Ricordando Andreas Fridolin Weis Bentzon nel 90° anniversario dalla sua nascita Cagliari • Casa del Quartiere di Is Mirrionis • via Nebida, 36 sabato 17 ottobre (dalle 9:00 alle 23:30)
Cagliari ricorda Andreas Fridolin Weis Bentzon a novant’anni dalla nascita.
Sabato 17 ottobre alla Casa del Quartiere di Is Mirrionis
una giornata di studi sul lascito dell’antropologo ed etnomusicologo danese,
dal suo lavoro sulle launeddas alle nuove prospettive di ricerca.
In programma anche una mostra con le sue fotografie
e in serata musica e balli tradizionali sardi.
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Sabato 17 ottobre alla Casa del Quartiere di Is Mirrionis
una giornata di studi sul lascito dell’antropologo ed etnomusicologo danese,
dal suo lavoro sulle launeddas alle nuove prospettive di ricerca.
In programma anche una mostra con le sue fotografie
e in serata musica e balli tradizionali sardi.
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Nuova iniziativa di Iscandula, l’associazione culturale diretta da Dante Olianas, da anni impegnata nella ricerca, nella divulgazione e nella valorizzazione della cultura e della storia della Sardegna: sabato 17 ottobre, a Cagliari, è in programma il convegno “Ricordando Andreas Fridolin Weis Bentzon nel 90° anniversario dalla sua nascita”; un’intensa giornata di studio e confronto, alla Casa del Quartiere di Is Mirrionis, in via Nebida al civico 36, per riflettere sul contributo dell’antropologo danese alla conservazione e alla conoscenza del patrimonio demo-etno-antropologico della Sardegna. E sarà anche un’occasione per interrogarsi sul destino e la valorizzazione del suo lascito documentale e per esplorare nuove prospettive di ricerca in continuità con la sua opera.
Nato a Gentofte, vicino a Copenaghen, il 23 maggio 1936, Andreas Fridolin Weis Bentzon sbarcò per la prima volta in Sardegna a soli sedici anni, trovando nell’Isola «lo scopo della mia vita», come annunciò alla famiglia una volta tornato a casa. Formatosi poi come antropologo ed etnomusicologo, fece della Sardegna il centro della sua attività di ricerca, conducendo numerose campagne di studio che gli permisero di realizzare il primo, e ancora insuperato, studio sistematico sulle launeddas e di raccogliere un vastissimo corpus di materiali etnografici e antropologici di inestimabile valore storico e socioculturale.
Il convegno di sabato 17 si aprirà alle 9 con i saluti istituzionali di Andrea Dettori, Capo di Gabinetto dell’Assessorato Regionale alla Cultura, di Nina Bentzon-Ehlers in rappresentanza degli eredi Bentzon, e di Dante Olianas, presidente di Iscandula. Alle 10, moderati da Eva Garau, via agli interventi scientifici introdotti proprio da Olianas che ripercorrerà la storia dell’associazione e il lavoro svolto per mantenere viva l’eredità di Bentzon. La parola passerà quindi ad Anne-Mette Marchen Andersen, curatrice del Museo Nazionale di Danimarca, che si soffermerà sul valore degli oggetti conservati nel museo e sulla loro capacità di continuare a raccontare storie. A seguire, il giornalista e fotografo Uliano Lucas rifletterà invece sul racconto visivo della Sardegna e sull’attualità della lezione di Bentzon.
Dopo la pausa pranzo, il convegno riprenderà alle 15 con Peter Ian Crawford, professore emerito di Antropologia visiva all’Università Artica della Norvegia, che inquadrerà l’eredità di Bentzon nel contesto dell’etnografia multimodale contemporanea. “Oltre la langue bentzoniana: decodificazione analitica, dialettica poietica e nuove prospettive nel linguaggio delle launeddas” si intitola il contributo di Antonio Lai, del Dipartimento di Musicologia dell’Università Paris 8, mentre l’etnomusicologo Marco Lutzu, dell’Università di Cagliari, si concentrerà sui metodi e sulle prospettive della ricerca di Bentzon come etnografo musicale. Chiuderà la sessione degli interventi l’antropologo Umberto Cao, dell’Università di Aix-Marseille, con una riflessione sull’attualità dell’approccio antropologico di Andreas Fridolin Weis Bentzon.
Alle 17.30, dopo una pausa caffè, spazio a una tavola rotonda che coinvolgerà i relatori e il pubblico, offrendo un ulteriore spazio di confronto sul lascito scientifico e documentale di Bentzon .
Infine, alle 20, a chiudere la giornata nella sala grande della Casa del Quartiere, ritorna Bell’arrosa, sa primu discoteca de ballu sardu in su mundu, l’iniziativa ideata da Iscandula nel 1997 e successivamente riproposta con successo in diverse occasioni. A guidare le danze, Bruno Camedda alla fisarmonica e Leonardo Palmas alle launeddas.
Per tutta la giornata, negli stessi spazi, si potrà visitare una mostra fotografica curata da Pietro Frau, con immagini scattate da Bentzon tra il 1955 e il 1962. L’esposizione comprende diciassette gigantografie in bianco e nero (150 per 150 centimetri), accompagnate da dieci pannelli (70 per 100) in cinque lingue, che ripercorrono la vita e l’opera dell’antropologo danese.
