lovillaLa subacquea, come io e quelli della mia età la intendevamo negli anni 90, era un’attività commerciale che ha sempre richiesto una grande passione. Ci piaceva molto atteggiarci a “spiriti liberi”, “ribelli”, “indomiti sognatori” ma in realtà eravamo, per lo piu, dei disadattati che in una società normale difficilmente avrebbero avuto delle possibilità di inserimento.
La generazione subacquea prima della nostra, invece, amava dare di sé l’immagine degli uomini super. Erano coloro i quali, sprezzanti del pericolo, si cimentavano in immersioni subacque al limite delle capacità umane. Roba da documentrio “Istituto Luce” di epoca fascista. Subacquei che consideravano gli ausili al controllo dell’assetto una roba da effeminati, da pappemolli, da incapaci. Il 90% di loro erano di sesso maschile. L’unica componente dell’attrezzatura che giudicavano indispensabile sembrava essere il coltello subacqueo. Le poche direttive, rigide ma chiarissime, erano quelle destinate al personale militare e Duilio Marcante (con tutto il rispetto che sempre gli sarà dovuto) era considerato il profeta di Poseidone in terra.

Effettivamente, le attrezzature di quegli anni non venivano concepite per il confort dell’Uomo Rana… si sapeva che il subacqueo era rude e capace di adattarsi quasi a tutto. Ma poi l’industria della subacquea cambio’ e le attrezzature divennero affidabili, semplici da utilizzare e confortevoli (poi furono anche belle, colorate, ergonomiche, economiche, biodegradabili, riciclabili, ecocompatibili e per noi divennero roba da effeminati, da pappemolli e da incapaci!!).
Durante questa epica trasfigurazione generazionale tantissimi subacquei vivevano, alcuni anche con grandi sofferenze dello spirito, nel dilemma: Tradizione o Innovazione ? Alcuni erano indissolubilmente legati alla ferrea disciplina secondo la quale per potersi immergere con un auto respiratore erano assolutamente indispensabili sei mesi di teoria e sei mesi in piscina. Tutto l’addestramento pratico era svolto sotto la supervisione di arcigni istruttori, che quasi sempre impartivano istruzioni da bordo piscina con l’accapatoio addosso e gli immancabili zoccoli ai piedi e quasi mai entravano in acqua con i loro allievi. Chi non riusciva ad eseguire correttamente la tecnica semplicemente……doveva ripeterla fino a quando: l’istruttore si riteneva soddisfatto, avevano raggiunto lo stremo delle forze, annegavano o decidevano di rinunciare al brevetto. Le lezioni di teoria dovevano essere formali noiose e contenere una paurosa quantità di informazioni.
Altri, come me e come L’Olandese Volante, erano invece convinti che per andare sott’acqua non fosse assolutamente indispensabile passare attraverso un calvario come quello descritto in precedenza. Personalmente lo facevo anche perché sembrava il modo piu semplice per fare un lavoro che adoravo in un ambiente che amavo. Vi devo raccontare qualche cosa in piu’ sull’ Olandese Volante. Per brevità, in seguito potro’ anche chiamarlo “OV”. Benchè il suo vero nome abbia una sola lettera in piu non posso citarlo perché attualmente è ancora coinvolto nel “business” dell’ addestramento subacqueo, a pieno titolo e con un incarico di assoluto rilievo nel mercato mondiale della subacquea ricreativa.

Io e OV eravamo compagni di stanza, eravamo scapestrati, eravamo dei disadattati ma eravamo molto bravi nel nostro lavoro. La nostra stanza era di un disordine tale che i responsabili delle pulizie si limitavano ad aprire la porta, sbirciare all’interno, scuotere il capo, spruzzare un po di deodorante per ambienti e poi andarsene bofonchiando in arabo. L’Olandese Volante è di origine Bergamasca-Olandese e arrivava dai Caraibi. Io, puro isolano, rientravo dalla Sardegna e per questo motivo tenevamo sempre il riscaldamento al massimo. Ci piaceva il clima temperato!! In maniera del tutto unilaterale ci eravamo assegnati ll titolo di Ambaciatori, del Granducato di Bergamo lui e del Regno di Sardegna io e ostentavamo questi falsi titoli con grande orgoglio.

