Radio Alter on the Road Communications è voluta entrare nello studio artistico di Viola Vistosu Villani, pittrice di profonda sensibilità culturale e raffinata espressività artistica, rivelandoci nel nostro incontro dialogico le nuove forme di ricerca dei linguaggi  e dei colori che la Sardegna sa ancora offrire in questi tempi di grandi cambiamenti planetari.

Viola pittrice, modella, artista, che cosa è per te la pittura?

La pittura è nata con me. È nata da sempre. Fin da bambina mi ha accompagnato con la fantasia molto fervida. Non sapevo leggere e già inventavo storie che poi disegnavo. Perciò la pittura è iniziata fin dall’infanzia, cioè rendere reale la mia interiorità.

Perciò la pittura è anche una scrittura?

Per me è sicuramente una scrittura. La mia arte è il mio diario segreto. Io descrivo ciò che mi succede interiormente, dipingendo ciò che provo e che sento, in forma allegorica. Cos’ invece di scrivere il classico diario io utilizzo il pennello ed i colori.

I colori come i suoni sono hanno delle frequenze. Quali colori per te sono più attinenti alla tua personalità? E che cosa è il colore? E che ricerca fai sul colore?

Ricerco delle mutazioni che costantemente sento sia in me e nella vita che conduco, e quindi, è proprio in questi cambiamenti esprimo la varietà dei colori che non sono sempre gli stessi. Anni fa, per esempio, dipingevo con una pluralità e varietà di colori, quasi molto naïf con colori molto accesi e quasi plastici.

Come gli impressionisti?

Più verso i surrealisti, un po’ Magritte un po’ Frida Kahlo. Colori onirici. Ora ho cambiato verso una colorazione più cupa, ma non perché la mia vita sia cupa; è lo studio di ricerca e cambiamento di un’evoluzione. È uno studio alla Caravaggio con la genesi della luce. Amo questi corpi che provengono dall’ombra e vengono rischiarati dalla luce. Oggi perciò utilizzo il nero e i colori della luce. Io amo molto il rosso e sempre questo predomina non in quantità ma in qualità. Ecco che, in un mio quadro, un piccolo elemento in rosso tende a sottolineare un preciso simbolo, perché considero il rosso il colore della vita, del sangue, del cuore umano, del sentimento e dell’amore. Quindi il rosso è una costante del mio dipingere che procede simultaneamente con il lavoro di contrasto dove al caldo del rosso aggiungo dei colori freddi. Penso che l’arte, per essere tale, debba assolvere diversi piaceri. In questo caso il piacere visivo, consistente nelle forme, bilanciamento dei colori, e in un significato che lo spettatore da.

È molto interessante ciò che ricerchi. Mi ricorda la poesia dei Crepuscolari dove esprimevano, attraverso la tecnica poetica , il contrasto , il crepuscolo ed il gioco della luce in esso. O come canta Franco Battiato, che anch’egli è oggi pittore, “trovare l’alba dentro l’imbrunire”.

Si. Lui ama molto i contrasti. Ha fatto anche una canzone dove parla dell’ombra della luce.

Tu ti ci ritrovi in queste espressioni?

Si. Io mi ci vedo molto in questo.

Non pensi che tu come artista hai usato in un periodo i colori in certo periodo mentre ora stai maturando una nuova visione introspettiva di riflessione?

La definirei di raccoglimento.

Questa è una spiritualità esistenziale?

Si. Sicuramente all’inizio ho usato i colori perché avevo voglia di esprimere. È come una persona che stando muta per lungo tempo, poi, per contrasto, si pone ad urlare. Dopo l’urlo avviene un bilanciamento ed usa un tono vocale più moderato nel parlare. Io per anni sono stata muta. Si dipingevo ma frequentando il liceo artistico, però mi sentivo un poco tarpata per quelli che erano i miei studi accademici. Non riuscivo ad esprimere esattamente il mio essere attraverso la pittura. Quando ci sono riuscita ho urlato ciò che volevo esprimere con questi colori stridenti. Esaurito il compito sono passata alla fase successiva di raccoglimento dove non c’è stata più la necessità di urlare. Così adesso do più attenzione alla forma di un oggetto e di un corpo piuttosto che al colore stridente. Infatti i primi dipinti, come già detto, erano molto naïf, perché ciò che mi interessava era il messaggio e non il virtuosismo della forma. Invece adesso è il contrario. Il messaggio è sempre importante, però sono un po’ più sazia.

