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Suggestioni :

Donne e uomini

Esiste in Italia e nel mondo una questione antropologica, culturale…la
questione maschile.
Non il problema femminile, contrassegnato dalla discriminazione della donna nel
mondo del lavoro, nella politica, nella finanza…perché la discriminazione non
e' la causa prima della posizione della donna nella storia umana, ma la
risultante di una soggezione antica della donna verso l'uomo.
Una sudditanza fisica e psicologica che ha la sua origine, in epoca primitiva,
dalla superiorità della forza dell'uomo, capace di proteggere la donna e i suoi
cuccioli dalle presenze ostili, sia animali che uomini di altri gruppi sociali,
e provvedere alla loro sopravvivenza con la caccia.
La donna comincia a svolgere un compito socialmente evidente solo quando l'homo
sapiens diventa agricoltore e allevatore. A quel punto la donna si divide tra la
cura dei figli e il lavoro nei campi, ma la difesa fisica della famiglia resta
monopolio dell'uomo o comunque del ceto guerriero della tribù. E così per almeno
diecimila anni.
Lo stereotipo della donna debole, gentile e bisognosa della protezione maschile,
nasce prima nella storia e poi si riversa nelle fiabe, che sono uguali nelle
culture di tutto il mondo, di tutti i popoli. Ma la fiaba non va oltre la
formula…e vissero felici e contenti…perché allora nessuno si accorgeva che
le coppie delle fiabe sono asimmetriche e quindi fragili, spesso destinate
alll'infelicita'.

Non mancano esempi di affrancamento femminile dalla supremazia maschile, che
allora poteva riguardare solo un campo: quello del confronto violento, tra
guerrieri.
Cenis era una bella donna che desiderava combattere e per questo venne
trasformata in un uomo, lei per prima pensava che il corpo femminile fosse
inadatto a combattere.
Ed ecco il mito delle Amazzoni, che accettano una mutilazione della loro
femminilità per essere più abili dei maschi nel tiro con l'arco, per sfidarli
sul loro terreno. Pentesilea, la regina delle Amazzoni, e Achille si affrontano
sotto le mura di Troia come due macchine da guerra…muore Pentesilea, e ci
mancherebbe altro, ma vi siete mai chiesti che impatto avrebbe avuto la morte di
Achille sulla cultura e sulla psicologia occidentale? Se il prototipo dell'eroe
fosse stato non l'uomo, ma la donna?
Nella Gerusalemme liberata e' Clorinda che nega l'amore a Tancredi per restare
se stessa, nella fuga eterna da Eros verso Thanatos, verso la morte che nega
l'amore.
La guerra mascolinizza le donne, come Clorinda…e come la regina Boudica, che
guida la rivolta degli Iceni, Inghilerrra orientale, contro i Romani; come
Elisabetta I, violenta più dei maschi per imporsi ai maschi e conquistare il
trono, che passa alla storia come Regina Vergine, per evitare di restare schiava
della dinamica di coppia, pur avendo gagliardi appetiti.
Ultima principessa che si ribella alla subordinazione di genere, e' lady D,
povera ragazza vittima di un male oscuro, ma condannata per non essersi adeguata
al suo ruolo di principessa tradita…ascoltate the candle in the Wind di Elton
John e ne avrete pietà. 
Se proprio vogliamo citare un'eccezione si deve ricordare Abramo, che dopo aver
mercanteggiato una moglie per Isacco, si sente dire…beh, adesso sentiamo cosa
ne dice la ragazza…unica civiltà, quella ebrea, dove la donna conta così tanto
da tramandare l'identità di popolo per via matrilineare. 

Un'estrema, feroce rivolta, dimostra Medea, la regina della Colchide, tenebrosa
figura della mitologia e della tragedia greca. Gli Argonauti arrivano nella sua
terra per impossessarsi del Vello d'oro e lei aiuta nell'impresa il loro capo,
Giasone, di cui e' innamorata. Lo segue al ritorno in Grecia, per trovarsi
subito dopo messa in disparte, con i figli avuti da Giasone, che sposa la figlia
del re di Corinto. La reazione di Medea e' orribile…uccide i figli e fugge.
Erompe nella storia l'infanticidio, l'uccisione di neonati, anche se nella
leggenda sembra che Medea abbia ucciso anche figli grandi, commettendo quindi
figlicidio. Medea  uccide i figli per sottrarli al padre che ha tradito, per
follia, per vendetta, o forse per proteggerli.
Esiste forse una differenza tra il figlicidio perpetrato dalla donna e
dall'uomo… la donna uccide perché fallisce nella capacità di accudimento dei
figli, li uccide per follia, depressione post partum …per proteggerli dal
mondo esterno; l'uomo uccide i figli spesso per vendicarsi sulla donna, che da
oggetto di violenza diventa destinataria della violenza.

