IL SOGNO DI UN CAMPIONE: FRANCESCO “CHICCO” ZEDDA
Campione del mondo, Campione d’Italia e Campione d’Europa tre anni fa, nel Body Building Natural, l’atleta Francesco Zedda, alias Chicco, Laureato in Scienze Motorie e direttore sportivo della Palestra “Central Fitness” a Quartu Sant’Elena, conquista ancora un titolo il 7 giugno di questo anno a Carbonia per la XVI edizione della Body Building Cup Sardinia, svoltasi al Palazzetto dello Sport della città sulcitana Lo abbiamo incontrato per conversare sullo stato attuale dello sport nella nostra isola.
Dottor Zedda un altro traguardo raggiunto. Però lo sport nazionale in diversi settori sta soffrendo perché non si fa una politica di appoggio per i più giovani. Accade così così anche nel suo campo?
«Credo che il problema non sia la mancanza di interesse da parte dei giovani. Anzi, vedo molti ragazzi e ragazze che frequentano le palestre e hanno voglia di mettersi alla prova. Il punto è che oggi, soprattutto attraverso i social network, viene proposto un modello di bodybuilding estremamente estremo, fatto di masse muscolari che appaiono irraggiungibili per chi si avvicina per la prima volta a questo sport. Molti finiscono per pensare che per gareggiare sia necessario raggiungere livelli che non sentono compatibili con la propria idea di salute, estetica e benessere.
Per questo ritengo che il movimento debba investire maggiormente sulle categorie di accesso e sulle formule che valorizzano proporzione, forma fisica ed estetica, permettendo a più persone di vivere l’esperienza agonistica senza sentirsi obbligate a inseguire modelli estremi. I giovani ci sono, bisogna semplicemente creare percorsi che li facciano sentire accolti e rappresentati.»
Se vogliamo educare allo sport e alla partecipazione cosa consiglia in base alle sue esperienze sportive e di partecipazione?
«La mia esperienza mi ha insegnato che per educare allo sport bisogna prima di tutto educare alla partecipazione. Oggi molti giovani si avvicinano a una disciplina pensando immediatamente al risultato finale, al confronto con gli altri o ai modelli che vedono sui social. Invece lo sport dovrebbe essere vissuto come un percorso di crescita personale.
Il consiglio che mi sento di dare è di creare ambienti in cui le persone possano mettersi alla prova senza sentirsi giudicate. Bisogna valorizzare l’impegno, la costanza e il miglioramento individuale più del risultato agonistico. Le vittorie danno soddisfazione, ma sono gli anni di allenamento, di disciplina e di confronto con sé stessi che costruiscono davvero l’atleta e la persona.
Per questo credo sia importante offrire categorie e percorsi accessibili a tutti i livelli, soprattutto ai più giovani, affinché possano vivere l’esperienza della gara come un momento di crescita e non come un traguardo riservato a pochi. Se riusciamo a trasmettere il piacere della partecipazione, allora anche i risultati arriveranno naturalmente.»
C’è un suo sogno?
«Dopo trent’anni di gare potrei dire di aver raggiunto molti degli obiettivi che mi ero prefissato come atleta. Oggi però il mio sogno non riguarda più soltanto i risultati personali. Mi piacerebbe vedere questo sport crescere nuovamente, con palazzetti pieni di giovani atleti pronti a mettersi in gioco e a vivere il bodybuilding come una disciplina capace di coniugare salute, impegno, estetica e spirito agonistico.
Vorrei che sempre più ragazzi e ragazze trovassero il coraggio di salire su un palco senza sentirsi intimiditi da modelli estremi o irraggiungibili. Se tra qualche anno vedessi nuove generazioni raccogliere il testimone e portare avanti con entusiasmo questa passione, credo che sarebbe la soddisfazione più grande e il traguardo più bello della mia carriera sportiva.»

