un popolo silente che riga dritto, che fa fare e non pensa nella propria routine, fa comodo alle grandi èlite che fanno beatamente i loro affari e le loro porcherie.

Concordo in  tutto  con te.  Ben Harper ti ha nominato e ti ha elogiato, come ti senti per il fatto che un grande artista come lui, anche lui impegnato, anche lui proviene da una, diciamo, eredità musicale familiare, con la mamma artista, quel museo in California, eccetera, insomma, un grande che ti ha proprio nominato sul palco ringraziandoti che gli hai aperto il concerto.  

Guarda, ho avuto un momento di tachicardia in quel palco. Anche perché, come ho detto allo stesso Ben Harper, io lo seguo dalla prima volta in cui lui venne a Video Music e al Roxy Bar da Red Ronnie. Da quella volta perché io guardavo sempre i programmi di Red Ronnie e registravo sempre le VHS per rivederle. La volta che visti in diretta Ben Harper mi ci sono cimentato con la chitarra e lo seguo da allora. Lui per me è stata una grande fonte di ispirazione e poterlo conoscere, scambiare due parole per me è un’emozione.

Ti ha elogiato sul palco ed apprezzato per la tua performance e ci ha fatto piacere perché per noi sardi sei un grande artista della nostra terra.

Guarda ero così emozionato che stavo per chiamare il 118!

Visto che parliamo anche della Sardegna, il nord Sardegna dalla quale tu provieni ha sempre dato i natali a grandi artisti, Paolo Fresu, Tazenda, Andrea Parodi, Maria Carta e tanti altri. Sembra che il nord Sardegna spinga l’isola verso la buona musica. Che cosa avete voi del Nord Sardegna geneticamente?

Questo non te lo so dire anche perché tra nord e sud ci sono tanti altri artisti di buon livello sia al sud che al nord che al centro dell’isola. Noi sardi in generale abbiamo due caratteristiche : una nostra musicalità che è millenaria che in qualche maniera si va a miscelare e sposare con quelli che sono gli altri generi che ci ritroviamo ad ascoltare.

Certamente e non ha caso Peter Gabriel a voluto produrre i “Tenores di Bitti”.  

Esatto. Poi penso al percorso che ho fatto io e come tu hai citato Paolo Fresu entrambi siamo due musicisti che sia io che lui, anche se lui in tempi molto precedenti, abbiamo lasciato la Sardegna per esplorare e fare esperienza fuori dall’isola.

Come  diciamo noi sardi: andare nel continente!

Esatto! E questo per ogni sardo è sempre il doppio della fatica. Io adesso sono tornato a vivere in Sardegna, ma per molto tempo ho vissuto nella zona di Milano, e questa esperienza ti porta a fare molti più sacrifici e in qualche maniera a dovere lottare e lavorare di più per farti valere. In qualche maniera quando arrivano le soddisfazioni grazie a Dio sono doppie anch’esse. Credo sia un questione per tutti i sardi non solo del nord Sardegna.

È vero e come dico io bisogna prima “mangiare i panini prima di mangiare la pasta asciutta”!

Speriamo di mangiarne ancora tanta

 (ridiamo)

C’è un sogno di Francesco Piu? Tutti sogniamo. Anche se non è dell’ambito della musica

Io ho due realtà: una musicale e una più terrena.  Uno irrealizzabile è che mi piacerebbe conoscere e scambiare qualche nota con Eric Clapton, uno degli artisti che ammiro di più. L’altro, dato che sono un genitore, spero di fare bene anche questo “mestiere” e di trasmettere in qualche maniera attraverso la mia esperienza dell’entusiasmo alle mie figlie per quello che esse vorranno fare.

Un’ultima domanda che pongo a tutti i miei intervistati. Arrivano gli extraterrestri come comunicherebbe Francesco Piu?   Che tipo di comunicazione utilizzeresti?

Mi verrebbe da pensare che incontrando un extraterrestre mi piace pensare che si crei un tipo di comunicazione a livello di telepatia. Mi piace immaginare un qualcosa del genere. Una connessione diretta fra le menti.

A cura di Paula Pitzalis

Foto di: Andrea Furlan