Il nostro capocentro responsabile veniva da Borgosesia, si chiamava “Ronny” (nome di fantasia ma non molto dissimile da quello vero!) e a noi piaceva metterlo continuamente alla prova. Rispettavamo il suo ruolo, da lui prendevamo le direttive ma lo consideravamo troppo affezionato al sistema tradizionale. Sono sicuro che avrebbe voluto aggirarsi a bordo picina con gli zoccoli e l’accapatoio quando gli allievi erano in acqua. Ma devo ammettere che in diverse occasioni, io e L’Olandese Volante, ci comportammo da vere carogne.
Io e OV lavoravamo spesso in team e una domenica sera, dopo la serata di presentazione e dopo l’usuale briefing per il giorno successivo, scoprimmo che il lunedi saremmeo dovuti rimanere a terra per occuparci dello svolgimento delle prove gratuite di immersione dalla spiaggia. Ci servivamo di queste prove gratuite sia per promuovere i corsi Open Water Diver che, quasi prevalentemente, per “pescare a strascico” nel fitto branco delle nubili in vacanza!! Quella settimana, non solo avremmo dovuto vendere i corsi (cosa che ci veniva assolutamente naturale) ma avremmo anche dovuto svolgerli. Evidentemente la prospettiva di passare una settimana a terra e di “iniziare” alla subacquea un branco di piccoli timidi e indifesi corsisti non ci doveva essere sembrata molto invitante. Nessuno dei due lo disse apertamente, ma la mattina dopo a colazione il discorso fu piu o meno questo:
OV- “Ci toccano le pvove!”
IO – “(omissis)!! Io non ho voglia di fare i corsi questa settimana!”
OV – “Beh….facciamo cosi allova, non facciamo iscvivere nessuno al covso OWD!” (nda: L’Olandese Volante ha una marcata erre moscia)
IO- “Si! Hai ragione! Potremmo scoraggiare i potenziali corsisti e magari vendere a manetta corsi di specialità cosi Ronny sarebbe costretto a rimandarci in barca!”
OV-“Verissimo! Potremmo anche vendve tutte specialità diverse cosi tiviamo pazzo Ronny per fare i programmi, tanto poi ce la smazziamo io e te! Ostia!”

Il patto era sugellato! A discapito di Ronny avevamo deciso che quella settimana avrebbe, per sempre, rappresentato una anomalia statistica in tutte le rilevazioni che il nostro operatore ci costringeva a registrare con cadenza settimanale. Chiaramente il danno commerciale fu inesistente perchè compensato dall’alto numero di corsi di specialità che vendemmo, ma al momento dell’accordo noi ancora non lo sapevamo. Tra il dire e il fare c’era di mezzo il mare e fu proprio in mare che riuscimmo a scoraggiore tutti coloro i quali “pretendevano” di iscriversi ai corsi iniziali di subacquea. Ma pensate voi, in vacanza in un mare tra i piu belli del mondo convinti di potersi iscrivere ad un corso di subacquea contro la volontà mia e di OV…..impensabile!

Cominciammo con il presentarci in ritardo in spiaggia e con il sottrarre le cartelline di iscrizione al responsabile a terra (colui il quale restava al tavolino in spiaggia per assistere gli allievi che si iscrivevano ai corsi). Meglio non correre rischi, qualche esaltato avrebbe potuto iscriversi al corso senza sentire quello che io e l’Olandese Volante avevamo da dire in proposito. L’opera dissuasiva comincio’ con il parlare ad alta voce dei numerosissimi squali che, con fare sempre piu aggressivo, da alcuni giorni si aggiravano nella zona. Cosi un buon 35% dei male intenzionati decisero che avrebbero preferito il torneo di freccette alla prova di sub!! Per dare il colpo di grazia, nella remotissima eventualità che qualcuno non avesse correttamente recepito il messaggio OV esclamo :”Questa è la volta che qui ci scappa il movto!” (-55%). Io aggiunsi: ”questa settimana chiedo di non andare in barca, non sono mica venuto qui per farmi mangiare una gamba da uno SQUALO!”(-75%). Potenza dell’immaginario collettivo o conseguenza dell’opera cinematografica frutto del talento mistificatore di Steven Spielberg? (RIF: “Lo Squalo”) Non aveva importanza, non si dovevano fare corsi, questo era il punto!!