Medea e' anche una strega, forse la capostipite di quelle donne sventurate,
torturate, bruciate a migliaia nei secoli bui del medioevo culturale
occidentale, che affondava nella misoginia e nella guerra agli eretici; ma le
streghe sono sempre donne…portatrici di amore e di morte, che fanno nascere  e
che uccidono…due facce del pianeta femminile, che esaltano e puniscono la
virtù e la paura dell'uomo per un potere antico, divino e diabolico ad un un
tempo, mai del tutto compreso.
Nello sfondo di questa antica divisione dei sessi, esiste l'afasia presunta
dell'uomo che urla la sua volontà di potenza anche col silenzio, agitato dalla
paura di perdere il suo ruolo storico. Un uomo rintanato nel mito del suo
dominio e nella paura, inconfessata, di vedere nella luce del nuovo giorno
un'epoca di uguaglianza.
Incapacità di relazione, o meglio di relazionarsi con un modo che e' mutato,
dove il diritto primordiale e' respinto…e allora l'uomo si fa vittima di chi
non riconosce  più il suo ruolo storicamente disegnato e si sente quindi
autorizzato a ribellarsi al torto e a uccidere.
Uccide quindi per paura di perdere il suo ruolo egemone, di non possedere più
l'oggetto del suo desiderio, di non stringere in pugno la vittima storicamente
rassegnata al suo dominio…uccide spinto non dalla follia o da troppo  amore o
da un raptus, come scrivono stupidamente e pericolosamente i giornalisti, ma da
un sistema di valori sbagliati e purtroppo irreversibili nella loro patologia.
Avete mai visto un razzista convertito? Mai…e non vedrete mai convertirsi un
uomo che usa violenza alla propria donna.
Ci ho pensato a lungo e ho discusso con molti esperti…ma credo che la violenza
segni un punto di non ritorno, che non può superare neppure con la virtù del
perdono. 

Comincia Paolo, l'Apostolo delle genti, che predica la sudditanza delle donne
verso l'uomo, anche se poi le elogia…. E voi, mariti, amate le vostre mogli,
come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei.
Nel mondo greco, come ricordava tempo da Ninetta, la donna vive confinata nelle
segrete stanze…il gineceo…mentre a Roma  vive una condizione di parziale
parità. Ma i costumi sessuali aperti potevano essere puniti anche con la morte.
Esisteva sempre il pater familias, che resiste, come elemento familiare
dominante, per millenni…in Italia fino al 1975, quando il nuovo diritto di
famiglia segna il superamento della patria potestà nella potestà genitoriale.
Ma fino al 1981 nel codice penale esisteva ancora il delitto d'onore, che
giustificava e banalizzava il femminicidio; e si deve scendere di poco, al 1942,
per scoprire lo jus correggendi…il diritto di punire una donna o una figlia
troppo disinvolte in pubblico…che fu eliminato nel 1979.
Segnano una rivoluzione epocale il diritto al divorzio nel 1970 e all'aborto nel
1978 …ma prima ancora la pillola, che segna la separazione tra procreazione e
sessualità e quindi la scoperta della femminilità non più legata al dovere
coniugale. Libertà sessuale quindi…ma
fino al 1968 esisteva il reato di adulterio, diverso anche nella
terminologia…donna adultera come nella Bibbia, mentre l'uomo era solo
concubino…in barba all'art. 25 della Costituzione sulla parità di genere.

