Quando è nato il tuo rapporto con la radio e la musica?

Avevo sei anni quando entrai per la prima volta nello studio di una radio. Avevo vinto una gara organizzata da Radio Ciack Music diventando così il “padrino” di questo programma per bambini.

Dove era ubicata questa Radio?

Mi sembra di ricordare zona Tuvixeddu. Era il 1978.

Il periodo delle Radio Libere

Si. Il periodo delle Radio Libere. Poi nel 1981 la mia famiglia aprì una Radio privata che denominammo Radio Boomerang. Dopo una scissione divenne Radio Cento Venere e poi in seguito Radio Italia Stereo che trasmise per circa un ventennio solo musica italiana. Cambiò ancora la denominazione in Radio Mistral per continuare a trasmettere in FM e posso dire di avere vissuto circa quaranta immerso nel mondo radiofonico.

Come era l’atmosfera del fare Radio in quei tempi rispetto ai nostri giorni? E cosa è cambiato?

I cambiamenti sono molteplici. Prima esisteva una maggiore libertà ed una spensieratezza. Oggi fare Radio significa raggiungere un livello di ascolti elevato, a discapito della qualità dei programmi e dello trasmettere la musica. Oggi la musica che viene mandata in onda deve essere la musica che ascoltano tutti. È una omologazione sonora e musicale di massa. Oggi le Radio in FM in generale sono radio che nel loro piccolo imitano i grandi Network. Già se ne aveva sentore di questa linea negli anni novanta e questa è la direttiva presa oggi. È come il gioco della Matrioska . Una bambola più grande racchiuse dentro di sé una serie delle stesse in più piccole dimensioni. Ognuna è fotocopia dell’altra. Si è passati da una certa libertà a una standard del piacere all’altro per conquistare l’indice degli ascolti per potere vendere i prodotti . La Radio da mezzo di informazione è diventata un’attività commerciale.

 È Il prodotto commerciale allora che indirizza la linea delle Radio?

Si. Ecco perché non vi sono programmi di nuove proposte musicali o di informazione alternative.

Perciò non vi è un futuro per la Radio?

Si che c’è un futuro per la Radio! Si giungerà prima o poi ad apprezzare ancora da parte degli ascoltatori “cose nuove” con aspetto anche critico e non al solo assorbimento ed accettazione di tutto quello che gli si viene proposto. La Radio deve rinascere nel riproporre nuove informazioni. Ad esempio, negli anni settanta de inizio anni ottanta, quando ero più piccolo, già recepivo il cambiamento di un cantautore come Francesco De Gregori nella sua produzione musicale ed artistica. Si aveva da parte dell’ascoltatore anche un gusto critico e di giudizio estetico. Un Franco Battiato rivoluzionò il mondo del cantautorato e la percezione della musica leggera come genere musicale nell’ambito della produzione italiana dell’epoca aprendo l’ascolto a nuove sonorità e forme di pensiero. Oggi, invece, i condizionamenti che canali del genere di you tube o i diversi social, fanno si che sia il numero dei visualizzatori a decidere la quota di ascolto di un brano, sia che abbia consistenza, forma e contenuto. Non importa può essere “musica da spazzatura”, ma è la visualizzazione che conta.

Ma così è sempre stato?

No perché nella Radio se si presentava un brano non solo lo si trasmetteva,ma si fornivano anche delle informazioni. Con l’avvento di you tube, e faccio presente che la mia non è una critica nei confronti di questo canale, ma un’analisi e punto di vista mio, perciò ciò che diversifica you tube è che posso interagire lasciando anche dei commenti sia negativi o positivi.

Si ma ciò può essere visto anche da un aspetto positivo perché questo canale mi può offrire ottime performance e buona musica da tutto il pianeta. In ogni caso è sempre il pubblico che sceglie e seleziona.

Ciò che voglio invece sottolineare è che anche la condivisione di un elemento o prodotto negativo fa si che si rafforzi la sua conoscenza ed accettazione, spesso elevandolo a indici di ascolto maggiori per quello che in realtà gli compete. Pubblicizzare anche il “No Like” è fare pubblicità alla spazzatura. Per me tale operazione è fare disinformazione. È una forma subdola del fare pubblicità, ma è pubblicità, brutta che sia, è pubblicità.

Non pensi che le persone abbiano la capacità di discernere tra il bello e il brutto e sceglie anche la seconda opzione? Vorrei riportare tale argomento anche al mondo radiofonico e quanto c’è ancora di radiofonico oggi?

Oggi nelle radio i programmi presentano una certa “vacuità” posto che hanno perso quell’identità che prima li contraddistingueva. Oggi sono tutti simili se non uguali. Stessa musica e stessa pubblicità. Sono schemi simili ad altri schemi, fotocopie di fotocopie.

Perciò la Radio non da più informazione?

No, non da più informazione.

Perché?

Perché il mercato pubblicitario detta legge. Dominano le leggi del mercato.

Esistono delle alternative a ciò? Esistono delle Radio diverse?

Certo che ci sono. Ad esempio: Radio X che è strutturata in programmi che fanno e danno informazione.