Nato a Gentofte, vicino a Copenaghen, il 23 maggio 1936, Andreas Fridolin Weis Bentzon sbarcò per la prima volta in Sardegna a soli sedici anni, trovando nell’Isola «lo scopo della mia vita», come annunciò alla famiglia una volta tornato a casa. Formatosi poi come antropologo ed etnomusicologo, fece della Sardegna il centro della sua attività di ricerca, conducendo numerose campagne di studio che gli permisero di realizzare il primo, e ancora insuperato, studio sistematico sulle launeddas e di raccogliere un vastissimo corpus di materiali etnografici e antropologici di inestimabile valore storico e socioculturale.
Il convegno di sabato 17 si aprirà alle 9 con i saluti istituzionali di Andrea Dettori, Capo di Gabinetto dell’Assessorato Regionale alla Cultura, di Nina Bentzon-Ehlers in rappresentanza degli eredi Bentzon, e di Dante Olianas, presidente di Iscandula. Alle 10, moderati da Eva Garau, via agli interventi scientifici introdotti proprio da Olianas che ripercorrerà la storia dell’associazione e il lavoro svolto per mantenere viva l’eredità di Bentzon. La parola passerà quindi ad Anne-Mette Marchen Andersen, curatrice del Museo Nazionale di Danimarca, che si soffermerà sul valore degli oggetti conservati nel museo e sulla loro capacità di continuare a raccontare storie. A seguire, il giornalista e fotografo Uliano Lucas rifletterà invece sul racconto visivo della Sardegna e sull’attualità della lezione di Bentzon.
Dopo la pausa pranzo, il convegno riprenderà alle 15 con Peter Ian Crawford, professore emerito di Antropologia visiva all’Università Artica della Norvegia, che inquadrerà l’eredità di Bentzon nel contesto dell’etnografia multimodale contemporanea. “Oltre la langue bentzoniana: decodificazione analitica, dialettica poietica e nuove prospettive nel linguaggio delle launeddas” si intitola il contributo di Antonio Lai, del Dipartimento di Musicologia dell’Università Paris 8, mentre l’etnomusicologo Marco Lutzu, dell’Università di Cagliari, si concentrerà sui metodi e sulle prospettive della ricerca di Bentzon come etnografo musicale. Chiuderà la sessione degli interventi l’antropologo Umberto Cao, dell’Università di Aix-Marseille, con una riflessione sull’attualità dell’approccio antropologico di Andreas Fridolin Weis Bentzon.
Alle 17.30, dopo una pausa caffè, spazio a una tavola rotonda che coinvolgerà i relatori e il pubblico, offrendo un ulteriore spazio di confronto sul lascito scientifico e documentale di Bentzon .
Infine, alle 20, a chiudere la giornata nella sala grande della Casa del Quartiere, ritorna Bell’arrosa, sa primu discoteca de ballu sardu in su mundu, l’iniziativa ideata da Iscandula nel 1997 e successivamente riproposta con successo in diverse occasioni. A guidare le danze, Bruno Camedda alla fisarmonica e Leonardo Palmas alle launeddas.
Per tutta la giornata, negli stessi spazi, si potrà visitare una mostra fotografica curata da Pietro Frau, con immagini scattate da Bentzon tra il 1955 e il 1962. L’esposizione comprende diciassette gigantografie in bianco e nero (150 per 150 centimetri), accompagnate da dieci pannelli (70 per 100) in cinque lingue, che ripercorrono la vita e l’opera dell’antropologo danese.
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Andreas Fridolin Weis Bentzon (1936-1971) nasce a Gentofte da una famiglia di compositori e giuristi di lunga tradizione. A sedici anni è già musicista professionista nella Jazz Band del fratello Adrian. Sempre alla stessa età, nel 1952, da solo, a piedi, gira la Sardegna. Ha pochi soldi, si nutre di pane e pomodori e dorme in campagna o vicino ai cimiteri. Per sopravvivere lavora come garzone nel mitico Circo Zanfretta. Rimane affascinato dallo stile di vita dei sardi e dalla loro musica e, rientrato a casa, dirà alla famiglia: “Ho trovato lo scopo della mia vita”.
Si iscrive in antropologia e, tra il 1957 e il 1958, con una borsa di studio, a cavallo di una moto Nimbus con side-car, attraversa l’Europa per intraprendere una lunga spedizione di ricerca in Sardegna, dove rimane per circa otto mesi, visita Cabras e Villaputzu e si ferma a lungo a Ortacesus. Lavora poi a Cagliari e a Oristano. Incontra tutti i suonatori più noti del tempo e li documenta con registrazioni, filmati e fotografie. Tra loro ci sono Dionigi Burranca, Pasqualino Erriu, Aurelio Porcu, Giovanni Lai e Giovanni Casu. Un posto di rilievo ebbero Efisio Melis e Antonio Lara.