Oggi il mondo cambia, e' già cambiato. E l'uomo si avvia non verso una sconfitta
storica, epocale, come si augurano alcuni rami di un femminismo esasperato, ma
verso un modo più equilibrato di vivere il rapporto di coppia…più rispettoso
dei ruoli, più sereno, più civile.
Un rapporto basato sul dialogo, sull'accettazione delle posizioni
reciproche…sulla scoperta che lo stato di grazia, che nasce tra un uomo e una
donna nella fase del primo incontro e nell'innamoramento, può continuare nella
costruzione di un progetto di vita comune che nasce dall'amore. La simbiosi che
unisce uomo e donna fin dal primo sguardo…mi va a pelle…può tramutarsi in un
rapporto complice, che ha bisogno dell'attenzione reciproca, del rispetto
reciproco, capace di superare i momenti di crisi.
E se questo non basta a salvare un rapporto che fu bello, se ne prenda atto, con
serenità e dignità. Oggi si parla di divorzio immediato…di una cesura netta di
un'unione senza passare attraverso il lungo periodo di separazione, foriero di
quel clima di violenza che passa attraverso le ritorsioni reciproche, la
strumentalizzazione dei figli, lo stalking e il femminicidio, se non il
figlicidio.
La separazione di tre anni prima del divorzio e' offensivamente, perché nasce
dall'implicita  convinzione dell'immaturità della coppia … come quando
scriviamo nel certificato per l'interruzione volontaria della gravidanza di
meditare per sette giorni…come se una donna non fosse  già convinta di quel
passo doloroso e traumatico…un'ennesimo atto di sfiducia verso la donna e un
ennesimo, subdolo tentativo di ricattarla moralmente, di esercitare una
pressione psicologica. Ancora una violenza immotivata, come ogni forma di
coercizione. 

Il mondo celebra ogni giorno una Giornata…pace, olocausto, mamma, nonni…e fa
bene perché siamo senza memoria. Ma si rischia di esaurire nei riti di poche ore
l'attenzione che deve durare sempre, ogni minuto dei nostri lunghi giorni.
Un pericolo che non deve correre la Giornata contro la violenza sulle donne, che
si celebra il 25 novembre…qui in Italia sull'onda dei 179 casi di femminicidio
in quest'anno che finisce.
Ripensiamo, in questa giornata, alla nostra storia che ha sempre offeso la donna
come tale,  ma anche ai limiti di leggi studiate per proteggere madri e figli e
che, spesso, condannano  i padri in una coppia separata ad un ruolo ininfluente
sul futuro dei figli, per cui si assiste al paradosso che vorrebbe i genitori
uniti nel loro ruolo di educatori, ma di fatto esclude il padre relegandolo ad
un ruolo subalterno, mortificante, di visitatore ininfluente.
La difesa della donna non può diventare esaltazione della maternità e
umiliazione, fino all'annullamento, del sentimento paterno. La storia delle
separazione e' sempre un momento di smarrimento, di angoscia…che può diventare
devastante se e' gestita in odio al marito, usando contro di lui i figli,
sfiancandolo attraverso azioni penali interminabili, spesso accusandolo di colpe
orribili per delegittimare la rivendicazione dei propri diritti di padre…come
le accuse di abusi sessuali…il 33 per cento di queste denunce sono false nel
99,6 per cento… ma questi padri, mostri all'improvviso, trascorrono anni alla
gogna mediatica e non riusciranno più a riacquistare la dignità di innocenti
falsamente accusati.
E che dire poi delle madri tanto simbionti con i figli da escludere i padri dal
progetto educativo, da non riconoscerne se non il ruolo di semplice inseminatore
ed evitare…un caso su cinque…di non dichiarare all'anagrafe il nome del
padre? Un atto di esasperata libertà o la condanna incosciente alla solitudine
di se stesse e dei figli incolpevoli? 

Forse e' bene ricordare che millenni di potere indiscriminato hanno reso l'uomo
più debole nelle fasi di un cambiamento repentino come quello attuale…millenni
di dominio cancellati da cinquant'anni di leggi civili. Leggi che hanno
costretto l'uomo ad abbandonare il ruolo di pater per diventare genitore e a
vivere una genitorialita' condivisa…e gli hanno permesso di abbandonare il
destino di padre guerriero per vivere con  tenerezza il suo ruolo paterno…come
ha scritto Laia Caputo…un Ettore che si toglie l'elmo per farsi riconoscere
dal piccolo Astianatte, impaurito dall'alto cimiero, e poterlo abbracciare prima
di morire.
E oggi l'uomo non e' in grado di affrontare il nuovo mondo…gli manca il
vocabolario per esprimere i suoi sentimenti, financo per difendersi dalle sue
debolezze e dai suoi soprusi, perché prima la sua afasia era il segno della sua
potenza indiscutibile su una donna condannata al silenzio.
Esiste il pericolo che dalla violenza di genere si arrivi all'eccesso di tutela
della donna-madre, ad una sorta di immunità di genere…un ritorno al passato in
cui il genere discriminato era quello femminile. Senza pensare ad un fatto
inequivocabile…che se nella separazione cosiddetta civile la donna vede la
fine di un amore, l'uomo vede con terrore l'allontanamento dei figli.
Evitare nuove discriminazioni, stavolta a carico dell'uomo, sarà la sfida dei
prossimi  anni.

Tonino Serra

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