Babbo e Fiore in bingia

 

La vita de “Su Cuadderi” (3′ Parte di 3)

 

…….La giovane donna col padre suo che, con sguardi furtivi squadrava da capo a piedi come se fosse il sergente della sua caserma il suo “futuro ipotetico genero”: le chiacchiere si fecero lunghe e profonde, attente nelle richieste di chiarimenti dettagliati sulle intenzioni future della giovane coppia, a varie “botta e risposta” il riserbo rimase sempre anche alla fine della giornata, troppo breve per l’intrepido ragazzo innamorato; si dovettero salutare con un magone in gola un po’ tutti i presenti.
Nel viaggio di ritorno verso casa, Padre e figlio discussero animosamente sul da farsi per cercare di risolvere a maniere concrete e favorevoli ad entrambe le famiglie dei giovani ragazzi.
Ebbero tutto il tempo di pensarci con calma e sopratutto a mente fredda, sia durante il ritorno a casa, sia nei giorni di nuovo insieme a lavoro nei campi. Era il mese di Maggio, i due uomini di casa presenti, partirono una mattina presto alla ricerca dell’ennesimo cavallo, (che poi risultò anche l’ultimo “della serie”); Arrivo!, decisero da subito di dargli il nome di “ FIORE”, il nuovo Compagno di lavoro era un puledro di appena un anno e mezzo, selvaggio, abituato all’aria aperta, senza padroni ne corde che lo potessero fermare, ma nonostante ciò, gl’Occhi attenti dei due uomini, decisero che lui era da salvare e portare via da lì, amore incondizionato a prima vista, che aumento l’assidua voglia di allontanarlo da un destino assegnatoli senza nessuna sua conferma; era una qualità acquisita nel tempo, sin da quando il Cavaliere, doveva stare da solo a dormire in campagna da solo con lui, una forma di comprensione dello stato d’animo dell’animale, aggiunta a una forma di rispetto, ascoltando il suo parlare coni modi a lui disponibili, le mosse che faceva coi piedi, il movimento delle orecchie e tutti i segnali che emanava in mancanza della parola, si comprendevano assieme l’un con l’altro; capirono entrambi il da farsi e per ciò non si persero d’animo, tentarono i vari modi possibili di riuscire a mettergli la cavezza al collo, e provare a portarlo al semplice passeggio per notare da subito l’indole caratteriale dell’animale scelto.
Non ci volle tanto tempo per dedurre il carattere suo, se non l’attesa di acchiapparlo alla maniera dei “cowboys americani”, ma una volta riusciti nell’intento, in tempo di una sola ora, si vide e capii tutto, dicendosi “Dai figliolo, ora mantienilo tu alla corda che io vado a contrattare col padrone, portalo su e giù per il campo laggiù”, io torno subito, stasera stessa FIORE viene con Noi!
Durante la discussione per trattare la partenza e concordare le modalità di trasporto, il figlio agiva d’impulso e istintivamente senza timori alcuni, provo nell’intento di calmare un po’ l’ansia d’entrambi, ponendo sul palmo della sua mano, un cioccolatino che s’era portato da casa, offrendolo senza indugio al suo nuovo Amico, lui, gradì subito e in un lampo, capirono entrambi che potevano sciogliere i freni di un riserbo naturale e ovvio verso chi affronta un qualcuno o qualcosa di nuovo.
