jerzu Suggestioni:

I Vecchi.
 

A Ierzu i vecchi non esistono.
Forse un tempo, ora non più.
Esistono solo entità benigne, che ti regalano il passato come un dono, perché lo
conservi e a tua volta lo deponga nelle mani aperte dei bambini che diventeranno
adulti, quando la tua vita sarà scomparsa.
Come siu Giginu, che e' buono e taciturno e ha il volto nobile segnato dalle
rughe scolpite da anni difficili. Ha perso un figlio, giovane, e lui si e'
interrogato per anni cercando di capire se esiste un dolore più grande di un
padre che seppellisce il figlio, che lo consegna alla terra sapendo che non lo
vedrà più, che non lo vedrà più correre verso di lui nella bellezza di una
giornata di sole o nei giorni tempestosi della vita, che dovrà ogni giorno
cercare disperatamente di ricordare la vita spenta nel tenue rumore dei passi di
bambino, che si muoveva per casa come un uccellino.
Devi carpirne il sorriso nascosto solo negli occhi che ti salutano...buon giorno
su dotto' mi pariat kissu, ma non fui seguru...bengiat ka ddi cumbidu su
caffeu...andu, ma po mei solu cicullatis...
Uno sguardo infossato negli occhi grigi del tramonto che tarda.

Siu Antoni e' un elfo, che incontro all'alba tra le case in rovina di biginau.
Hanno colori vivi e strani, queste vecchie case, come quelli usati dagli
impressionisti allucinati ed eccitati dall'assenzio nelle taverne fumose di
Montmartre…e siu Antoni ne legge i nomi dei padroni scomparsi, come un dio
Mercurio che li ricordi, non per trasportarli nel passato oscuro di un mondo
sotterraneo, ma per accompagnarli al futuro. Siu Antoni ha accompagnato i miei
anni di bambino e di adolescente, ne ricordo ancora la voce calma e suadente che
aiutava i buoi nella loro fatica, fa parte della mia vita…come l'orto di sia
Marianna, col melograno carico di colori in quest'autunno luminoso, come i muri
coperti di edera della casa di siu Peppinu o la casa muta da anni di siu Luisu.
Ha un berretto sgualcito che ha vissuto molte stagioni, siu Antoni, e copre
d'ombra gli occhi che non hanno perso il sorriso, nonostante una vita non priva
di sofferenza. 

Sia Maria non mi riconosce, guarda socchiudendo gli occhi lo sconosciuto che la
saluta dalla macchina che passa a stento nella strada stretta, ma appena abbasso
il finestrino mi sorride come una bambina felice, la pelle del viso di
porcellana animata da piccole vene rubizze e gli occhi chiari appannati dagli
anni, ma ancora illuminati di folgoranti sprazzi di ironia. E' piccola e magra,
veste di nero in contrasto con i capelli bianchi. Una bambola antica che
attraversa  gli anni senza subirli, ma che amministra con regale noncuranza.
Abita la stessa casa dove viveva con siu Giuanni…una casa imponente con una
lunga scala esterna, come usava in paese, in mattoni rossi e una ringhiera di
ferro animata da ghirigori fantasiosi. Parla un sardo puro, senza
inflessioni…una macchina mi chiede il passo e mi rattrista lasciarla. Sento la
sua carezza lieve sul braccio…la seguo dallo specchietto laterale mentre
rientra in casa e si ritira tra i suoi ricordi.

Siu Pieru sogna ancora i suoi carri e parla con i buoi…Seberau e Aranginu. Non
esistono più da anni, ma lui ogni tanto stringe le mani in una morsa improvvisa,
come se impugnasse is ordinagus e su strumbulu, e socchiude gli occhi come per
ripararsi dal sole caldo dei campi arati mentre la mente riecheggia il profumo
dell'erica e del rosmarino. Lo sentirà per sempre e lo descrive cominciando la
favola del passato che depone nel mio cuore…in s'antigu, mi iat lamau su rei
de su Casteddu kun d'unu baracellu…e  mi sembra di sentire la formula magica
di…C'era una volta, in un castello fatato, un re, che mi fece chiamare da una
guardia armata…ma con la cadenza musicale del sardo incorrotto dei racconti
senza tempo.
Quando morirà lo farà in silenzio, col respiro che sembrerà sospeso, e sentirà
il rumore del carro sull'acciottolato e il profumo del mosto de sa cobidina…

Sia Giovanna siede sul muretto del cimitero, prima del piccolo ambiente dove si
fanno le condoglianze…ha appena accompagnato il nipotino al camposanto…mi
vede e mi stringe le mani tra le sue, chiuse come in preghiera…mi chiede di
mio padre e di mia madre…sa che non ci sono più da anni, ma lei ne parla
sempre come se il passato non conti…sa che li rivedrà presto, come se li
avesse salutati in sa contonada, e con loro rivedrà quel nipotino scomparso in
un momento di bufera…lo rivedrà con la faccia pulita e sgombra dall'orribile
ferita mortale che l'ha tolto alla vita.

Io lo so.
Quando chiuderò gli occhi li incontrerò, tutti, anche quelli che non posso
descrivere nelle poche righe che consente FB…e li vedrò di nuovo seduti in
biginau, a su friscu…seccidi' innoi, t'eus lassai logu…commenti ti fui
nendu…in s'antigu m'hiat lamau su rei…

 

Tonino Serra .

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