La ricerca sulle launeddas confluirà nella sua tesi di dottorato: The Launeddas. A Sardinian folk music instrument, due volumi in inglese usciti a Copenaghen nel 1969 (Acta Musicologica Danica n. 1, Akademisk Forlag). In quest’opera Bentzon offre una fonte sicura sugli aspetti tecnici, musicali e sociali dello strumento. Il suo approccio etnomusicologico inserisce lo studio della musica nell’antropologia culturale. Raccoglie anche una quantità enorme di attrezzi etnografici e, nel 1959, nel Museo Nazionale di Danimarca, organizza un’esposizione dedicata alla vita e alla cultura sarda. A partire dal 1965, sceglie come campo di ricerca la comunità pastorale di Nule e inizia quello che doveva essere lo studio più importante della sua vita che aveva come scopo la creazione di una metodologia per la ricerca antropologica. Purtroppo, il 20 dicembre 1971, a soli 35 anni, un male incurabile gli impedì di portare a termine il suo lavoro. Restano però centinaia di registrazioni sonore, taccuini di appunti e analisi sugli aspetti della vita tradizionale sarda in trasformazione.
Il direttore del Museo di Danimarca, Per Kristian Madsen ha scritto: “Il contributo di A. F. W. Bentzon alla raccolta e divulgazione della cultura musicale della Sardegna, difficilmente può essere sovrastimato.” Nel novantesimo anniversario della sua nascita, l’associazione culturale Iscandula, titolare dei diritti sulle opere di Bentzon e fiduciaria degli eredi, con la giornata del 17 ottobre a Cagliari vuole rendere omaggio a uno dei personaggi più importanti della cultura sarda che ha speso la sua, sfortunatamente troppo breve esistenza, per celebrare, esaltare e divulgare la musica e la cultura sarda in generale.
La manifestazione è organizzata con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali, della Regione Autonoma della Sardegna, della Presidenza del Consiglio Regionale della Sardegna e della Fondazione di Sardegna.
Si iscrive in antropologia e, tra il 1957 e il 1958, con una borsa di studio, a cavallo di una moto Nimbus con side-car, attraversa l’Europa per intraprendere una lunga spedizione di ricerca in Sardegna, dove rimane per circa otto mesi, visita Cabras e Villaputzu e si ferma a lungo a Ortacesus. Lavora poi a Cagliari e a Oristano. Incontra tutti i suonatori più noti del tempo e li documenta con registrazioni, filmati e fotografie. Tra loro ci sono Dionigi Burranca, Pasqualino Erriu, Aurelio Porcu, Giovanni Lai e Giovanni Casu. Un posto di rilievo ebbero Efisio Melis e Antonio Lara.
La ricerca sulle launeddas confluirà nella sua tesi di dottorato: The Launeddas. A Sardinian folk music instrument, due volumi in inglese usciti a Copenaghen nel 1969 (Acta Musicologica Danica n. 1, Akademisk Forlag). In quest’opera Bentzon offre una fonte sicura sugli aspetti tecnici, musicali e sociali dello strumento. Il suo approccio etnomusicologico inserisce lo studio della musica nell’antropologia culturale. Raccoglie anche una quantità enorme di attrezzi etnografici e, nel 1959, nel Museo Nazionale di Danimarca, organizza un’esposizione dedicata alla vita e alla cultura sarda. A partire dal 1965, sceglie come campo di ricerca la comunità pastorale di Nule e inizia quello che doveva essere lo studio più importante della sua vita che aveva come scopo la creazione di una metodologia per la ricerca antropologica. Purtroppo, il 20 dicembre 1971, a soli 35 anni, un male incurabile gli impedì di portare a termine il suo lavoro. Restano però centinaia di registrazioni sonore, taccuini di appunti e analisi sugli aspetti della vita tradizionale sarda in trasformazione.
Il direttore del Museo di Danimarca, Per Kristian Madsen ha scritto: “Il contributo di A. F. W. Bentzon alla raccolta e divulgazione della cultura musicale della Sardegna, difficilmente può essere sovrastimato.” Nel novantesimo anniversario della sua nascita, l’associazione culturale Iscandula, titolare dei diritti sulle opere di Bentzon e fiduciaria degli eredi, con la giornata del 17 ottobre a Cagliari vuole rendere omaggio a uno dei personaggi più importanti della cultura sarda che ha speso la sua, sfortunatamente troppo breve esistenza, per celebrare, esaltare e divulgare la musica e la cultura sarda in generale.
La manifestazione è organizzata con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali, della Regione Autonoma della Sardegna, della Presidenza del Consiglio Regionale della Sardegna e della Fondazione di Sardegna.
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Organizzazione e info:
Associazione culturale Iscandula • via Sigismondo Arquer, 55 • 09124 Cagliari
cell. 348 22 56 594 • iscandula@gmail.com www.launeddas.it
Facebook: Iscandula • Instagram: iscandulasardegna
Ufficio Stampa:
Riccardo Sgualdini • cell. 347 83 29 583 • tagomago.1@gmail.com
Riprese fotografiche:
Barbara Pacifico
Riprese video:
Reda Mahmoud
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Ufficio Stampa:
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