Che soggetti rappresenti in questa ricerca?

Tendo quasi sempre ad un diario personale e sono quasi sempre autoritratti. E anche quando non mi assomigliano c’è una somiglianza. Per esempio sto ritraendo un cervo che vuole rappresentare un animale immolato perché in effetti è la testa di un cervo e in un periodo della mia vita mi sono sentita così, come un trofeo appeso e quindi adesso sto semplificando quello che ho provato. Ecco questo mio sentire in questa rappresentazione. Infatti come lo finirò sarà un cervo con gli occhi umani.

Tu sei anche una modella. L’immolazione ha una relazione con questa professione? Cosa significa fare la modella? Noi vediamo le modelle nei cartelloni pubblicitari e si ha una idea delle modelle prive di personalità, quasi fossero esseri asettici manipolate dal mercato del visivo. Invece le modelle sono delle persone.

Sono delle persone. Fare la modella o essere modella, questa è una differenza sostanziale. Io ho fatto la modella. Lo sono stata. Ho acquisito il “buono”, il viaggiare, conoscere persone creative come i fotografi, lo fare parte di uno staff, il fare un progetto di una campagna pubblicitaria e quindi, ribadisco, per me interessante dal punto di vista creativo. Essere modella è un altro discorso. È molto rischioso perché tu sei per quello che appari e non per quello che sei. Ciò è molto brutto ed io lo ho provato per un periodo. Da questo punto di vista ci si può ammalare, per esempio, si diventa anoressici, o stravolgersi con siliconi, o con chirurgie estetiche, perché uno non si piace mai, perché è un mondo dove apparire non basta mai, e soprattutto dipende da sé stessi. Mentre in altro mestiere possiamo migliorarlo con le nostre capacità e concentrazione e abilità, l’aspetto fisico che la natura ci ha dato non possiamo cambiarlo. Possiamo andare dal parrucchiere, metterci un poco a dieta e fare sport, ma non possiamo cambiarci i connotati. Questo desiderio che ti porta a fare cambiare i connotati sfocia purtroppo in malattia. Malattia relazionata al cibo o al rifarsi completamente per cambiare i connotati con la chirurgia, che per me è una malattia. È una cosa che io ho evitato. Ho evitato proprio di fare parte di questo mondo, tanto che quando mi è stato proposto di partire all’estero per tanti mesi a Parigi, a Tokio, io ho rifiutato proprio perché sentivo nell’aria questo pericolo. Vedevo molte mie colleghe che purtroppo vivevano certe situazioni tristi ed infelici, dal mio punto di vista, e perciò la mia salvezza è stata l’arte, e vivere in un ambiente come la Sardegna e la mia famiglia, dove le cose semplici ,“grazie a Dio”, ancora hanno dei valori e trionfano sul superficiale, cosa che in altri posti non è più così. Quindi recarsi a Milano e fare diversi casting e non sentirmi all’altezza, perché da un punto di vista estetico erano “migliori” di me, per poi tornare in Sardegna, andare al mare, mangiare un bel piatto di pasta e sorridere del niente, questo mi ha aiutato e mi ha fatto capire che era molto più importante il mare, i sorrisi, il piatto di pasto, piuttosto che quel tipo di ambiente finto.

Eppure negli anni settanta e ottanta le modelle erano molto creative e con forti personalità. Creavano delle mode. Cosa è successo?

Credo ci sia stata un’inflazione. Prima fare la modella era un’eccezione probabilmente e sicuramente tu ti riferisci a Twiggy Lawson, che è diventata un’icona. Dopo si è passati ad un’ideale di perfezione assurda. Negli anni novanta con modelle come Naomi Campbell e Cindy Crawford erano bellissime modelle ma ancora loro stesse, erano giunoniche, bellissime, però rappresentavano la loro identità. Poi bisogna fare presente che una tra mille diventa una Naomi. Ma cosa è successo poi alla donna? È accaduto che si è “incartata” , ha voluto deformarsi per volere rispondere alle richieste assurde del mercato. Ritorniamo al discorso dell’anoressia, che se ne è parlato tanto negli anni passati e fortunatamente oggi la moda sta cambiando perché non c’è più l’esigenza della ragazza magrissima. Prima c’era l’esigenza della donna secca e androgina, perché molti stilisti gay, con delle idee che andavano al di là della donna formosa, presentavano questo modello di tendenza, magrezza e assenza di forme femminili .

