Abbiamo incontrato Roberto Usai artista conosciuto nell’ambito artistico della nostra isola e che ultimamente con i suoi lavori musicali da solista, “AlmoProject”,sono apprezzati non solo in ambito cinematografico ma anche radiofonico internazionale. Conversare con questo musicista ha significato porre in risalto il valore dell’arte e della comunicazione oggi nel mondo dell’arte stessa, che non vuole rinchiudersi in generi codificati dei copia ed incolla, ma continuare ad avere la libertà di espressione dei linguaggi, delle riflessioni dell’essere e dello stare in questa esistenza, sociale civile e comunitaria.

Roberto quando ti sei avvicinato alla musica e in che modo?

Mi sono avvicinato alla musica in età non proprio adolescenziale. Avevo diciannove anni ed il mio approccio, dal mio punto di vista, fu un po’ tardi rispetto ad altri coetanei. Nonostante fossi figlio di un musicista cabarettista, non avevo ancora iniziato e preso in mano una chitarra. Poi la musica mi conquistò il cuore e assieme ad un carissimo amico, Dimitri, proseguimmo ad avventurarci nel mondo del blues. Ci comprammo i corsi che vendevano nei negozi musicali e ci ponemmo a studiarli. Erano i tempi in cui Internet non c’era. Dimitri si comprò un corso di armonica blues ed io uno di chitarra blues. Mentre i nostri amici andavano a divertirsi al mare al Poetto, io e Dimitri suonavamo e studiavamo in auto a Monte Urpinu.

Come era la Cagliari di quel tempo?

Era una Cagliari che mi piaceva molto perché c’era moltissimo fermento musicale. C’erano svariati locali dove si suonava dal vivo, sia legali che “illegali”. Illegali nel senso che ogni piccolo luogo era deputato ad accogliere musica anche se non fosse adibito alla musica dal vivo. Erano gli anni ’90. Il rione di Castello pullulava di tantissimi localini, e l’antica Cagliari ospitava localini con soffitti bassi e palchi improvvisati. Ricordo dei banchi di scuola legati con fil di ferro dove ci si suonava sopra, oppure le assemblee musicali studentesche o i tanti oratori che ospitavano i molti giovani che suonavano. La musica era tutta suonata e non trasmessa.

Qual è stata la prima formazione dove hai suonato?

La mia prima band è stata un blues band.

Quale era il nome?

Tim Pan Alley.

In ricordo della New York musicale di un tempo ?

Si, in memoria del vicolo delle padelle di stagno e non solo, ma anche in omaggio , il nome, ad una delle più belle canzoni di Steve Ray Vaughan. Abbiamo suonato blues per un paio di anni e questa esperienza ha permesso a me e ai miei compagni di crescere in questo ambito e genere.

Solo blues?

No poi mi sono rivolto anche ad altri generi che mi hanno aperto un ventaglio di linguaggi e stili di espressione musicale.

Quando hai iniziato a scrivere le tue composizioni?

Nel 1999 quando iniziai a suonare con Sergio Piras. Formammo un duo dopo che lui, rientrato da Formia con il gruppo “Le Blinde”, mi prospettò questo nuovo percorso. Io già suonavo nel “Fuori Orario” un Trio di William Saba, un batterista virtuoso che oggi vive a Roma, e l’idea del duo fu ancora una nuova avventura musicale. Abbiamo suonato insieme nel duo”Le Blinde” per circa quattro anni. Nel duo ho avuto la possibilità di esprimermi anche nella composizione.

Le tue canzoni da solista?

Alcune come “Fitzos de sa Terra” già l’avevo suonata con le Blinde e riproposta poi con gli “Alma mediterranea”, ma quelle da solista appartengono a tempi più recenti. Gli “Alma Mediterranea” è una band che ho costituito nel 2003 e l’organico proveniva da musicisti che già avevano suonato nelle Blinde, Diego Deiana al violino e Antonio Manzari al basso, che suonava con noi e con Piero Marras. In seguito si unì Gianluca Muggianu alla fisarmonica e flauto traverso e con il quartetto proponevamo un repertorio comprendente brani dei Mau Mau, di Joe Strummer, Manu Chao, ecc.

Perché decideste di chiamarvi “Alma Mediterranea”?

Perché l’idea iniziale era quella di suonare una musica influenzata da stili e generi mediterranei, musica di quei popoli che si affacciano sul Mar Mediterraneo.

Vi sentite più sardi o mediterranei?

Io mi sono sentito più mediterraneo però con una forte connotazione sarda. L’identità della sardità è insita in me. Un qualcosa che riporti i quattro mori la ho sempre avuta con me anche quando ho suonato a Cuba.

Dopo l’esperienza con gli Alma Mediterranea?

Dopo quindici anni, nel 2017, ho deciso di iniziare e sperimentare i miei lavori da solista. Oggi sento l’esigenza di una libertà a trecento sessanta gradi per le mie composizioni.

Senza dubbio la vita di gruppo porta a dovere rispettare l’altro anche nel sapere fare rinunce.

