Paola Cireddu, giornalista, musicista, appassionata fotografa, e regista. L’arte e la cultura, il suo mondo e la sua vita. Il suo percorso di studi, l’amore per la fotografia e il grande schermo la vedono oggi approdare all’esordio alla regia di un cortometraggio “L’uomo del mercato”, di cui è anche autrice della sceneggiatura. Un piccolo film che porta sullo schermo la sua profonda sensibilità e il realismo del suo sguardo sulla sua città e un quartiere che altro non è che la metafora della vita umana, dell’esistenza e del ritmo del tempo che ci attraversa tra le pause ed i silenzi del suo trascorrere. L’abbiamo voluta incontrare per dissertare su questo ultimo suo impegno artistico che la vede coinvolta in questo progetto, nato lo scorso anno in forma di scrittura cinematografica in seno al percorso formativo “Il Cantiere delle Storie” organizzato dal prestigioso Premio Solinas in collaborazione con l’Università di Cagliari, il Celcam, le Università di Sassari e Roma Tor Vergata, e premiata all’unanimità come migliore sceneggiatura dalla giuria di esperti.

 

Come è nato questo progetto? Nasce sempre un’idea o nasce da altro?
Questo progetto stava nel cassetto da tanti anni. La mia passione per la fotografia, la musica e il cinema è convogliata naturalmente a un certo punto nel desiderio di scrivere questa storia. Un desiderio interno, impellente, irrinunciabile.

E tutti questi anni di studi, esperienze e ricerche personali, arricchite dai percorsi formativi di cinema al Celcam dell’Università di Cagliari, fino alla partecipazione lo scorso anno al laboratorio di scrittura del Premio Solinas, mi hanno permesso di trovare la forza e il coraggio di scrivere e dirigere il mio primo “piccolo film”.

Come è nata l’idea del cortometraggio? Come si è realizzata?
L’idea è nata in modo naturale. Direi quasi che è questa storia ad aver cercato me, non il contrario. Racconta la vita di un uomo che per sopravvivere raccoglie ogni giorno le cassette di frutta e verdura. Queste cassette nere in plastica le trasporta in spalla per tanti chilometri ad una vecchia rivendita dove alla fine il guadagno per tutta la sua fatica si risolve in una manciata di pochi euro. Un lavoro che si reitera allo stesso modo in tutte le stagioni, anche in condizioni climatiche estreme. Chilometri e chilometri a piedi sia d’inverno che sotto il caldo torrido, invisibile agli occhi dei passanti, nel silenzio dei suoi passi, dei suoi occhi assorti e rassegnati, ma pregni di una grande dignità. Un lavoro d’altri tempi, fuori dal tempo, che segna il contrasto e il confine surreale tra ciò che era una volta e la frenesia del mondo attuale.

Ho notato questa persona tanti anni fa. Questa figura di spalle nascosta dall’ingombro delle cassette che si portava sulla schiena ricorreva continuamente nella mia testa. È una persona che mi ha colpito profondamente, ed è da allora che il germe di raccontarla si è insinuato tra i miei pensieri in modo inconsapevole fino a diventare quasi un’ossessione. Poi capitava spesso che anche nei momenti più impensati o nelle zone meno scontate me lo ritrovassi davanti all’improvviso, apparso dal nulla. Allora fermavo la macchina in mezzo alla strada e rimanevo ad osservarlo fino a vederlo scomparire. E facevo scatti fotografici e mentali per imprimere quella scena, indimenticabile. Dopo anni di riflessione e osservazione ho deciso un bel giorno che era arrivato il momento di avvicinarlo, discretamente, con grande rispetto. Da allora (due anni ormai) ho iniziato a cercarlo per ore e a parlarci quasi ogni giorno, scoprendo sempre più una persona buona, riservata, gentile, umile. Fino a decidere di scrivere il mio soggetto per il grande schermo. E ho colto al volo questa bella occasione di apprendimento e confronto con gli esperti del Premio Solinas all’Università di Cagliari, per sottoporlo alla loro attenzione. E fu così che…dal foglio allo schermo, in due anni intensi di ricerca e di lavoro. Ho voluto poi cercare personalmente i miei personaggi, e dopo una ricerca assidua di street casting nel quartiere di Medaglia Miracolosa (Cagliari, San Michele), centro della storia e del mio set, li ho trovati. Un cast di splendidi non-attori, a parte Sergio Piano, unico attore professionista: Alessio Arrais, Stefano Portas, Esther Casula, e poi tutte le comparse e le figurazioni speciali, tutte persone del posto, con un cameo speciale del rapper Mandrone, aka Giovanni Andrea Staico. Per Mario, non avevo dubbi: sarebbe stato lui, il vero Mario, il mio protagonista. Una scelta difficile che inizialmente non è stata accolta con molto entusiasmo, ma successivamente non solo bene accetta, ma difesa a spada tratta. Mario e la straordinaria pregnanza espressiva che ti restituisce sullo schermo non sono facilmente sostituibili. Una profondità espressiva e umana che ha conquistato sin dall’inizio anche tutta la troupe.

