diocesi


 

Suggestioni: La Diocesi d’Ogliastra

(sull’onda delle notizie inquietanti sulla soppressione della
Diocesi d’Ogliastra, nella speranza che i sindaci facciano sentire la loro voce
di protesta)


 

Quando Sandro mi telefono’ capii che c’era qualcosa di strano.
La voce era bassa, a tratti incomprensibile…eh, Toni’, non mi hai portato il tuo materiale elettorale, mancano dieci giorni alle elezioni e non ti sei fatto sentire…ahahaah, esagerato, e quando mai devo passare dagli amici di una vita, si cerca di convincere chi non ti vota…no, no, passa che ti voglio vedere.
Sandro era titolare di uno studio di Fisiokinesiterapia e quella sera era pieno di malati.
Quando mi apri’ la porta dello studio, la moglie mi apparve preoccupata e mi accompagno’ nell’ambulatorio a fianco, dove Sandro si stava sottoponendo ad una seduta di laseterapia…ciao, scusa due minuti e ho finito. Lo osservai…magro, bianco, come se fosse malato.
Poi si sedette sul lettino e mi sorrise…questa spalla mi fa soffrire. Mi sentii mancare…sopra la clavicola si scorgeva una tumefazione grande quanto una noce, e le costole erano in evidenza come nel san Sebastiano legato ad un albero e trafitto dalle frecce.
Mi resi conto che, pur essendo un ottimo medico, non si era osservato e quindi non sapeva…ciao, finalmente, grazie, ma adesso mi dai uno sguardo perché non sto così bene.
Sandro morì tre mesi dopo di un tumore allo stomaco; e io non tornai mai più nel suo studio.

Come non passai più nella clinica dove lavoravo perché il proprietario, un medico vecchio, validissimo e gentile che mi aveva accolto da inesperto neolaureato, era morto dopo un intervento chirurgico. Oggi non avrebbe corso rischi e io avrei goduto della sua amicizia e della sua esperienza per molti anni. Una sera, mentre mi ero già vestito per andare a casa, mi chiamo’…mi dai uno sguardo, per favore, non sto bene. Si corico’ nel lettino bianco…era un uomo magrissimo, riservato e mi commosse vederlo li’, disteso nudo come tanti altri malati che mi affidavano la loro salute. Feci finta di visitarlo perché avevo capito tutto: un aneurisma aortico deformava il profilo dell’addome, una massa maligna grande quanto un’arancia, coperta dalla pelle bianchissima che pulsava al ritmo del suo cuore. Sapeva tutto ,ma aveva bisogno che un amico confermasse la diagnosi e che si facesse carico di un po’ della sua preoccupazione; perché si fa così, tra amici che si vogliono bene. Quando andati a trovarlo in rianimazione non riuscii a trattenere la commozione. Non parlava più. Era in uno stato soporoso, ma avverti’ la mia presenza…mi strinse la mano e mi sembro’ che sorridesse. Sedetti al suo fianco e piansi per quel l’amico venerando e per me che lo perdevo. Quando morì, ero in Bulgaria e non potei partecipare al funerale; ma non tornai più nella sua clinica.

Mi chiedo con quale animo tornerò a Lanusei se, come si dice, la Diocesi verrà soppressa e non ci sarà più un vescovo nel bel palazzotto a pochi metri dal municipio.
Se la 
Diocesi protetta da san Giorgio e dalla Madonna d’Ogliastra verrà cancellata da un segno di penna nel Vaticano, dove il Papa sta studiando questo piano di morte.
Vivo questa possibilità, ormai quasi certezza, come un lutto. Me me parlo’ un sacerdote informato dei fatti due anni fa e ne accennai agli amici della Curia…ma no, sono voci…forse e’ bene parlarne con monsignore..si, glielo dirò, ma credo che sia una voce infondata.
Monsignor Piseddu mi apparve sicuro…no, non credo, la Diocesi esiste da due secoli, e’ un punto di riferimento per 24 paesi.
Lo avevo ascoltato perché volevo essere tranquillizzato.
Ma la notizia di oggi conferma quelle voci negative. Il vescovo 
appena insediato potrebbe essere l’ultimo vescovo d’Ogliastra. E io penserei a questo paese che amo come un luogo triste, perché mi e’ morta una persona cara.
Ci tornerei, certo, perché ci lavoro e perché vi abitano dei cari amici e familiari, ma non sarebbe più come prima.