Gli arditi che volevano comunque provare l’ebrezza del respirare sott’acqua riuscirono a vincere le loro paure e proseguirono verso il secondo livello di selezione, anzi ricordo che una adolescente esaltata disse: ”Che bello! Ma allora ci sono veramente gli squali, non vedo l’ora di incontrarne uno. Che bello! Che bello!” io e l’Olandes Volante ci guardammo con gli occhi socchiusi: avevamo un problema! ci era toccata una pazza invasata! OV decise che la sua missione del giorno sarebbe stata dissuadere quella pazza dal voler a tutti i costi imparare ad andare sott’acqua. Numerosi furono gli sgambetti ai quali la folle sopravisse: la maschera subdolamente fatta indossare con i capelli dentro per favorire l’infiltrazione di acqua, il rubinetto della bombola aperto pochissimo per esasperare lo sforzo inspiratorio, la quantità di zavorra esagerata per farla strisciare sul fondo sabbioso….ma niente..non mollava! Quando in uno slancio di entusiasmo, nonostante la maschera appannata e semiallagata, la scarsa lucidità cerebrale dovuta allo sforzo inspiratorio, le ginocchia doloranti per lo sfregare sul fondo sabbioso, lei riusci a scorgere un rachitico piccolo pescetto colorato che (nonostante avessimo optato per svolgere le prove nell’unica zona desertica della laguna) per sbaglio gli passo’ davanti. Carica di entusiasmo, tipico dei folli, lo indico’….mai lo avesse fatto! Era un occasione unica! OV la fece riemergere immediatamente e con occhi sbarrati, tono della voce tremante e fintamente terrorizzato disse :”Cosa fai tocchi? Ma non lo sai che questo è un mave pevicoloso! Se sfiori il corallo o il pesce sbagliato puoi movive in pochi minuti!” e l’entusiasmo della pazza si spense esattamente come avrebbe fatto un palloncino sospinto dal vento verso un campo di fichi d’india! Missione compiuta, la dissennata aveva deciso che il “te nel deserto” sarebbe stato meglio del corso di sub! E come dargli torto.
Altri furono dirottati verso “la cammellata” (spina nel fianco per le attività promozionali di tutti i Centri Subacquei perché si svolgeva sempre in contemporanea con l’inizio dei corsi) della quale invece parlammo benissimo descrivendo la magica atmosfera del deserto al tramonto. Arivammo anche ad offrirci di accompagnare personalmente alcune “simpatiche” ragazze. Ov con la sua voce profonda, che in quella occasione si spinse addirittura un ottava sotto il rutto, disse: “Vedvai….sarà bellissimo! Il tramonto, le stelle e il silenzio del deserto. Sarà indimenticabile!”. Insomma, iscritti al corso: NESSUNO! (-100%)

Quando Ronny ci chiese spiegazioni ci tenemmo molto sul vago: “Mah…non saprei, gente strana questa settimana….preferiscono il torneo di freccette. Dice che hanno paura degli squali. Pare che in Italia girino voci di pericolosi avvistamenti di squali, anzi sembra che ci siano stati degli attacchi e che una guida sia anche stata morsicata ad una gamba!”.
Tutt’oggi non sono sicuro che Ronny ci avesse veramente creduto ma il peggio doveva ancora venire. Io e l’Olandese Volante fummo quindi dirottati al pomeriggio alle immersioni di ambientamento; attività che serviva a valutare e ad indirizzare i subacquei già brevettati che facevano le immersioni guidate. Non volevamo che Ronny decidesse di farci rifare le prove gratuite anche il giorno dopo, e avremmo dovuto trovarci un impegno. Detto fatto! Entrambi eravamo istruttori di innumerevoli corsi di specialità e venderle quasi tutte, ognuna ad un subacqueo diverso, fu un gioco da ragazzi. Immersione Profonda, Ricerca e Recupero, Naturalistica, Massima Esecuzione dell’assetto, Immersioni in Corrente, Orientamento, Immersione dalla Barca, Multilivello, Relitti e Aria Arricchita Nitrox. Tutte! Le vendemmo tutte! Per evidenti limiti ambientali non riuscimmo a vendere Immersioni sotto i Ghiacci e quella in Altitudine, non perché non ci avessimo tenato!! Credo che Ronny, quella notte, dormi un sonno poco tranquillo.