In questo periodo spesso ascolto qualche Radio, come Radio Super Sound, che presenta dei programmi interessanti. “Music Machine” di Sandro Murru non solo trasmette musica dance ma l’ascolto viene accompagnato con notizie inerenti al brano, al genere e all’epoca. Trovo molto interessante potere essere informata su un genere culturale, perché anche questa è cultura musicale, che secondo la visione etnomusicologica, ha una sua storia e memoria. Un dj che non solo è un programmista, ma fornisce anche informazioni.

Questa è la funzione che deve avere una Radio. Una Radio deve essere anche “scuola della musica”.

Torniamo al dibattito che ha visto partecipi Red Ronnie e Mara Maionchi. Red Ronnie ha affermato la valenza negativa di questi Talent musicali.

Concordo con Red Ronnie. Un tempo le case discografiche sostenevano i loro artisti. Lo accompagnavano e preparavano in un percorso. Oggi i Talent Show preparano il prodotto in sordina per essere in seguito pubblicizzato nel format televisivo. Il Talent Show è una forma pubblicitaria per presentare sul mercato un prodotto musicale. Perciò Red Ronnie ha ragione quando parla di preconfezionamento di un artista e prodotto musicale da immettere sul mercato.

C’è un futuro o “presente” diverso per le Radio o siamo ancora in essere in un cambiamento?

Il cambiamento c’è stato ed è stato radicale. Già il passaggio dall’analogico al digitale e l’avvento di Internet possiamo descriverlo come il cambiamento vissuto negli anni settanta con le Radio in FM. Oggi si affermano le Web Radio. Le spese sono sempre tante per sostenere anche una web radio, mentre tenere in vita una Radio in FM richiede costi finanziari abbastanza elevati. Probabilmente le Radio piccolissime possono avere ancora più margini di libertà nel proporre programmi musicali e di informazione tra una vasta gamma di argomenti. Prendiamo il caso di “Bohemian Rhapsody” . Attraverso questo film molte generazioni contemporanee non solo hanno avuto l’occasione di conoscere la storia di una delle band che hanno fatto la Storia del Rock, ma di apprezzarne anche la musica ed i contenuti nella loro vera essenza. Canale di informazione in questo caso è stato il cinema. Oggi una piccola Radio, che non è legata all’essere commerciale a tutti i costi, può ancora fare informazione di tale portata, trattando la storia di una band e trasmettendone la musica, mentre nei grandi network ciò è impossibile. Può decidere di fare i programmi in relazione a vari genere musicali, rock, pop e musica latino americana, ma che non sia Reggaetón.

Scusa ma perché questa avversità al Reggaetón?

Forse perché lo ballano tutti e i dj settoriali, quelli che …

Ma in musica è un ritmo! Non capisco queste differenze. È un ritmo come può essere il Cha Cha, il Guanguacó o il Samba o la Cumbia, etc. ! A questo punto riporto il discorso a Sandro Murru che nel suo programma ha messo dei brani Reggaetón e ne ha fornito alcune informazioni all’ascoltatore. Ritengo che dare delle informazioni, anche se brevi, arricchiscono la notizia e non si svilisca la musica o chi fa musica.

Concordo. Io sottolineavo un programma che non fosse solo Reggaetón. Volevo sottolineare che chi odia questo Reggaetón è colui che è dedito solo ad un genere musicale. Le persone in discoteca vogliono ballare questi ritmi e il dj che non lo gradisce chiaramente si trova in difficoltà a trasmetterlo. Ad esempio, colui che fa solo House Music è limitato dal dovere lavorare in locali dove invece è richiesto dal pubblico anche il Reggaetón.

Allora posso confermare che il pensiero etnomusicologico afferma che il fatto che si creino delle aree culturali e sociali musicali fa si che invece la musica divida e formi classi distintive nel riconoscersi in un genere musicale. La musica in questo frangente più che unire divide. È un comportamento sociale ben studiato e delineato da molti etnomusicologi di fama mondiale. Qui la musica esprime proprio le divisioni di classe e di culture differenti. Così è sempre avvenuto nel Punk, nel Rock, nella musica classica, etc. portando divisione e non coesione tra i vari pensieri. Adesso Antonio di cosa ti occupi?

Oggi mi interesso di organizzare eventi musicali in Sardegna.

Hai ancora nostalgia della Radio?

Sempre. Oggi ho famiglia e dedicarsi alla Radio richiede una totale disponibilità.

Se arrivassero gli extraterrestri e dovessi spiegare loro che cosa è una Radio cosa gli diresti?

È uno strumento che può comunicare informazioni, musica e sentimento. I toni con cui trasmetti e presenti una notizia o una musica non solo i like di un social. Sono parole che trasmettono emozioni e l’uomo è fatto di emozioni. La Radio è anche avere curiosità per un qualcosa perché oggi ci hanno tolto la curiosità. Il bombardamento continuo della pubblicità ha assuefatto l’ascoltatore privandolo della curiosità. Il bombardamento mediatico assuefa l’orecchio e il cervello e priva della curiosità. Togliendo la curiosità o silenziandola porti l’ascoltatore a “subire” l’ascolto.

 

 

                                                                                                                                                                              

 

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