Radio Alter on the Road Communications prosegue ad incontrare personaggi che hanno posto in relazione il mondo della musica con il pubblico nel nostro capoluogo. Il porre in relazione gli uni con gli altri richiede fiducia e conoscenza organizzativa ed il narrarne la sua evoluzione significa  anche comprendere quanto questa Cagliari si è sviluppata nel tempo fino ai giorni nostri, perché la storia è comprensione del presente attraverso la narrazione del passato.  

Quando è iniziato il tuo rapporto con la musica?

Il mio rapporto con la musica è iniziato all’età di quindici anni. Mi piaceva ascoltare la musica dei clubs a Cagliari.

Frequentavi i clubs?

Si ci andavo. Frequentavo il “ PGamma 2” , dove  era dj “Ottavia Piccolo”, di nome artistico, Masella che oggi non c’è più, e il “Quarto Mondo”, a Genneruxi, mentre   il “Pok Pak” era ubicato in via Lanusei.  Il Pok Pak nasce come un club il cui orario era dalle 15.00 del pomeriggio fino alle 20.00 della sera, perché all’epoca questo tipo di locali dovevano rispettare questi orari.

Quale era il pubblico che frequentava questi clubs?

In generale giovani, ragazzi e ragazze che iniziavano ad apprezzare la musica funky dell’epoca come i Commodores e altri che hanno fatto la storia di quel periodo.

In seguito tu hai sviluppato e contribuito a creare a Cagliari quella capacità e arte della comunicazione inerente al mondo delle relazioni: essere un P. R. Come è nata questa tua passione di organizzare e di mettere in relazione gli uni con gli altri?

La passione dell’organizzare è nato quando avevo vent’anni. All’epoca, alla fine degli anni settanta, esistevano le “cricche”, gruppi di giovani che si incontravano in un luogo determinato. Io frequentavo la cricca di via Zagabria, con Dario e Massimo Prefumo. Organizzavamo delle riunioni a casa di Roberto Barrago dove ascoltavamo musica e da lì in seguito abbiamo frequentato le cricche del Dettori. Locali dell’epoca erano il Charly di Gravellino, ma era considerato più un night che una discoteca per noi più giovani.  Ricordo il Lido di Picasso e Foscolo gestito da Devoto, che frequentavamo il pomeriggio dove dj era Filippo Lantini, mentre Fabrizio Minozzi stava dietro la sala regia con le cuffie ad ascoltare la musica. L’idea di organizzare le feste nacque quando mi fidanzai con Monica Moreno che mi propose  di organizzarne una per il mio compleanno al Lido. Mi consigliò di far stampare degli inviti alla tipografia Fois con la scritta “Sese ti invita alla festa”. Ci recammo da Gianni Picasso, che all’epoca ci appariva come un uomo burbero e di carattere, che invece acconsentì. Da lì la festa fu un coinvolgimento di tante persone. Gli inviti furono distribuiti in diverse scuole di Cagliari, il Michelangelo, il Martini, il Dettori, ecc. e presenziarono circa ottocento persone.  Seguirono altre feste in seguito. Poi, Nino Levante, il titolare dello “Xenon Club” , “Lipstick”,  ubicato in via Zagabria,  venne da me con la sua Honda 750 per organizzare delle feste e fare conoscere il nuovo locale dotato di impianti all’avanguardia. L’inaugurazione avvenne un sabato pomeriggio con il dj Marco Falchi, che possedeva una ottima tecnica nel missaggio. Anche qui le feste ebbero un grande successo di pubblico.

Problemi di ordine pubblico?

No nessuno. C’era Gianni Picasso come buttafuori . Era titolare e svolgeva anche la mansione di controllo. Arrivavamo con i motorini, il “Si”, il “Ciao” o il “Boxer”. Parcheggiavamo dai “caddozzoni”, o da Massimo il Romano, che vigilava da buon amico. Altri tempi. Ci divertivamo così con poco e con la musica e gli amici.

Come veniva vissuta la musica e il ballare? C’era un “apparire” o “emergere” nel modo di ballare? O c’era una omogeneità nello stile del ballare?

In quel periodo c’erano dei ragazzi che si mettevano in evidenza e che noi denominavamo “i gaggi”. Alcuni provenivano dai quartieri di Sant’Elia o San Michele. Ballavano benissimo e come si diceva a quel tempo “cercavano la pista” con i dischi di Patrick Hernández. In genere si rimaneva distanti perché quando ballavano loro bisognava stare attenti a non calpestargli i piedi altrimenti scoppiava la rissa. Così in seguito ci si è specializzati sempre più nell’organizzare le nostre feste ad invito proprio per evitare “scontri danzanti” con altre persone non provenienti dalle nostre cricche e gruppi.

Oggi invece come appare l’ambiente musicale delle discoteche? Quanto è cambiato negli anni ottanta e novanta?