 

Chi ha collaborato?

Maurizio Abis, titolare della ditta Bibigùla Videoproduzioni a cui l’anno scorso ho deciso di affidare il mio progetto per presentarlo al bando regionale della Legge per lo sviluppo del Cinema in Sardegna. Un bell’incontro professionale e umano che mi ha permesso di realizzare un cortometraggio molto complesso, non facile. Antioco Floris, docente di cinema dell’Università di Cagliari, che ha partecipato come responsabile del CELCAM anche in veste di co-produttore. Il Premio Solinas, l’Università di Sassari e Tor Vergata, realtà che lo scorso anno hanno promosso questo bellissimo percorso formativo, sono coinvolti nella co-produzione, con il contributo economico della Regione Sardegna. Anche le case di produzione Mommotty e Terra de Punt hanno partecipato, mettendo in campo le loro professionalità.

Tornando invece alla troupe oltre a Maurizio Abis ed Antioco Floris dell’Università di Cagliari, hanno collaborato il regista Matteo Incollu (qui in veste speciale e straordinaria di aiuto-regista), Silvio Farina direttore della fotografia insieme a Maurizio, Luca Manunza direttore di produzione, Marco Petrucci focus puller, Roberto Cois fonico, Stella La Boccetta edizione e assistente alla regia, Maurizio Loi scenografia, Stefania Grilli costumista, Stefania Bettini per il trucco e parrucco, Simone Murru capo macchinista, Nicola Murenu data manager, tutte figure professionali tra le più ricercate in Sardegna per il settore del cinema che ovviamente hanno dato un apporto profondo alla realizzazione del film; gli assistenti Maurizio Massa (scenografia), Giovanni Trudu e Roberta Sanna (costumi).

Il Celcam inoltre ha permesso a cinque studenti dell’Università di Cagliari, allievi dei laboratori di cinema, di attraversare l’esperienza del set nei vari reparti (Simone Paderi, Elisa Meloni, Davide Salotto, Riccardo Cara, Davide Orrù) e ad alcuni di loro di affiancarmi anche nella ricerca del casting.

Per la colonna sonora l’apporto sarà quello di Machina Amniotica, gruppo storico cagliaritano di musica, suoni e immagini di cui faccio parte (suono il basso, foto e video), da venticinque anni tra i più conosciuti della scena elettronica e musicale in Sardegna.

 

La partecipazione al Premio Solinas anche quest’anno. Il ritorno a La Maddalena…

Un anno fa la mia sceneggiatura veniva premiata proprio a La Maddalena come migliore opera a “Il Cantiere delle Storie” laboratorio di scrittura cinematografica organizzato dal Premio Solinas e rivolto agli studenti universitari di diversi atenei italiani (Università di Cagliari, Sassari e Roma Tor Vergata). Un riconoscimento assegnatomi da una giuria prestigiosa composta da registi, produttori e sceneggiatori con la motivazione: “L’uomo del mercato è un piccolo film in grado di descrivere un mondo attraverso un personaggio autentico ed emozionante. Ci ha colpito molto lo sguardo ossessivo e appassionato dell’autrice in grado di restituire immagini di grande impatto poetico”.

Quest’anno dal 27 al 30 settembre il Premio Solinas è ritornato a La Maddalena, stavolta in veste ufficiale per le premiazioni delle tre sezioni del concorso più prestigioso in Italia per la scrittura cinematografica (film, documentario e serie tv). Io, Maurizio e Antioco (produttori) abbiamo ricevuto l’invito a partecipare con la proiezione di una piccola anticipazione del mio lavoro premiato lo scorso anno, stavolta non sulla carta ma sul grande schermo.

Un’altra esperienza indimenticabile che mi porterò per sempre nel cuore. Aver avuto l’onore di tornare lì e proiettare, seppur ancora in forma di brevissimo “work in progress”, una pillola del mio cortometraggio (il lavoro è ancora in fase di post-produzione, stiamo lavorando al montaggio, alla colonna sonora, sound design, correct color, ecc.) e ricevere i complimenti dalla stessa giuria che ti ha premiato l’anno scorso (con altissime aspettative quindi) e ha visto nascere sulla carta questo progetto, non ha prezzo. Ho ancora la pelle d’oca. Un senso di euforia incontenibile mi ha stregato per tre giorni. In questi ultimi due anni ho vissuto due esperienze straordinarie, indiscutibilmente tra le più belle della mia vita. La prima, il riconoscimento al mio progetto come miglior sceneggiatura. La seconda, la partecipazione con una breve anticipazione del mio film. A piccoli passi, con fatica e tanto impegno, le cose belle arrivano, anche da grandi (sorride…). Grazie al Celcam. Grazie al Premio Solinas, una eccellenza e una risorsa importante per il cinema in Italia, che spero possa finalmente tornare a casa, in Sardegna, a La Maddalena, luogo del cuore dello sceneggiatore e scrittore Franco Solinas, dove trentadue anni fa tutto questo ebbe inizio. Un’occasione unica di formazione e confronto per chi vive e studia in un’isola, e ama il cinema.

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