img07

Nei pressi della chiesa di Bonuighinu, poco lontano da Mara, viveva un vecchio, conosciuto da tutti come “s’ eremitanu”. Portava una lunga barba bianca sul volto smagrito. Era povero e viveva dei prodotti di un piccolo orticello e di cio’ che gli abitanti del villaggio di Mara gli donavano. Aveva costruito lui stesso la casupola in cui abitava. Era giunto da quelle parti dopo giorni e giorni di cammino, per adempiere a una promessa fatta alla moglie, quando questa era in punto di morte: “Bae, e faghe narrere una missa in sa chegia ‘e Bonuighinu. Deo no hapo potidu mantennere sa prommissa chi hapo fattu cando tue fis malaidu” (vai e fai celebrare una messa nella chiesa di Bonuighinu. Io non ho potuto mantenere la promessa che ho fatto alla Madonna quando tu eri ammalato). Cosi’ l’ uomo parti’ alla ricerca del santuario.

Quando vi arrivo’, trovo’ uno scenario di rovina e desolazione. Una terribile epidemia aveva ucciso buona parte degli abitanti del villaggio e i pochi sopravvissuti avevano cercato rifugio altrove. L’ uomo, per la stanchezza dovuta al lungo viaggio, si addormento’ vicino a una casa diroccata. Durante la notte continuava a sognare la moglie che gli chiedeva di andare a pregare nella chiesa di Bonuighinu. “Como bisonzat ‘e mantennere sa prommissa” (ora bisogna mantenere la promessa), si disse la mattina dopo. Decise che quel luogo sarebbe stato la sua nuova residenza, poiche’ dove abitava prima non aveva lasciato nulla e non aveva nessuno.
La zona di Bonuighinu era ricca di alberi, con i rami dei quali costrui’ una capanna di frasche e legno. Aveva cosi’ la sua nuova casa. Per mangiare, dovette accontentarsi di cio’ che la terra, da quelle parti, offriva: bacche, radici, cardi e funghi. Le prime giornate del pover’ uomo furono interamente votate alla preghiera in solitudine, in attesa che passasse un sacerdote per far celebrare la messa che la moglie aveva promesso alla Madonna. Ma il villaggio e le campagne circostanti erano ormai deserti. Solo poche famiglie non avevano voluto abbandonare le loro case. L’ uomo allora si incammino’, deciso a bussare alle prime abitazioni, in cerca di qualcuno che lo ascoltasse e che, magari, gli offrisse qualcosa da mangiare. Ormai era inverno, e il freddo e la neve rendevano piu’ difficile la vita del povero vecchio.
Busso’ alla porta di una piccola casa. Si affacciarono una donna e quattro bambini, magri e tristi. Oltre a loro, nell’ unica stanza che costituiva la misera abitazione della famiglia, vi era un vecchio che, tremante per il freddo e la malattia, cercava di scaldarsi ad una tenue fiammella. L’ uomo capi’ che il dramma di quella gente era pesante quanto il suo. Invece che chiedere, volle offrire il proprio aiuto e disse alla donna: “Si una die hazis bisonzu, chilcademi: deo isto aculzu a sa chegia ‘e Bonuighinu. No hapo meda, ma brazos po tribagliare, cussos emmo” (se un giorno avrete bisogno, venite a cercarmi. Abito vicino alla chiesa di Bonuighinu. Non ho molto, ma braccia per lavorare, quelle si’). E se ne ando’.
Arrivo’ la primavera e la campagna comincio’ ad animarsi. Qualche pastore con il proprio gregge fece la sua ricomparsa da quelle parti. Un giorno giunsero alla casa dell’ uomo una donna e quattro bambini. La donna portava l’ abito da lutto. Il marito, che “s’ eremitanu” aveva visto nella casa quel giorno d’ inverno in cui aveva bussato alla loro porta, era morto. Il vecchio li riconobbe e ando’ loro incontro. La donna gli porse un pezzo di pane e del formaggio e gli disse: “No hamus ateru, ma bo lu damus cun su coro” (non abbiamo altro, ma ve lo doniamo con tutto il cuore). Da quel giorno, la notizia che un vecchio era venuto a vivere presso il santuario comincio’ a diffondersi nel villaggio. I pochi- abitanti rimasti, sebbene poveri anche loro, vo-llero dividere con lui il poco che avevano e l’ uomo ringraziava, assicurando preghiere per tutti e cercando nel suo cuore un modo per ricambiare.
L’ occasione gli si presento’ in modo del tutto inaspettato. L’ inverno successivo fu ancora una volta durissimo, con la pioggia che cadeva incessantemente e che presto arrivo’ ad allagare le campagne e a minacciare anche la vita di uomini e animali. Nessuno usciva piu’ di casa per fare provvista di legna e il cibo cominciava a scarseggiare. Il povero vecchio soffriva, piu’ che per se stesso, per gli abitanti del villaggio, ormai divenuti suoi amici. Avrebbe voluto fare qualcosa per loro, per ricambiare il bene ricevuto, ma non sapeva cosa.
Una mattina, mentre pregava la Madonna con piu’ fervore del solito, perche’ venisse in aiuto ai suoi benefattori, accadde qualcosa di straordinario. Improvvisamente smise di piovere e una strana nuvola libero’, vicino alla chiesa, tante monete d’ oro. L’ uomo non mostrò particolare gioia. In fondo, lui aveva pregato per gli altri e quelle monete non gli sarebbero servite a molto, in una zona desolata come quella. Poi gli venne in mente che con quel denaro avrebbe potuto pensare ad aiutare gli abitanti del villaggio e, sui resti della chiesa diroccata presso la quale aveva trovato rifugio, avrebbe fatto costruire un santuario dedicato alla Vergine, dove gli abitanti del villaggio e dei centri vicini sarebbero potuti andare a pregare e dove, finalmente, si sarebbe anche celebrata la messa richiesta dalla moglie.
Questo proposito divento’ presto realtà. Il vecchio dono’ parte della sua ricchezza miracolosa alle famiglie povere del villaggio e il santuario fu costruito, completato da una grande scalinata e da decine di “cumbessias”, piccole casette occupate, nei giorni di festa, dai fedeli che recitavano novene alla Madonna, e da commercianti, provenienti anche da centri lontani. Il vecchio, divenuto il primo custode della chiesa, volle continuare a vivere di elemosine e a dormire nella povera capanna. Molto tempo e’ passato, ma il santuario di Bonuighinu e’ ancora li’ ad accogliere ogni anno centinaia di fedeli da ogni parte della Sardegna, e a ricordare a tutti la storia della generosita’ del vecchio “eremitanu”.

Redazione Medasa per Medasa.it

Print Friendly, PDF & Email

Share and Enjoy !

0Shares
0 0 0