Dagli anni ottanta ad oggi c’è stato un grande cambiamento. Negli anni ottanta e novanta si aveva un contatto diretto con le persone. Con l’avvento di Internet e dei cellulari, invece, si è instaurato un rapporto distaccato e virtuale. Prima l’incontro avveniva in modo diretto, e i gruppi giovanili e la comunicazione stessa era diretta. Durante l’estate, dalla città ci si spostava nei baretti del lungo mare Poetto che ospitavano bands che eseguivano musica dal vivo e perciò ci si incontrava tutti in luoghi determinati senza perdersi di vista e non solo con il passaparola, ma anche con il sistema degli inviti.

Quando si è avvertito il declino delle discoteche?

Dopo gli anni novanta le discoteche hanno perso una certa importanza come luoghi di ritrovo per ballare. Assemini era la Las Vegas della provincia e organizzavo feste al Kilton con Sandro Murru, spesso a tema, come il “pigiama party” o “festa hawaiana”. Oggi tutto ciò non esiste più.

Come riuscivi e riesci ancora oggi a mantenere queste relazioni nel tempo?

Faccio presente che si guadagnavano poche lire o niente nell’organizzare queste feste. Lo si faceva per passione e puro divertimento, quello di stare con gli altri e con gli amici. Un giorno alla Carapigna, una gelateria dove tutte le cricche si incontravano e si decideva dove andare a ballare, si avvicinò Titino Meloni  il titolare del Villarosa, la discoteca di Sarroch, e mi chiese di organizzare delle feste al suo locale.  Ero un po’ titubante perché pensavo che 35 chilometri distanti da Cagliari avrebbero scoraggiato la gente a venire al locale. Iniziai questa nuova avventura con Dario Prefumo come dj e fu un successo. Riuscimmo a far venire al Villarosa una gran parte di pubblico cagliaritano, in particolare quello delle cricche che frequentavo.

Tu fai una selezione delle persone che inviti?

In generale porgo gli inviti alle persone che conosco. In seguito nasce il fattore selezione, perché per fare stare bene la gente che si invita, bisogna trovare persone che per empatia si riconoscano tra loro. Quello era il modo di approcciarsi all’epoca. Poi, dopo otto anni di organizzazione al Villarosa, Bepi Onano, all’epoca il più giovane notaio d’Italia, mi invitò ad organizzare l’inaugurazione di Capo Boi a Villasimius e le serate estive. Così lasciai  quelle dell’Acquarium con Giulio Massidda e Filippo Lantini, e mi avviai verso una nuova fase. D’altronde molti cagliaritani che avevano la casa estiva in quei dintorni frequentavano il locale perché più consono per le vicinanze, e anche in quella occasione fu un successo.

Possiamo definire che c’è uno spostamento di un gruppi sociali che riuscivi a far spostare da un locale all’altro?

Si. All’epoca la Cagliari estiva si divideva tra Capo Boi di Villasimius e Capo Blu di Santa Margherita di Pula, gestito da Gianni Picasso, Foscolo e Roberto Devoto. Era un transitare da una costa all’altra, quella orientale e quella occidentale. Dj sempre Filippo Lantini. Quel periodo nascevano anche i locali AICS come “Linea Notturna”  di   Marcello Lai, e successivamente l'”Ampurias” di Italo Pau, il “Samba” in via Mameli di Benny Meleddu  e il” Beaubourg” di Attilio Collu, dove si giocava a backgammon e spesso la gestione dei bar delle discoteche veniva affidata a gestori professionisti del settore che ne organizzavano l’organico.

Come era suddivisa la gestione di una discoteca all’epoca?

Gestione del bar e gestione della discoteca e gestione della musica venivano affidate a differenti persone, ognuna competente nel suo campo d’azione.

Negli anni ottanta perciò nascono anche i localini denominati alternativi?

Molti erano localini con tessera AICS dove si poteva cenare e ascoltare anche musica dal vivo. Era una Cagliari giovane e fortemente propositiva sia a livello di ristorazione che artistico e musicale. Ricordo il “Soul”del Corso Vittorio Emanuele, un locale di Michele Savona, e il “Cinecittà” di via Cimarosa di Nicoletta Deriu, sorella di Pier Carlo Deriu che oggi suona a Newcastle. Tutti ragazzi che hanno contribuito alla crescita manageriale di un capoluogo in fermento artistico. Era una Cagliari che necessitava di un passaggio, di un periodo di transito, da uno stagnamento a nuove proposte delle giovani generazioni che si affacciavano al mondo del lavoro con nuove idee e nuove visioni manageriali.

Arriviamo agli anni duemila. Cosa è cambiato?

C’è stato un forte cambiamento. Le discoteche hanno incominciato a chiudere. Discoteche, che erano imprese familiari, come l’Euro Garden hanno fermato la loro attività. Mai avrei pensato che Basilio e Priamo chiudessero l’Eurogarden. Non essendoci stato più quel pubblico chele frequentava, e non essendoci un ricambio generazionale, hanno visto diminuire le loro attività.  Ormai tutti quei gruppi e le cricche con le quali ci si spostava da una discoteca all’altra si stavano disgregando, sia per età che per maturità  e crescita. Quel pubblico che le frequentava non c’era più.  La moda della discoteca ormai stava svanendo. D’altronde Cagliari è una città che segue le mode e quando questa cambia, cambia contemporaneamente anche il suo pubblico.