La Diocesi fu eretta nel 1824, semplicemente perché l’arcivescovo di Cagliari non poteva recarsi in Ogliastra per le visite pastorali a causa dell’orografia tormentata: il Flumendosa era un confine invalicabile per almeno sei mesi l’anno, perché il regime delle piogge era allora violento e il fiume in piena faceva crollare regolarmente il ponte di Villaputzu.
I sindaci se ne lamentarono e inviarono una lettera al Papa, che sedeva sul trono di Pietro nella città sacra.  Volevano un loro vescovo, che si curasse delle anime, che guidasse con la sua presenza i curati, che ascoltasse la voce della miseria e della sofferenza. La Chiesa serviva a questo, era il Vangelo dei poveri che si faceva Storia: la diocesi avrebbe interpretato questo bisogno.
Dal 1824 ad oggi, abbiamo avuto 15 vescovi, alcuni dei quali hanno scritto la storia Ogliastrina, come Giorgio Manuritta (1838-1844) che promosse
la viabilità verso Cagliari attraverso il Gerrei; Emanuele Virgilio (1910-1923), che ispirò la riscossa economica dopo la crisi della fillossera. Ma in possiamo
dimenticare il primo vescovo, il mite frate cappuccino Serafino Carchero (1824-1834), Vincenzo Fois (1837-1838), Michele Todde Valeri (1845-1851), Paolo
Maria Serci Serra (1871-1882), Antonio Maria Contini (1882-1893), l’ulassese Salvatore Depau (1893-1899), Giuseppe Paderi (1900-1906), Augusto Videmari (1923-1925), Giuaeppe Maria Miglior (1927-1936); e i vescovi chi ho conosciuto:
l’ieratico Lorenzo Basoli (1936-1979), il severo Salvatore Delogu (1972-1981). Una storia secolare di impegno e di fede che verrà spezzata. Con risultati che
vedo preoccupanti, perché allontanare oggi la Chiesa dai fedeli avrebbe contraccolpi gravi…la Chiesa e’ certezza, vicinanza, solidarietà e se la si piega a pura contabilità ragionieristica si tradisce la fiducia riposta in essa
da tante generazioni di ogliastrini.

Francesco dovrebbe ascoltare la Storia e non i burocrati paludati.
Se potessi parlargli gli racconterei di mons.Piseddu, che divenne vescovo quando cui eletto sindaco, nel 1981, ed esercito’ il suo apostolato fino al 2014…trentatré anni, gli anni di Gesù.
Gli ricorderei della crisi della cartiera, della violenza politica, delle stagioni cupe di crisi che trovarono nel vescovo un punto di riferimento, oltre
la fede religiosa.
Gli ricorderei le lettere pastorali di questo sacerdote di pace e di lotta…prendere il largo, andare lontano insieme, pensare in grande…un messaggio di speranza, che non deve morire nel cuore degli uomini.

Gli ricorderei una sera di un gelido inverno, con la neve che imbiancava le strade deserte, l’epica copi e l’imponente edificio del seminario. Il vescovo mi
porto’ a casa sua e mi fece sedere nel suo studio…ma non vorrai partire con questo tempaccio…eh si purtroppo, domani mattina lavoro…va bene, ma almeno
bevi qualcosa così avrei meno freddo.
E mi verso’, in un bicchierino per gnomi, una dose infinitesima di un liquore impensabile in quella casa…Fuoco di Russia…eh eh, lo so, fa pensare a Stalin, ma con questo sentirai caldo almeno fino a Campuomu.
Era alcool puro, che fu assorbito come un fuoco infernale dalla mucosa orale prima che potessi ingoiare un solo goccio. E mi sentii rinfrancato, pronto ad andare al Polo nord.
Ecco, Papa Francesco, oggi mons. Piseddu non c’è più, non ci sono i suoi liquori.
Ma esiste ancora la Chiesa, da due secoli.
Cancellarla sarebbe un grave errore. E se fossi ancora sindaco leverei alta la protesta e chiederei al Papa di rileggere la lettera che inviarono a Papa del tempo i sindaci dei paesi ai confini dell’impero alla fine del Settecento. Non ci vuole un miracolo per riascoltarne le ragioni, pur nei tempi cambiati, e per dire a san Giorgio e a Maria …va bene, non vi caccerò dalla vostra casa.

Tonino Serra per Medasa.it

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