Viola tu che sei artista a 360 gradi non pensi che una donna deve tornare a riappropriarsi della sua femminilità e creatività senza delegare allo stilista, ma alla sarta che modella sul tuo corpo le tue misure e i tessuti?

Si assolutamente si.

C’è un’ideale di donna o donna sarda e artista che ti piace?

Io non ho un mito. Però ammiro molto Maria Lai. Lei è riuscita a creare, con un lavoro di tradizione, un’arte dove le donne lavoravano semplicemente a maglia o all’uncinetto. Lei da questa arte artigianale , dal punto di vista della Teknè , ne ha fatto un’espressione totale di ciò che sentiva. Ammiro tanto Grazia Deledda e sono tante le donne sarde che mi piacciono. Queste donne alle quali era vietato tanto e hanno avuto la tenacia di andare avanti. Alle donne era anche vietato di dipingere prima. Infatti gli acquarelli botanici,  utilizzati nelle illustrazioni dei libri di botanica, erano dipinti solo da loro, perché era l’unica espressione che veniva permessa. Era vietata anche la libertà di espressione artistica e potevano fare dell’arte solo legata alla teknè, ad un utilizzo specifico. Poi ci sono le eccezioni come Artemisia Gentileschi, la pittrice rinascimentale che dipingeva benissimo. Dipingeva delle scene molto femministe perché lei era stata stuprata da ragazzina, e ciò che raffigurava richiamavano personaggi come Salomè, o figure femminili in un relazione a quella maschile.

Viola le tue letture preferite?

Sono una grandissima lettrice. Le mie letture sono molteplici e varie. Dai romanzi ai libri di botanica. Sono anche un amante del simbolismo proprio perché dipingo per simbolismi.  È  un linguaggio che mi si addice in questo momento. Sto leggendo un libro sul simbolismo massonico, uno sul simbolismo sacro e su quello dei tarocchi.  Mi affascina questa comunicazione ermetica.

Come il simbolismo di Leonardo Da Vinci che utilizzava nel suo comunicare

Si . Inoltre era anche famoso per la sua scrittura speculare. Però confrontarmi con un grande mi viene in salita dialogare.

Ma stiamo parlando di espressioni artistiche umane. Secondo te perché si sceglie il linguaggio simbolico?

Io posso parlare dal mio punto di vista. Il simbolo è un codice. Un codice che deve essere poi decodificato e che non è alla portata di tutti, ma solo per chi ha veramente voglia di decifrare, di capire e vedere. Bisogna possedere le chiavi di lettura del simbolismo sia pittorico o altro. Pensiamo alla figura del pesce nell’arte sacra o al simbolismo letterario, ecc. Io utilizzo dei miei simboli che poi vanno interpretati da un lettore, e raramente utilizzo dei simboli con significati preesistenti, proprio perché non voglio che il mio messaggio possa essere travisato. Per esempio, lo scorso anno, dipinsi  la “torre di Babele” dove ho voluto finire questa torre, perché in genere viene raffigurata a metà per punizione divina, e in cima raffigurai un occhio di Dio che guardava. Risultò una specie di piramide con un occhio e tutti mi domandavano se fosse un simbolo massonico, mentre per me esprimeva ben altro.

L’arte salverà il mondo? La bellezza salverà il mondo?

Magari! Sicuramente se non salverà il mondo l’arte è una delle componenti che potrebbe salvare il mondo. Da sola non penso. Serve altro. Però si perché l’arte è sensibilità, è bellezza, rispetto e disciplina. Ma non basta a salvare il mondo perché l’uomo è riuscito ad utilizzare l’arte anche nella tortura. Ad esempio “la Vergine di Norimberga” , la vergine di ferro, è un’espressione artistica, perché è decoratissima. L’uomo ha messo arte anche per torturare il suo simile. Quindi ciò è bestiale e terribile. Non penso che solo l’arte possa salvare il mondo, perché l’uomo riesce anche nella sofferenza a metterci arte. Ciò è molto controverso. Può essere sia un’ancora , ma anche atrocità.