Mettere insieme tutte queste differenti esigenze con solo quattro istruttori non era un impresa facile! Io E OV proponemmo un “Multilevel Teaching”, una cosa difficile da spiegare ma che consente allo stesso istruttore di eseguire contemporaneamente corsi differenti con allievi differenti. Richiede abilità funamboliche e profondissima conoscenza dei programmi didattici, è una cosa che si muove sul sottile confine tra promozione spinta (stile “Street Fighting”) e la compromettente violazione degli standards di addestramento. All’epoca non sapevamo ancora che entrambi eravamo destinati ad una folgorante carriera nell’insegnamento della subacquea ricreativa e che entrambi, a titoli diversi, saremmo finiti a lavorare addirittura per la società che creava e commercializzava i corsi, ma promettevamo bene e anche se lo avessimo saputo…Tutto si svolse alla meraviglia. Subacquei entusiasti, capocentro soddisfatto del nostro lavoro (non sapeva cosa c’era stato dietro),incassi del Diving in linea con la previsione di esercizio e le “simpatiche” ragazze soddisfattissime della Cammellata (anche!).

Le nostre performance erano competenti e competitive. Esisteva una relitto sul quale ci recavamo settimanalmente e sul quale non era consentito, giustamente, dare fondo alle ancore. Per assicurare la barcha dovevamo utilizzare due cime: una passata a doppino che avremmo usato per disormeggiarci alla fine delle immersioni e una assicurata con una doppia gassa ganciata sul relitto, che avrebbe garantito l’ormeggio sicuro fino all’inizio della risalita della seconda immersione. Il buon senso, quello che dice che sott’acqua non si devono fare sforzi, che non bisogna andare in affanno e non bisogna risalire troppo velocemente era una cosa che predicavamo ma che dal punto di vista pratico costituiva un ostacolo alle nostra voglia di fare il doppio ormeggio in meno tempo di qualunque altra guida. Il cronometrista ufficiale era il “Rais” (comandante) della barca “Habiba 2”: Hakmed Zoni.

Ci lanciavamo dalla delfiniera con anche 12 Kg di zavorra, una cima adugliata per almeno 10 o 15mt sotto il fascione ventrale del gav e una seconda cima tra le mani da usare per chiudere la gassa. Il lancio da prua si svolgeva frontalmente e indipendentemente dalle condizioni del mare. Alcune volte ho fatto voli di tre e anche di cinque metri! Non vi spiego il dettaglio delle procedure perché la tecnica era assolutamente personale e neanche mia moglie ne è mai stata resa partecipe. Posso solo dirvi che tra tutti ci accomunava le tecnica per la risalita con la cima corrente del doppino: Gav gonfio al massimo della sua capacità! Quando poi, da settembre ad aprile usavamo le mute stagne….. si riusciva a guadagnare anche un ½ minuto nella risalita veloce! Il record ufficiale era stabilito in due minuti netti! Tanti erano i “Competitors”: Simon, Janco, Lea, Mohamed e altri, ma L’Olandese Volante venne soprannominato “One Minute Man” e ho detto tutto! Ci volevamo complimentare con lui e riconoscergli la nostra stima per il gesto eroico! Dottor Adel Taher (il medico direttore della locale camera iperbarica) non era esattamente della stessa opinione e decidemmo di fingere che quella competizione, come altre delle quali vi racconterò, non si fosse mai realmente svolta!

 

Walter Micheli per Medasa.it

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