Quando è nato questo tuo amore per la musica?

Il mio amore per la musica nasce fin dall’infanzia. Nacque all’età di sei anni . Nel quartiere mi sentivano cantare fin da bambina e organizzavo anche dei piccoli show  per il vicinato. Nel mio paese, a Sinnai , inoltre c’era un coro di bambini al quale mi iscrissi . A dieci anni  la mia maestra mi fece interpretare una canzone scritta da lei per un festival che vinsi, arrivando prima nella gara. Avendo superato, poi, il limite di età per rimanere nel coro, a undici anni dovetti lasciarlo. Da quel momento il mio iter musicale di apprendistato è stato la cantina di mio cugino con il quale condividevamo sia la passione per la musica e l’autodidattica dell’apprendimento di diversi strumenti e l’amore per il canto.  Con mio cugino nella cantina passavamo tanto tempo a suonare e studiare brani musicali. Essendo tutte e due figli unici lui era come il mio fratello maggiore di 4 anni col quale condividere le reciproche passioni musicali. Era una crescita con lui nel mondo dei suoni e della musica.

Cosa è per te la musica?

Per me oggi la musica è un riscatto. È il riscatto dei sogni non realizzati; dei sogni nel cassetto, delle rinunce e dei sacrifici. Purtroppo i genitori spesso non capiscono o condividono le passioni dei figli e pensano che la musica non possa essere una professione per poter vivere. La musica è studio e dedizione e molti genitori non conoscono questo mondo di studio e impegno musicale. Viene percepito come un passatempo, ma non come un lavoro. Se ci si applica e la si studia con dedizione e serietà, anche la musica è un’opportunità di lavoro. Con mio cugino Nicola, nell’ambito musicale ci siamo impegnati con i nostri soli sforzi. Nicola, che affettivamente chiamavo “il mio fratellone”, avevamo formato una band dove al principio il repertorio veniva eseguito davanti agli amici e parenti per poi a 21 anni , già quando frequentavo l’università, con il gruppo ci si specializzava sempre più nel pop, rock e musica commerciale. Inoltre  scrivevamo anche dei testi  che Nicola riuscì a farsi arrangiare e così proponevamo sia le cover che il suo materiale. Nicola nel mentre dovette partire a Roma perché aveva incontrato dei produttori che avrebbero appoggiato i suoi progetti. Io intanto stavo terminando i miei studi universitari e a 23 anni l’idea era quella di raggiungerlo e portare a termine il sogno di realizzare le sue canzoni . Purtroppo di lì a poco a Roma Nicola ha avuto un incidente stradale e ci ha lasciato. Per questo trauma e dolore ho interrotto il mio rapporto con la musica e mi sono chiusa in un mondo mio anche di profonda sofferenza. Il mio sogno che era anche quello di Nicola. Oggi ho fatto degli incontri fortunati con persone, come il mio ex fidanzato, che mi hanno sostenuto a riprendere e a realizzare i miei sogni e progetti abbandonati.

È molto positivo ai giorni nostri che un ex fidanzato sostenga i tuoi sogni e progetti

Sì. Una mattina, al risveglio, probabilmente stavo inconsciamente meditando su una mia ripresa musicale, mi sono detta, senza neanche preparare il caffè, “o oggi o mai più”. Attraverso una serie di telefonate e conoscenze del mio ex compagno, nell’autunno di un anno fa ho iniziato a prendere i contatti con diversi musicisti . Mi sono rimessa a studiare la musica, il canto, e a rivedere anche il repertorio perché quello del passato non mi appartiene più. Oggi c’è spazio per altre strade musicali data che la maturità dell’età ti porta a svolgere lo sguardo verso altri tanti generi musicali. Sto studiando, inoltre, anche con un professionista del jazz, il maestro Paolo Nonnis.

Certamente un grande impegno posto che Paolo Nonnis è la storia del jazz Sardo e del mondo musicale internazionale. È una pietra miliare del jazz.

