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Suggestioni: La forza delle donne.


Il futuro, la pace, la convivenza, la civiltà sono in mano alle donne. 
Perché il modello di mondo costruito dai maschi senza coinvolgere le donne o sulla loro pelle ha fallito e
si deve passare la mano.
Se l’oppressione della donna continua da millenni c’è
qualcosa che non va, non più e solo nella testa degli uomini, ma nel sistema.

Bisogna prenderne atto e non perdere tempo. In occidente e in oriente, nei
paesi cristiani come in quelli musulmani: i primi si attardano nella
discriminazione delle donne nel mondo del lavoro, nella politica, negli affetti,
nello spettacolo; i secondi ne usano ancora il corpo velandolo, nascondendolo, e
distruggendolo se non possono possederlo e dominarlo. E in entrambi, le donne
sono usate come oggetti sessuali: nel mondo cosiddetto civile accettiamo con
naturalezza che siano veline, excort, accompagnatrici di ricchi bavosi; e nel
mondo altro si impone loro di non uscire di casa senza che un maschio le
accompagni, si accetta che in tribunale valgano la metà dell’uomo, che diventino
seconde, terze, quarte moglie in subordine alla moglie principale, alla quale
sono subordinate, che siano lapidate se cercano altri affetti o mutilate
dall’acido se tentano la salvezza.
Teniamo in soggezione metà del genere
umano, quella metà che concepisce e partorisce i nostri figli, che li educa e
li protegge oltre la maggiore età. Facciamo finta che non esista, e che noi
possiamo fare da soli: troppo presuntuosi per accorgerci del nostro
fallimento.
Egoismo, egocentrismo e amor proprio, rendono i maschi idolatri di
se stessi; e sono culturalmente inadeguati a rinunciare al loro ruolo egemone
nella società, nella famiglia, nei rapporti coniugali.
Esaltiamo le conquiste
maschili, che ne consacrano la potenza di genere; ma nella donna quel diritto di
caccia lo chiamiamo zoccolagine.
Votiamo uomini e ignoriamo le donne, e
irridiamo alle quote rosa, perché ne abbiamo paura.

E siamo talmente affascinati, noi maschi, dal nostro potere millenario, da non renderci conto che non esiste una realtà amputata di una parte di se stessa, un corpo formato solo della sua metà. Sarebbe come se immaginassimo il mare tagliato a metà da un coltello infernale, la volta celeste che improvvisamente annega in un emisfero buio, una casa senza pareti che la limitino e la proteggano dal mondo esterno,
un viso segato a metà, un applauso con una sola mano, una passeggiata lunga
verso l’orizzonte senza potere contare sull’appoggio delle due gambe. E la
notte e il giorno spezzati improvvisamente da un’alba improvvisa e accecante o
dalle tenebre che spengono all’improvviso il creato.
Non possiamo pensare di attraversare un fiume limaccioso su un ponte che resti incompleto e monco, senza che tocchi l’altra sponda; o di raggiungere la riva lontana senza il vento che gonfi la vela; o di attraversare il deserto senza il conforto dell’acqua.
La donna segna la nostra vita con la figura materna, le religioni con Maria e le
sante eroiche, l’epica con le figure classiche di Andromaca e Penelope, la
poesia con Saffo, la tragedia con Medea e Antigone…e per noi italiani, cosa
sarebbe una cultura senza le figure poetiche di Laura e Beatrice, le grandi
donne come Gaspara Stampa, Matilde Serao, Grazia Deledda, Ada Negri, Maria
Montessori, Anna Magnani, Rita Levi Montalcini, Oriana Fallaci, Alda Merini?
Cosa sarebbe la nostra Storia patria senza le donne della resistenza, senza le
madri della costituzione repubblicana?
La donna da’ il senso alle nostre
passioni, avvolge con una luce di dolcezza il nostro intelletto; riempie di
sogni l’incoscienza del sonno e colma di desideri i nostri giorni.

Siamo sessisti, forse un po’ meno negli ultimi tempi, ma forse perché in questa virtù ostentata del politicamente corretto nascondiamo i nostri vizi segreti di
predominio.
Siamo sessuofobi, per volontà di potenza, e non abbiamo ancora
accettato la libertà della donna che con la pillola ha ripreso possesso del
proprio corpo scindendo il sesso dalla procreazione; e non abbiamo ancora capito
che la maternità voluta e cercata può giungere alla procreazione senza
sessualità.
Il mondo femminile, liberato dagli archetipi e dai pregiudizi, ci
impone di ripensare alla moralità antica, basata sul predominio maschile.

Scrivendo alcune osservazioni sul Ramadan, ho notato che questa festa
religiosa presenta inquietanti aspetti sessuofobici, che forse anche noi non
abbiamo del tutto superato: la donna mestruata che deve interrompere il Ramadan
non solo per il motivo encomiabile di proteggerla quando e’ più debole, ma
perché e’ impura; la sessualità proibita durante la festività e sanata sola da
un lavacro riparatore; il bacio e le carezze erotiche permesse solo ai vecchi
che “possono controllarsi” prima di arrivare al dunque; regolamentazione
dell’uso di cateteri, di dispositivi intrauterini o di tamponi vaginali.
Insomma, un fastidioso e, direi, morboso, elenco di argomenti di tipo sessuale,
che rivelano la criminalizzazione della fisiologia femminile.

Esiste, quindi, anche una componente religiosa nel ritardo della riscoperta della donna come componente inscindibile del nostro mondo e, a ben pensarci, anche nelle resistenze in tema di diritti civili. Problemi complessi, che potranno essere
risolti solo da uno Stato laico, senza connotazioni laiciste o religiose o
sessuofobe. Le leggi si fanno senza sbirciare dal buco della serratura o
intrufolarsi tra le lenzuola di nessuno. Io sostengo da sempre che in una coppia
il numero perfetto sia “due” e che “tre” risulti affollato, con una persona di
troppo. Ma ognuno e’ libero di crearsi e di vivere la sua sessualità come gli
pare, nella sobrietà che significa rispetto reciproco per le convinzioni etiche
altrui. Credo che sia giunto il tempo, signori preti e signori politici, di non
irrompere più nelle nostre camere da letto.
A luglio, se i parlamentari faranno politica e non onanismo, dovrebbe passare la legge sui diritti delle coppie non tradizionali. Mi auguro che si discuta pacatamente di un argomento che coinvolge i sentimenti, gli affetti, le famiglie senza distinzione di genere.
Nei prossimi mesi, e non abbiamo più molto tempo, si vedrà la nostra
capacità di percorrere sentieri più decisi e consapevoli verso la civiltà e un
universo di uguali.

Tonino Serra per Medasa.it

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