Radio Alter on the Road Communications incontra Donatella e Carly Padiglione. Madre e figlia. Due generazioni che hanno contribuito e stanno contribuendo alla crescita e sviluppo della danza nella nostra isola. Figlia d’arte una e maestra affermata l’altra , Carly è entrata a fare parte del corpo di ballo internazionale, con sede a Madrid, della maestra argentina Samara Hayat. Le abbiamo incontrate per conoscere quali passi conduce attualmente la nostra danza sarda.

 

Donatella quando ti sei avvicinata alla danza?

Mi sono avvicinata alla danza a sei anni nel 1962.

Come era Cagliari in quel tempo per la danza?

C’era la scuola di danza che apparteneva a Ines Palladino e ricordo quella di Alba Bosisio situata in piazza Martiri. Io infatti iniziai con lei. La scuola era diretta da due sorelle dove Alba Bosisio, la titolare, diplomata alla Scala di Milano insegnava, mentre l’altra sorella aiutava nell’organizzazione. Fu una delle prime scuole di danza classica di Cagliari.

Chi frequentava all’epoca la scuola di danza ?

Ricordo che la danza non era così diffusa come lo è oggi. Le compagne di scuola mi prendevano in giro perché veniva considerata una disciplina antica, come un qualcosa che si richiamava a usanze del secolo Ottocento. Era considerata disciplina di altri tempi e di epoche remote. A dodici anni per problemi di praticità mi trasferii alla scuola maestra Palladino e proprio in quegli anni la danza a Cagliari finalmente iniziava a fiorire .

Come ti sei avvicinata a creare una tua scuola e a specializzarti oggi nelle danze etniche ?

Frequentando sempre la scuola della Palladino, verso i ventiquattro anni, la docente Paola Leoni organizzava sempre degli stage estivi, spesso della durata di due settimane, invitando dei Maestri stranieri.

Si aveva una visione internazionale della danza?

Si. Si aveva una visione ed un’apertura verso altre danze molto profonda. Per la danza classica c’era sempre il maestro russo, perché all’epoca la scuola russa veniva considerata in campo didattico tra le più importanti al mondo. Era una garanzia. Un’estate venne invitato un Maestro afro americano, Bob Curtis, dove il suo stage richiedeva l’ensemble di percussioni dal vivo. Ne rimasi affascinata. Studiavamo tanto, dalla danza jazz, a quella classica e afro. Era un aprirsi a nuovi stili, a danze anche liberatorie, nel senso che il corpo si scaricava delle energie e tensioni per sentirsi più libero. Dopo anni di scarpette con le punte, il fatto di danzare scalze era un atto di libertà.

Poi hai aperto la tua scuola?

È stata la Palladino che sollecitò a noi allieve degli ultimi corsi di istituire nella sua Scuola Attica, un corso di Afro Danza. Io e una mia compagna, Marina Petani, avevamo aderito a questa iniziativa e nonostante lo scetticismo, perché non sapevamo se avremo avuto un seguito, invece, con nostra grande sorpresa, ricevemmo tante richieste di iscrizione ai corsi con molte adesioni. Dovemmo spostarci dalla scuola Attica perché essendo ubicata in un condominio, con le percussioni creavamo un disturbo acustico. Nacque così la mia scuola in via San Giovanni a Cagliari. Dal 1981 ad oggi è l’unica scuola di danza in Sardegna che tiene un corso di Afro Danza con percussioni dal vivo, elemento fondamentale per il connubio tra l’elemento ritmico e il movimento gestuale.

Attualmente ti affianca nell’insegnamento tua figlia che sta facendo una carriera internazionale. Carly tu quando hai iniziato lo studio della danza?

Carly: Ho iniziato anche io da piccola con la danza classica.

Perciò studiare danza classica si ha la possibilità di costruire anche delle fondamenta solide anche per altri tipi di danza? Cosa dà lo studio del classico?

Forma sia la mente del danzatore e il corpo. È la base di tutto. Se si studia classico si ha una buona base di partenza.

Allora come afferma la Celentano nella trasmissione televisiva che il classico è la base della danza , ne sei concorde?

Si sono in accordo con la sua visione. Prima il classico, poi il contemporaneo, il jazz, ecc. La classica è una disciplina che ti forma sia mentalmente che fisicamente. Ti educa e ti auto educhi. Ci sono molte regole nel balletto accademico che ti formano all’autodisciplina. Poi crescendo mi sono appassionata anche alla danza orientale. Mia madre viaggiava a Parigi per specializzarsi con il Maestro egiziano Zaza Hassan e questo mondo e modo di danzare mi conquistò, così ho continuato a studiare anche io, con il Maestro Zaza Hassan, danza tradizionale orientale egiziana. Il Maestro Hassan è anche venuto, in seguito, ospite nella nostra scuola e ha tenuto dei Workshop a Cagliari. Ho continuato poi a studiare con altri maestri egiziani, ma avendo anche la passione per il latino americano ho continuato nel rafforzare un mio stile nell’approfondire l’ orientale di stile argentino, uno stile distinto dagli studi effettuati. Mi sono perfezionata a Buenos Aires nelle migliori scuole con Amir Thaleb e Yamil Annum e sto proseguendo a Roma i miei studi con corsi di formazione sullo stile argentino. In Italia non è ancora molto conosciuto, ma a livello mondiale è già affermato. Tra le mie esperienze annovero le partecipazioni a festival internazionali quali quello bulgaro e tanti altri. Da poco tempo sono entrata a fare parte del corpo di ballo della Maestra argentina Samara Hayat, la cui scuola di fama internazionale ha base a Madrid. Con Samara Hayat apriremo la serata di gala del Festival Internazionale in Egitto di Ragia Hassan il sette luglio di questo anno al Cairo.

Donatella vedere tua figlia che danza a livello internazionale è elemento di orgoglio per i sacrifici fatti in questi anni di divulgazione e studio?

Si è una bella soddisfazione. Specialmente dopo tanti anni di studio e dedizione e di ricerca nel seguire i corsi all’estero. Perfezionarsi con i grandi maestri e aggiornarsi richiede molta applicazione e disciplina. La danza e la professionalità sono studio e approfondimento continuo. Mai improvvisarsi, il corpo e la mente necessitano disciplina e conoscenza.

Sicuramente se la disciplina della danza fosse inserita come materia scolastica sarebbe altamente educativo per i nostri scolari

Sarebbe magnifico se ciò avvenisse. Sarebbe una disciplina che educherebbe sia a livello psicologico che fisico ed anche comportamentale. Prendi coscienza del tuo corpo e della tua determinazione e sacrificio. Sicuramente ne gioverebbero gli scolari italiani. Oggi le danze latino americane stano attirando tanti giovani e speriamo che le danze orientali etniche pian piano vengano apprezzate, perché non è solo la disciplina in sé del danzare, ma anche la loro simbologia e storia, dato che racchiudono gestualità e movenze legate a culture di altri popoli. Si, sarebbe altamente educativo se ciò accadesse. Intanto noi con la Scuola di Afro Danza proseguiamo il nostro percorso ed impegno per trasmettere questo amore e passione. Proprio il 20 giugno di questo anno presenteremo al Teatro dell’Ex Vetreria in via Italia a Pirri alle ore 21 lo “Shukran Show 2019” con i percussionisti e musicisti “Guney Africa” . Ospite d’onore sarà il grande ballerino di flamenco Marc Aurelio. Ancora un impegno ed incontro di culture diverse che dialogano con lo stesso codice, musica e danza, perché il danzare è cultura universale.

 

 

 

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