L’inizio della domatura iniziò nel periodo estivo, per certi versi, ciò era una briciola di fortuna, dato al fatto che nel periodo estivo i lavori a terra sulle colture sono fermi e terminati sino al dopo raccolto, dove si r’inizia tutto da capo; solite sveglie assai mattutine, approfittando delle lunghe giornate di sole, s’alzavano presto per non stancare troppo né animale nè cavaliere; il tutto consisteva nel provare le forze al tiro, comprese le reazioni allo sforzo e al contatto col pubblico, con un grosso tronco di rovere di un quintale circa, iniziarono il cammino verso la scuola educativa per l’uno e per l’altro, entrambi dovevano arrivare la punto di conoscenza tale da non doversi alterare in nessun modo, se non verso gl’eventuali errori, che subito con attenzione e disciplina Sardo/tedesca, furono messi alla luce e posti in correzione, il suo modo di lavorare era imposto col’arrivo al punto di capirsi solo a gesti e sguardi, non amava l’alterarsi delle voci, il tutto doveva scorrere alla maniera ormai collaudata nel tempo da “Su Cuadderi”. Giorno dopo giorno, sudate dopo sudate, nel giro di tre mesi, il cavallo ricevette subito il battesimo dell’aratro, ponendosi in riga sui filari di una vigna ormai già lavorata, essendo il mese di luglio, lo scopo era, il solo intento di vedere il risultato degli sforzi posti nella sua domatura.
Nel terreno era presente il suo padrone, che dopo aver parlato su varie cose, il sapere dov’era stato acquistato l’animale, quanti anni aveva ecc… ecc.. si scansò a una parte e rimase imperterrito e sbalordito sul lavoro perfetto e all’occhiello che l’aratore e il suo possente collega stavano effettuando; dopo circa tre ore e mezza,il lavoro terminò e Virgilio di per sé disse tra sé e sé “sono assai soddisfatto!, orgoglioso e fiero del sudore e tempo che ho usato per portarlo a questo livello”, adesso vediamo cosa avrà da dire il proprietario, vediamo se almeno mi ringrazierà”… Terminata l’aratura il padrone Vincenzo, s’avvicino e disse subito :Virgilio, dimmi la verità, tu non hai da soli tre mesi questo cavallo!
È impossibile, non ci credo, hai fatto un lavoro che, il tuo collega compaesano, non è riuscito a farmi mai, altra spiegazione non v’è ,se non altro che, l’hai avuto già avuto in pronta domatura vero??
“Il Mastro Cavaliere rispose : Assolutamente no! Il cavallo lo preso a Maggio e oggi 19 Luglio il cavallo è in mio possesso da neanche tre mesi, che tu ci voglia credere o no, questa è la realtà!
Solo alzandomi tutti i giorni al mattino presto son potuto arrivare a questo punto, non c’è altra verità o altro modo, le cose che credi e decidi di portar avanti, son d’affrontare di petto, con tenacia e una buona dose di pazienza e testardaggine. il signore ascoltò attento e porse i dovuti e sentiti ringraziamenti per il suo operato, omaggiandolo in via amichevole con una bottiglia del suo vino nero e una di bianco, tutti rigorosamente biologici e fatti con criterio diligente e accuratezza sopraffina che, la buona tradizione Ogliastrina impone da tempi lontani!.
L’estate arrivò alla sua fine, i raccolti inziarono per le vendemmie e le olive, ma nell’aria aleggiava sempre più le continue condanne del tempo, assenze di piogge e proliferare di malattie nuove sulle colture, le quali non sempre v’era il prodotto apposito per riuscire a debellarle; di conseguenza la gente, purtroppo col passare del tempo, iniziava a star lontano dall’agricoltura, e man mano che il tempo fluiva, i contadini eran sempre meno avvezzi alla coltivazione di orti uliveti e vigne. Il lavoro calava e l’età era in avanzamento, ma una buona notizia per l’aratore Lanuseino avvenne quando un suo collega di un paese vicino, smise di far tale mestiere e, gli diede l’agenda con tutti i suoi clienti che, posti in aggiunta a quelli del capoluogo Ogliastrino, risultarono una manna per poter arrivare al punto di continuare e finire la sua attività lavorativa in modo da potersi “riposare” nel futuro con un minimo di marcata sicurezza .
