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Laura Vargiu (Iglesias 1976), con una Laurea in Scienze Politiche e tesi su Storia e Istituzioni del mondo musulmano, dopo avere a lungo viaggiato all’estero, specie in Paesi di cultura islamica, di cui ha una profonda conoscenza, ha pubblicato nel 2012 Il cane comunista e altri racconti (Gli Occhi di Argo Editore), nel 2015 il racconto Il viaggio (Youcanprint) ambientato in Marocco, e con La Moschea è giunta alla sua terza pubblicazione, che si aggiunge ai testi, sia di prosa che di poesia, pubblicati in diverse antologie. Ha ottenuto svariati e importanti riconoscimenti letterari in concorsi nazionali, sia per i racconti che per le liriche. Oggi scopriamo qualcosa di più sul suo ultimo libro.

 

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Messi da parte i toni, le atmosfere e l’ambientazione de Il viaggio, già dalle prime pagine de La Moschea, uscito a dicembre del 2015 per i tipo della 0111Edizioni, si viene travolti da un ritmo veloce, incalzante e frizzante. La narrazione è sostenuta da un tono quasi scanzonato e ci proietta rapidamente al centro delle vicende che è poi il cuore della storia, cioè la novità, che nello specifico si configura come il progetto di costruzione di una moschea in un piccolo paese qualunque della provincia italiana. La moschea in se stessa non è comunque da considerare la protagonista del libro: essa è piuttosto simbolo identitario e distintivo, pietra di paragone, scoglio contro cui s’infrangono e vacillano stereotipi e convinzioni, da cui emergono, più forti del solito le differenze. È la base da cui partire per riconoscersi e ridefinire i rapporti umani e su cui creare fondamenta stabili all’organizzazione sociale.

Laura Vargiu affronta il tema attualissimo dell’integrazione, utilizzando sapientemente uno stile narrativo leggero e ironico, ma la sua penna acuta è attenta a cogliere stati d’animo e meccanismi psicologici, a definire tipi umani, personaggi, quasi maschere che si muovono come da copione. Si tratta di figure che quotidianamente, nel nostro normale vissuto, si agitano attorno alla vexata quaestio della moschea sì-moschea no. Abbiamo così Sindaco e Giunta comunale (la parte politica), parroco (la parte religiosa), la guida morale della comunità musulmana, la popolazione locale e il nutrito gruppo di immigrati residenti, attivi a livello sociale ed economico.

La moschea è un libro il cui finale è, tutto sommato, una sorpresa e che sembra racchiudere, nella sua apparente semplicità, il senso di un vivere civile che pare ormai da più parti dimenticato.

La lettura è rapida e piacevolissima, fa a larghi tratti sorridere, ma è anche capace di farci riflettere, senza indugiare in facili moralismi o intenti di tipo didascalico: consigliatissima, dunque!

Katia Debora Melis

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