apollo11

Nel 1969 l’umanità raggiunse finalmente l’obiettivo che per millenni aveva solo sognato, spesso considerandolo irraggiungibile. Volare sulla luna, sbarcare sulla Luna. Il volo storico dell’Apollo 11 iniziò il 16 luglio. Dopo essere entrati in orbita lunare, Edwin E. Aldrin Jr. e Neil Armstrong si trasferirono nel LEM, il modulo per l’allunaggio, mentre il modulo di comando era affidato al pilota Michael Collins. Il modulo lunare toccò la superficie del satellite il 20 luglio, nei pressi del margine del Mare della Tranquillità. L’emozione non è descrivibile e forse nemmeno immaginabile sulla terra. Poche ore dopo Armstrong mise piede sul suolo lunare, pronunciando le storiche parole: “Un piccolo passo per un uomo, un balzo gigantesco per l’umanità”. L’astronauta emozionatissimo venne raggiunto quasi subito da Aldrin, altrettanto ansioso di posarsi sul suolo lunare, e, insieme, i due camminarono per due ore sulla superficie della Luna, quasi come due bambini, sperimentando una forza di gravità pari a un sesto di quella terrestre; raccolsero 21 kg di campioni del suolo, scattarono fotografie e installarono un apparato sperimentale per l’analisi del vento solare, un riflettore laser e un laboratorio per misure sismiche; piantarono quindi una bandiera statunitense e comunicarono, via satellite, con il presidente Richard Nixon.

I due astronauti lasciarono la Luna utilizzando lo stadio superiore del LEM e sfruttando quello inferiore come rampa di lancio. Il modulo di risalita venne abbandonato dopo l’agganciamento con il modulo di comando e i due astronauti si trasferirono di nuovo nella navicella. Il volo di ritorno dell’Apollo 11 non presentò inconvenienti e la navicella ammarò il 24 luglio nell’oceano Pacifico, nei pressi delle Hawaii, dove venne agevolmente recuperata.

Era il lontano 20 luglio del 1969 e l’uomo aveva segnato una tappa importantissima del suo progresso e della sua evoluzione scientifica.

Forse è iniziato tutto nell’ottobre del 1957, quando il lancio dello Sputnik accese la fantasia di tutto il mondo, rinfocolando le paure di un “pericolo rosso” improvvisamente in grado di arrivare addirittura nello spazio. O forse bisogna spostarsi esattamente di un anno, nell’ottobre del 1958, con l’entrata in attività della Nasa, che eredita da un precedente ente aeronautico un progetto Mercurio destinato a mandare in orbita un equipaggio umano. Un’altra possibile data è il 28 luglio del 1960, quando la Nasa annuncia un nuovo programma: si chiamerà Apollo e manderà un uomo intorno alla Luna.

Poi c’è la primavera del ’61, quando Gagarin batte di appena tre settimane Alan Shepard e si colloca per sempre nei libri di storia come il primo essere umano ad aver orbitato intorno al pianeta. Il primato sovietico spinge il neopresidente Kennedy a rompere gli indugi: il 25 maggio dello stesso anno, di fronte al Congresso, John Fitzgerald Kennedy annuncia al mondo che il programma spaziale americano sarà potenziato e avrà come obiettivo finale l’arrivo del primo uomo sulla Luna. Il Senato e la Camera dei Rappresentanti rispondono entusiasticamente, incrementando i fondi a disposizione della Nasa per la realizzazione della “più grande avventura dell’umanità”.

Negli anni convulsi della corsa allo spazio, i momenti cruciali si accavallano ed è quasi impossibile stabilire la data esatta in cui il programma Apollo cominciò a prendere vita e ad assumere la sua forma definitiva. Persino districarsi nella numerazione delle missioni è complicato. Apollo 2 e 3 non sono mai esistite, ad esempio, e fino all’Apollo 7 le missioni sono partite senza esseri umani a bordo. L’Apollo 1, invece, merita un capitolo a parte, perché la prima missione della serie, che avrebbe anche dovuto essere la prima dotata di un equipaggio, non partì mai, e fu battezzata col nome di Apollo solo a posteriori, in ricordo dei tre astronauti che non lasciarono mai la Terra.

Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee morirono il 27 gennaio 1967, poche settimane prima della data del lancio, prevista per il 21 febbraio. Morirono durante un test, per un incendio che si sviluppò improvvisamente nel modulo di comando. L’Apollo era sigillato, e tutto si svolse in una manciata di secondi. Prima che i tecnici presenti riuscissero ad avvicinarsi, il modulo si spezzò e le fiamme e il fumo invasero l’area, minacciando l’intera struttura di servizio. Ci furono 27 intossicati tra i soccorritori e quando si riuscì finalmente a raggiungere i corpi, la tuta spaziale di Grissom era andata distrutta al 70 per cento. Il comitato medico che eseguì le autopsie stabilì che gli astronauti erano morti di asfissia, ma non riuscì determinare quanta parte delle terribili ustioni si fosse verificata dopo il decesso.

Redazione Medasa per Medasa.it

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