Sabato 24  e 25 Ottobre 2026, Ollolai 50° Anniversario Columbu Day

In occasione del 50° anniversario dello storico trionfo di Franco Columbu , Primo sardo a conquistare il titolo di Master Olimpya nel 1976, presenzierà anche il dottor Francesco Zedda, noto Chicco, campione mondiale, Europeo ed Italiano di fitness. Sabato 24 ottobre presso la Palestra Scolastica in via Eleonora D’Arborea alle ore 18 ci sarà in tributo di Bodybuilding per rendere omaggio alla memoria del grande atleta sardo.

A tal proposito pubblichiamo un articolo pensiero redatto dall’atleta Francesco Zedda in relazione alla medesima disciplina sportiva.

Articolo di Francesco Zedda

Erano i primi anni Ottanta. In Italia il culturismo cominciava lentamente a uscire dai seminterrati e dagli spazi quasi clandestini nei quali per anni era stato relegato. Quella che fino ad allora era stata considerata da molti una ricerca puramente estetica iniziava ad assumere una dignità diversa: allenamento, alimentazione, disciplina e conoscenza del corpo stavano trasformando il culturismo in qualcosa di più profondo, quasi in una filosofia di vita.

Erano anni di grandi cambiamenti sociali. Il Paese, lasciata alle spalle la fame e l’estrema magrezza del primo dopoguerra, viveva ormai pienamente gli effetti del boom economico. Alla prosperità si accompagnavano però nuove abitudini alimentari e, con esse, le prime forme sempre più diffuse di sovrappeso e obesità. In questo scenario nasceva, quasi in controtendenza, una nuova esigenza: costruire un corpo più forte, armonico, efficiente.

Nessuno, allora, avrebbe potuto immaginare ciò che sarebbe accaduto nei decenni successivi.

Da quella ricerca apparentemente di nicchia sarebbe nata un’industria mondiale: il fitness, la cultura della salute, l’abbigliamento sportivo, i corsi collettivi, la preparazione individualizzata, l’alimentazione personalizzata. Un fenomeno destinato a entrare nella vita quotidiana di milioni di persone.

Ma prima del mercato, prima delle mode e prima delle certezze scientifiche, ci furono i pionieri.

Uomini che sperimentavano sulla propria pelle. Tecniche di allenamento non ancora codificate, regimi alimentari costruiti attraverso prove ed errori, ore interminabili trascorse sotto i pesi. Ogni risultato diventava un’informazione; ogni errore, una lezione. Il sapere non era ancora disponibile con un clic. Bisognava cercarlo.

Quella stessa esigenza divenne anche la mia.

Guardavo ai grandi protagonisti di quella stagione e cercavo una direzione. Per capire, per studiare, per orientarmi, acquistai il mio primo libro.

Era un’epoca nella quale le informazioni erano rare e difficili da reperire. Ma quel libro, scritto da Franco Columbu, per me rappresentò molto più di una pubblicazione: fu la scintilla.

Una scintilla che accese un fuoco destinato a non spegnersi più.

Da allora sono trascorsi più di quarant’anni. Quarant’anni di allenamenti, diete, esperienze, esperimenti e continue correzioni. Quarant’anni trascorsi ad affinare, comprendere e reinterpretare quelle tecniche e quelle strategie che i pionieri avevano costruito quasi dal nulla.

E proprio dopo un percorso così lungo mi ritrovo, con immenso stupore, davanti a qualcosa che va oltre la mia vicenda personale.

Un evento che assume il valore di una celebrazione collettiva.

Ollolai, il paese natale di Franco Columbu, si riunisce intorno alla figura di un suo figlio diventato protagonista di una storia sportiva capace di superare i confini della Sardegna e dell’Italia, fino a influenzare la cultura mondiale del bodybuilding e, indirettamente, quella del fitness.

È difficile non provare emozione davanti a un’intera comunità che riconosce ufficialmente il valore di uno dei suoi figli.

Dopo tanti anni trascorsi ad allenarsi, a studiare e a inseguire quella stessa disciplina che da giovane aveva acceso la mia curiosità, trovarmi oggi dentro questo momento storico assume per me un significato particolare.

Perché alcune persone non si limitano a praticare una disciplina.

La trasformano.

E quando un uomo riesce a lasciare una traccia che continua a orientare generazioni intere, allora non è più soltanto un campione.

È diventato un riferimento.

È diventato un simbolo.

E, come accade ai grandi generali dopo una lunga campagna, ora merita di essere onorato.