Tu che conosci questa città da questo aspetto, perché secondo te Cagliari ha questa peculiarità di muoversi per schemi “modisti”?

Credo, forse, perché non esistono nel capoluogo delle mode definite. È una città con molteplici aspetti e visioni diverse sia nei gusti artistici che di pensiero. Perciò anche oggi si presenta un pubblico alquanto variegato e disomogeneo che frequenta i diversi locali. Poi in relazione alla Cagliari by night del passato vi era anche all’epoca una suddivisione di un certo numero di persone che preferivano o uno o l’altro locale. Esisteva un pubblico frequentante o il Kilton, o l’Eurogarden, il Charly di via Dexart, il Villarosa, ecc., i locali di quegli anni.

Cosa è cambiato oggi nel modo di ballare, di incontrarsi e di ascoltare la musica?

L’avvento di Internet e il potere avere accesso alla musica gratis ha portato a un grande cambiamento. Diversi canali musicali danno la possibilità a tante persone di scaricare la musica e di isolarsi anche dagli altri nel proprio privato.  Oggi si va verso un’organizzazione di party ed eventi più privati dove ci si ritrova dopo tanti anni. Ciò è accaduto con festa estiva dei Djs. Ci siamo ritrovati tutti e grazie a questi vecchi amici è rinata in me la voglia di riorganizzare le feste posto che dopo gli anni novanta mi ero dedicato al mio lavoro effettivo e alla famiglia.

Tirando le somme pensi che questa è ancora una Cagliari che ha ancora voglia di divertirsi o altro?

Dagli eventi che organizzo vedo una Cagliari che ha voglia di ritrovarsi e trascorrere con della bella musica dei momenti insieme. In una delle ultime serate organizzata alla Paillotte di Cala Fighera a Calamosca ho rivisto tutte quelle persone che ho conosciuto e frequentato negli anni, ed è stato bello rincontrarsi.  È  un vero piacere organizzare una festa e trasmettere a tutti l’entusiasmo di esserci. La ricetta sta non solo nell’azione di “portare le persone” al locale, ma anche farle sentire a proprio agio durante tutta la sera. Le vere pubbliche relazioni sono quelle che si instaurano anche durante tutto l’evento.

Perciò non è solo il dare un invito alla festa che è fare il P.R.?

No, assolutamente no. È un errore comportarsi così. Non si possono invitare le persone e lasciarle da sole in un locale e abbondarle a sé stesse nel senso “divertitevi come volete”. Bisogna andargli incontro, salutarle, farci una chiacchiera, stabilire una comunicazione costante ed intervenire se si prospetta un disagio del momento, e non tralasciare neanche i privée.

Quando sono nati i privée?

In Sardegna sono nati nelle famose discoteche alla moda di Porto Cervo, Porto Rotondo, ecc. dove se si voleva un tavolo più appartatosi poteva usufruire di spazi più privati e con maggiore discrezione. Un fenomeno degli anni novanta.

Il privée non è un fenomeno dissociativo?

Si è chiaro che dà un taglio differente agli usi e costumi della discoteca che nella sua prima fase associava invece le persone.

C’è un sogno di Sese Sanna?

Continuare così come mi sento oggi. Mi piace stare bene con le persone con le quali io stesso cerco di relazionarmi. Mi piace stare con Nando Lai, non solo perché è un organizzatore di eventi, ma anche perché vi è un’amicizia e stima.

Perciò per te l’amicizia ha un valore?

Per me si. Anche se quest’anno ho organizzato alcuni eventi da solo, come quello del T Hotel a Cagliari, dove Cualbu e Collu mi hanno permesso di preparare una festa party con una sfilata di moda della Fashion Squad Model Agency  e che ha visto anche l’impegno di Francesco Locci. È stato un matrimonio con la musica e la moda. In seguito abbiamo proseguito su questa linea a Villa Fanny da Lucina Cellino con una sfilata di moda stile anni Trenta. È stato anche questo evento molto soddisfacente nella riuscita. Una bella scommessa! Ha partecipato anche la gioielleria di Candido Operti, e tanti altri sponsor come la BMW e la Harley Davidson e questo ha permesso alle modelle di far ammirare gioielli e abiti degli anni Trenta del Novecento.

Perciò organizzare un evento richiede un fattore di markenting e di pubblicità e mettere in essere una certa economia?

Certamente. È mettere in atto una macchina organizzativa perché oggi i tempi sono cambiati rispetto al passato. Richiede tutto ciò più di un mese di tempo.

Un’ultima domanda che pongo a tutti gli intervistati. Giunge un’astronave con gli alieni a bordo. Devi spiegare agli extraterrestri che cosa è una festa e un divertimento e li devi invitare. Come li inviti?

Li invito a venire ad una festa dove c’è bella musica e soprattutto a stare con il nostro pubblico, perché questo pubblico è sempre allegro e sorridente, dove si ha voglia di incontrarsi gli uni con gli altri, “e perché non anche con voi alieni”?

Fotografia : Alessandra Zorcolo

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