Non solo nella scelta artistica, ma anche perché un gruppo ti porta ad avere una certa direzione e connotazione di stile. Lavorare da solista sei tu e la tua creatività in totale libertà espressiva.

Questa tua esigenza da solista ti ha portato a comporre dei brani e dei video?

Si. Il primo che ho pubblicato è stato “Ogni croce ha un nome”.

Cosa significa “Ogni croce ha un nome”?

È un brano che pubblicai un poco prima delle elezioni del febbraio del 2018 . Qui esprimo l’importanza del votare, “che si deve andare a votare”, “che si deve esercitare il proprio diritto di voto”. Poi si può votare secondo coscienza, secondo ideologia, o votare chi si vuole e si sente di votare, perché la partecipazione democratica è essere presenti ed attenti alla vita politica del paese. Ecco perché “ogni croce ha un nome”, perché tanti uomini e donne che hanno perso la vita in lotte sociali ci hanno permesso la libertà di voto, e così ogni croce è la croce che si mette sul segno e simbolo della scheda elettorale, ma è anche la croce che al cimitero ricorda le persone che hanno lottato per noi per ottenere la democrazia e il diritto di voto, per espressione dei nostri diritti e doveri.

Il secondo brano?

Nel frattempo che scrivevo il primo, mi commissionarono un brano per un documentario. Tutto è nato dal fatto che dei ragazzi di un’organizzazione di solidarietà e volontariato, “Take me back. eu”, che portano dei beni di prima necessità in paesi bisognosi del pianeta, come ad esempio scuole ecc. Questa organizzazione, che ha viaggiato in Sri Lanka con il registra Marco Napoli, ha documentato tutto il percorso e le operazioni di aiuto ad una scuola del luogo. Dalle registrazioni è stato prodotto “Serendipi” un video al quale sono stati invitati a concorrere diversi artisti per scriverne la colonna sonora. Non scelsero neanche uno dei brani che inviai, però mi chiamò il registra per commissionarmene uno apposito in relazione ad un momento del loro vissuto in questo viaggio. I ragazzi del volontariato per quindici giorni in Sri Lanka si nutrirono di riso cucinato in svariati modi e dopo tanti giorni decisero di alimentarsi con una buona pasta all’italiana. Nel video appare proprio una sequenza dove vengono riprese le operazioni di rito della preparazione della pasta asciutta. Marco Napoli così mi chiese la composizione di un brano che parlasse della pasta asciutta. Ho composto la canzone “pasta asciutta a colazione” , un brano allegro ed ironico stile “w la pappa al pomodoro” di Rita Pavone, dove il protagonista inneggia all’essere un italiota fin dalla radice dei suoi capelli. Nel giro di un giorno ho inviato il brano con grande sorpresa di tutti che poi abbiamo adattato al video. Oggi questo documentario verrà presentato al “Valle Film Festival” di Città del Messico, e in seguito al Meeting del Cinema nella sezione Documentari. Poi è sarà trasmesso in diverse tv satellitari.

Questa Italia pasta asciutta sta iniziando a viaggiare, no?

Si. “Pasta asciutta a colazione” inizia il suo viaggio. Alcuni versi che ti riporto qui declamano “sogno o son desto, o è solo tentazione di cucinare pasta asciutta a colazione”.

Dopo “pasta asciutta a colazione”?

Dopo questo momento allegro e simpatico sono stato coinvolto emotivamente e profondamente dalla proiezione del film “sulla mia pelle” dedicato alle vicende di Stefano Cucchi.

Un caso italiano triste e doloroso!

Si, un caso doloroso e triste di un pestaggio da parte delle forze dell’ordine che si è poi trasformato in omicidio per abuso di potere. Non vi è stato rispetto per la vita umana. Anche se una persona è colpevole il rispetto della vita degli individui non deve venir meno. Il sistema dei diritti e dei doveri deve essere garantito per tutti. Il film, che è stato proiettato su Netflix, ad un primo momento non sono riuscito a guardare alcune scene perché la mia sensibilità mi creava dei disagi e repulsione allo stomaco. La violenza o le scene di violenza mi creano dei malesseri fisici e stati d’animo profondamente tristi. Poi, una sera, ho avuto il coraggio di guardarlo per intero con la mia compagna Roberta Gallese, e dopo cena ne ho composto il brano. Roberta collabora nei miei lavori come video maker, come vocalist e tanti altre operazioni artistiche. Lei vede nascere i miei lavori che insieme poniamo in essere. Così anche con Roberta è nato un sodalizio artistico ed affettivo. Perciò in questo brano dedicato a Stefano Cucchi, il cui titolo “Sei stato tu” , vede una profonda riflessione amara sui diritti umani, è nato da un fatto di cronaca triste e profondamente doloroso della nostra società italiana. Sono soddisfatto di questo lavoro non solo per le idee di Roberta in relazione al video, ma anche per la partecipazione di Walter Rebel che ne ha eseguito le riprese ed il trucco.

Chi è Walter Rebel?