Paolo Nonnis è uno dei primi musicisti che mi sono stati consigliati per riprendere i miei studi. Paolo ha capito immediatamente cosa rappresenta per me la musica. Paolo ha sensibilità raffinatissima e ha capito il valore che la musica ha nella mia vita e che la mia vita è la musica. Il mio sogno e la mia passione che pian piano va realizzandosi. Con Paolo abbiamo formato una band, con un repertorio che spazia dalla popular music alla bossa nova, swing, e tantissimi temi musicali. Paolo mi ha sollecitato a prendere lezioni di batteria per studiare a fondo le strutture ritmiche dei generi musicali e questo mi sta permettendo di entrare nel vivo delle fondamenta della musica. Questi studi permettono di capire ed intendere non solo la sovrastruttura dei pezzi ma anche la tecnica strutturale interna che li tiene in asse.

Passare dalla popular music al jazz è un impegno sostanziale?

Intanto bisogna porre attenzione alla parola jazz. Oggi la si utilizza spesso e a volte per indicare tante cose. Anche io avevo delle idee distinte su cosa fosse il jazz. Ad esempio nel mio repertorio vi sono standard musicali che vengono rivisitati in chiave jazz, swing e bossa novistico, ma non solo standard, anche diversi temi della musica pop che rivisitiamo in altre forme, ma questo non è jazz.

Concordo con te sul fatto che il termine jazz viene spesso utilizzato per designare tante cose. Effettivamente il jazz che cosa è? Può essere stato espressione di un certo periodo della cultura afroamericana, però oggi con il termine jazz si designano tante cose. Esiste anche un jazz accademico che non è più jazz se il jazz ha perso quella sua peculiare identità ed elemento popolare che veniva eseguito solo in determinati luoghi e locali dove si esprimeva anche una rivincita proprio della identità afroamericana. Eh si oggi il termine jazz è inflazionato.

Oggi il jazz è improvvisazione. È improvvisazione quando lasci spazio ad ogni componente della band di apportare e raccontare un qualcosa al dialogo musicale che si è stabilito. Di raccontarsi attraverso gli assoli centrali; è un parlare con gli strumenti.

Con la voce con chi stai studiando?

Con Sergio Calafiura, un grande professionista nel suo campo. Studiare con questi professionisti della musica per me ha significato fare delle scelte importanti nella mia vita. A 33 anni ho lasciato il mio lavoro per dedicarmi interamente alla musica. Una scelta coraggiosa di questi tempi. Il mio lavoro era di progettista grafica nel campo degli arredamenti e adesso ho lasciato invece spazio solo alla musica perché la musica per me non è un hobby è molto di più.

Ho deciso che ogni personaggio che intervisto deve darsi un titolo all’intervista. Se tu dovresti dare un titolo all’intervista, quale sceglieresti su ciò di cui abbiamo parlato? Perché oggi vivere di musica sembra semplice ma è molto più complesso di quanto sembri. Che titolo gli daresti in questo momento della tua vita? Io e la mia musica?

Togliamo la parola musica. Lo titolerei: “Il riscatto di una donna”.

Però la parola musica è femminile. È il riscatto anche della tua musica?

La musica il mio riscatto.

Cosa ti ha lasciato Nicola?

La vita.

Quando canti pensi che lui sia con te?

Credo che la sua energia sia rimasta qui con me. La sua passione e sua energia attraverso la sua musica. Io difficilmente credo in qualcosa che trapassi e questo difficilmente mi ha portato a razionalizzare questo profondo lutto che ho nel cuore. Però l’energia condivisa con lui rimane ancora oggi nel mio cuore e la devo portare avanti per me e per lui.

Cosa ti direbbe oggi Nicola?

Grazie.

“La musica per me è un riscatto. Un riscatto verso un passato di sogni nel cassetto e di rinunce. È una bambina che pulsa e vive con la testa di una donna. È il grido di una donna” (Simona Arrai).

 

 

 

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