Molti compositori ebrei durante la prigionia nei lager nazisti hanno composto musica per sopravvivere. Qui l’arte li ha salvati

È vero. Ma è anche vero che molti nazisti con arte hanno utilizzato la pelle degli ebrei per creare dei paralumi. Purtroppo l’arte viene utilizzata anche per cose orrende. Parlare dell’arte in termini buonisti no.

Cosa è la bellezza?

La bellezza è l’armonia. Ciò che può essere armonico allo sguardo. Per esempio un viso bello non deve avere per forza i lineamenti simmetrici, o con i lineamenti piccoli, deve essere un qualcosa di armonioso. Per essere armonioso deve avere dei bilanciamenti precisi.

Eppure Picasso questi bilanciamenti non li raffigurò più

Picasso ha stravolto la concezione che noi conosciamo di bellezza nella quale ci riconosciamo, però è riuscito a trovare un altro tipo di armonia. Ha stravolto l’ordine degli addendi ritrovando un altro tipo di armonia stravolta. Questo è molto bello. Per conoscere veramente la bellezza dell’arte basta osservare la natura.

Cosa ami della natura?

Ne amo la sezione aurea, il numero di Fibonacci, quello che più ci può fare intendere il concetto di armonia. Noi siamo strettamente legati a questo perché la vita si è sviluppata grazie anche a questo numerino. Come lo può essere la chiocciola della lumaca o un cavolfiore che cresce proprio grazie a questo numero, perché la natura stessa ha capito che la sua vitalità dipende da questo numero. Noi siamo strutturati per vedere bello questo genere di armonia. Quando c’è questa armonia, e questo numero si ricompone, non importa se un occhio è storto o se parlando come il linguaggio di Picasso, gli ordini degli addendi sono completamente stravolti, perché se poi sono ricomposti, secondo un altro tipo di composizione armonica, allora abbiamo di nuovo la bellezza.

Ho visto che c’è un quadro vi è rappresentato un corpo maschile o no? E sembra squarciato … è una vendetta verso l’uomo?

Sono rappresentati due corpi. Uno femminile e uno maschile. Sembrerebbe una vendetta ma non è una vendetta verso l’uomo. Quella è un’immaginazione esacerbata, è la “rottura delle illusioni”, come quando noi pensiamo di avere davanti un certo tipo di individuo, perché noi stessi ci siamo creati delle aspettative e delle illusioni, e poi invece questo sogno si rompe. Vi è uno “squarcio dell’identità” della persona che abbiamo davanti. Quando si dice : “ma io pensavo che tu fossi  diverso”. Pensare che una persona fosse l’opposto di quello che si è rivelata essere. In realtà non è la persona che è cambiata. Sono le nostre aspettative che si sono squarciate e noi automaticamente squarciamo l’altra persona. Questo quadro vuole rappresentare la rottura di un’identità, di un’immaginazione che si è rivelata fasulla. Poi ho voluto far uscire dallo squarcio la colomba della pace, perché da tutti i traumi ne deriva una liberazione. Da uno squarcio si può realmente conoscere la persona. La perdita dell’illusione può essere traumatica, ma solo così riusciamo a vedere la realtà. Questo ci porterà alla pace, a quella consapevolezza che ci porta a vivere meglio.

C’è un sogno o un progetto di Viola Vistosu Villani?

Tantissimi. Nel campo della pittura riuscire a dare un contributo alla Sardegna. Sembra un grande sogno, ma mi piacerebbe riuscire portare l’arte sarda all’estero. Farmi conoscere come pittrice sarda all’estero. Come ha fatto Maria Carta con la musica, e, mettere sempre nei miei quadri degli elementi di sardità, che possono essere il velo sardo campidanese, o un bottone o un fico d’india, ecc. Elementi della cultura sarda. La Sardegna è molto conosciuta per le sue spiagge, ma poco per la sua cultura. Siamo un insieme di culture mediterranee meravigliose nel nostro DNA, di colori e musiche e di riti ancestrali. Mi colpisce la dignità , la fierezza ed il camminare a testa alta delle donne sarde. Mi piacerebbe addolcire e raffigurare con i miei colori questa fierezza solare mediterranea.

 

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