Lui è Walter Carta, un artista che lavora con l’aerografo rockabilly. Possiede uno studio che si occupa di lavori artistici con i quali trovo delle affinità, e collaborare con lui è stato produttivo ed interessante. Un vero e ottimo professionista di profonda sensibilità umana.

Dopo questa pubblicazione quale altro brano ha visto la luce?

“Non siamo umani” è la mia ultima produzione musicale dove si riflette sul valore dell’integrazione sociale, su questi tempi contemporanei e sul rispetto dei diritti umani. È una riflessione non solo su atteggiamento di apertura verso le emigrazioni /immigrazioni, ma è soprattutto un pensiero interiore sul significato che l’emigrare o lo stanziarsi è dentro la natura umana.

Certamente è da millenni che i popoli sono dediti a nomadismi ed emigrazioni, sicuramente un fattore antropologico della nostra razza umana da tenere sempre presente

In questo testo infatti ho voluto anche mettere in risalta che i confini territoriali sono delle costruzioni umane ed ideologiche politico geografiche. Il mio pensiero è oggi “una sola terra una sola razza”. Siamo tutti abitanti dello stesso pianeta e la Terra è la casa di tutti.

Poi oggi con il fenomeno della globalizzazione questo pianeta viene percepito come essere piccolo.

Si dobbiamo riflettere su quello che accade storicamente e nella contemporaneità in relazione al pianeta.

Ti senti in questo tuo percorso artistico di avere raggiunto una tua maturità e di vivere un periodo storico peculiare? Quanto sta cambiando la musica? Come guardi il tuo vissuto artistico oggi rispetto al passato?

Oggi c’è una diversa maturità e differente esigenza artistica e anche di genere. Il non essere circoscritto ed incasellato distintamente in un unico genere musicale. Per me l’arte è stare in ascolto ed attenzione. L’artista è un’antenna che capta ciò che vi è nell’aria per essere elaborato in musica e parole, pittura, video e altro. Questa è l’ispirazione, la sensibilità a tradurre e captare ciò che ci circonda. È la sonorità e il ritmo del momento che oggi in libertà mi permette la creazione sonora. L’incatenarmi in un solo genere musicale oggi mi inibisce la libertà di espressione. Inoltre oggi la tecnologia aiuta moltissimo rispetto alle elaborazioni del passato. Oggi questa tecnologia ti permette di fare delle pre produzioni che sono già quasi delle produzioni. Poi inoltre il convivere con una compagna che collabora con te e che ha una stessa sensibilità per l’arte, ciò ti permette una serenità esistenziale artistica profondamente produttiva.

C’è stato un periodo che si affermava che “l’arte salverà il mondo” . Ti rivolgo questo quesito: l’arte salverà il mondo?

L’arte ci prova. L’arte prova a renderlo un po’ più bello. Più che l’arte gli artisti, dal mio punto di vista, dovrebbero prendere pienamente coscienza che è una fortuna essere artisti e perciò si ha l’onere di un impegno sociale o di raccontare la vita o di comunicare. L’artista deve esprimere sé stesso, ma anche il mondo che lo circonda. L’arte non è costruzione su di sé come l’essere un personaggio. La costruzione di un personaggio o personalità non è arte. È costruire un prodotto. L’arte è comunicazione, è sentimento e pensiero. Quello è un copia e incolla di un qualcosa. Per me l’arte non da risposte è chiedersi e narrare di ciò che si sta vivendo in questo mondo e società. L’arte è produzione e rielaborazione del tuo pensiero e non dell’altro che fotocopia. Molti oggi inviano messaggi o postano sui social molteplici citazioni di personaggi, poeti e scienziati famosi. Io mi domando se non si ha più la capacità di elaborare idee proprie e citazioni proprie. Non mi aggradano i copia e incolla, non usiamo più il nostro linguaggio, lingua e le parole nostre, ma esprimiamo i nostri pensieri attraverso le idee di altri.

L’ultima domanda dopo questa bellissima conversazione. Immagina che stiano arrivando gli extraterrestri. Un astronave atterra nel nostro pianeta. Devi spiegargli che cosa è la musica e cosa è il cantare? Cosa gli dici?

Spiegare ad un extraterrestre cosa è la musica!!! … la prima azione che mi viene da fare è prendere la chitarra e suonargli una canzone così dall’esperienza immediata mi chiede lui che cosa sto facendo e che cosa è la musica. Allora io stesso gli domanderei che cosa ha provato, perché questa è musica, provare emozioni.

È come suonare davanti ad un bambino per la prima volta

Si. È come se avere davanti due bambini, uno che piange e l’altro che ride. Tutti due provano sentimenti diversi ascoltando la stessa canzone. La musica non è qualcosa di unico o provare tutti la stessa unica sensazione. La musica è la relazione dell’ascolto con la tua emotività interiore e dal momento che si sta vivendo in quell’istante. Perciò quelle note “toccano” diversi nervi e diverse sensibilità. Perciò la musica la devi prima fare ascoltare e poi lì stabilisci la relazione.

Un tuo sogno?

Continuare a produrre musica e vivere in questo mondo dell’arte.

 

 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Share and Enjoy !

0Shares
0 0 0