Dopo circa ben 26 anni lavorativi in questo mestiere “stupido” come definiva per certi aspetti il Signor Francesco, per il fatto che lavoravi solo quei mesi “contati all’anno”, e allo stesso tempo, ti portava allo stremo delle forze ogni giorno, arrivati a casa la sera, il tutto si fece talmente pesante al fine che, dovette smettere di sana pianta per via di dolori vari dovuti all’età e ai lati amari del lavoro, che tale mestiere comportava ; del tipo, assorbimento delle polvere nell’aratura delle terre martoriate dalla siccità, lo stare sotto la pioggia o per finire il lavoro o per le previsioni metereologiche non riuscite, insomma, dovette ricevere a suo estremo malincuore lo stop, continuando tutt’ora la sua vita quotidiana, dando attenzioni maggiori alla sua consorte e tenendosi impegnato nella guardiania dei suoi terreni, insomma impossibile per quest’uomo pensare di rimanere coi pollici in mano “rinchiuso” dentro casa, la sua tenacia e testardaggine, che seppur ormai il suo capo, e del color delle nuvole , la notte è fuori dal suo limite, e mentre ancora è insieme alla sua famiglia, stretto e fortunato del suo Amore e di quello dato, continuerà a vivere la sua pace, la vita nei suoi modi ormai incalliti nelle mani e nello spirito.
La vita dei due, è arrivata a un bivio, i due fidanzati decisero di sposarsi, dopo un soggiorno lavorativo di alcuni anni passati nelle terre delle fabbriche chimiche, e d’industrie assai inquinanti; tutto era diverso, il parlare, l’animo della gente, il colore della terra, solo l’eco di voci di alcuni conterranei di paesi vicini, riuscivano a calmare l’animo in pena, nascosto solo per non appesantire il cuore della sua giovane promessa sposa. Arrivò anche il tanto aspettato e beneamato giorno delle nozze, il padre del giovane uomo, era intento e premuroso nel sistemare l’abito tradizionale che aveva scelto per presentarsi alla funzione, vestito
interamente in velluto, con camicia bianca stile Orunese, con ai polsi, due gemelli d’oro dati in prestito per l’occasione, da un caro amico che faceva parte del gruppo folk; s’intrecciavano ansie e lacrime nascoste di gioia, il figlio pronto a far il grande passo, il Padre al suo fianco, con lo sguardo commosso della sua mamma che accompagnava il “nìale de òmmu” verso l’uscio del ufficio comunale.
Avvenuta la funzione, l’incrocio dei due, ebbe l’inizio di una svolta, “SU CUADDERI”, smise di adempiere alla Sua Arte, e la conseguenza fù il cercarsi di godere al meglio l’età, cogliendo il frutto dei suoi sforzi, ma nonostante ciò, sempre con intrepida voglia di mordere le ali del tempo che passa ogni dì; il figlio, è fronte al bivio di prendere e iniziare la strada, seguendo per certi aspetti le orme del Padre, tenacia, schiena eretta uniche compagne che dovranno far parte nel suo personale futuro percorso di crescita lavorativa. Questo è un semplice scritto, dove si è raccontato le vicissitudini di una famiglia Ogliastrina , spogliando ogni qualsiasi tipo di corazza che, per ragione non comuni, alcuni tendono a nascondere, è stato messo tutto a nudo, forze e fragilità sono state e sono tutt’ora compagne portate in matrimonio nel passare degl’anni, un po’ da tutti loro; il tutto potrebbe essere spunto di riflessione, e trarne vantaggio, per un crescere futuro di chi verrà “da Noi tutti”; in modo da far sì che, i “discendenti prossimi” apprendano al meglio, il meglio degl’insegnamenti diretti e indiretti di una vita, nella quale ognuno di Noi, si può veder come allo specchio, ciascuno nel suo personale, in questo caso a me, sono ferrei insegnamenti datomi dal “Maestro Cavaliere”. Questa è la fine del racconto della storia dei famigliari e di : VIRGILIO AUGUSTO FRANCESCO : un Uomo presente, ma dal cuore e animo d’altri tempi…

Sergio Mereu 

parte 3 di 3

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